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Dianova ha tenuto un seminario all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Una giornata con gli studenti del per parlare dell’importanza del ruolo dell’Educatore professionale Martedì 22 novembre la dott.ssa Rita Ferendeles, psicologa psicoterapeuta responsabile terapeutica della Comunità Dianova di Palombara Sabina e Marika Meloccaro, educatrice professionale della struttura, hanno tenuto un seminario dal titolo “Dentro le Comunità Terapeutiche: il ruolo dell’Educatore professionale e il suo impatto sul percorso dell’utente” all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Oltre 43 i ragazzi e ragazze del primo, secondo e terzo anno del Corso di laurea in Educazione Professionale che hanno partecipato al seminario, durante il quale sono stati affrontati diversi argomenti con un focus specifico sul ruolo dell’educatore all’interno del contesto delle dipendenze da sostanze; partendo da una panoramica generale dove è stato definito il contesto lavorativo e l’ambito in cui opera l’educatore si è entrati poi nel merito del contesto delle dipendenze. Le dipendenze esistono e crescono in maniera esponenziale, soprattutto nell’età adolescenziale, e ci sono famiglie, che a causa della poca informazione si trovano in difficoltà a dover affrontare questo tipo di problema. Gli Educatori Professionali sono un punto di forza, sia all’interno dei servizi invianti (Serd), sia nelle Comunità perché accompagnano le persone durante tutto il percorso terapeutico. Parlando proprio dell’importanza della figura dell’Educatore Professionale nel contesto della comunità terapeutica è stata fatta chiarezza sulle competenze, sugli strumenti e sulle tecniche necessarie per promuovere il benessere psicosociale delle persone in comunità, sui metodi di supporto per accompagnarle verso il reinserimento nella società, sulla gestione di una relazione terapeutica efficace, sull’importanza del lavoro di squadra in un’ottica di approccio multidisciplinare e sulla prevenzione del burnout. Una giornata di grande interazione e scambio che vuole gettare le basi per la costruzione di una sinergia tra la Comunità Dianova di Palombara Sabina e l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata che possa offrire una più ampia formazione sul problema della dipendenza e spronare gli studenti a sperimentarsi, attraverso il tirocinio, nei contesti delle dipendenze, un ambito che permette di percepire concretamente il cambiamento, giorno dopo giorno, della persona. “Far conoscere il nostro mondo, quello delle dipendenze è stato l’obiettivo principale dell’incontro, perché pochissimi educatori sono interessati a questo settore. Crediamo che aver fatto chiarezza su quale sia il ruolo dell’Educatore Professionale e cosa faccia nel contesto comunitario residenziale, abbia lasciato in loro una motivazione e un interesse nel volerlo sperimentare. Al di là della didattica, c’è la relazione con la persona. L’appassionare i ragazzi alla scoperta del sapere, permette loro di essere curiosi, vivi, vitali e sani. È sempre molto emozionante vedere le loro menti formarsi, i loro ragionamenti divenire complessi e le loro idee moltiplicarsi. E se apprendere fa cambiare e crescere, questo è solo un effetto che osserviamo sempre con grande piacere. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti gli alunni che hanno partecipato al seminario, la struttura dell’Università di Roma Tor Vergata, che ci ha ospitate e Dianova, che ci ha permesso di condividere la nostra passione.” Afferma la dott.ssa Rita Ferendeles parlando della giornata.

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Dianova all’audizione della Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza

Un tavolo di confronto e scambio per affrontare le tematiche relative all’indagine sul degrado materiale, morale e culturale nella condizione dei minori, con focus sulla diffusione di alcool, nuove droghe, aggressività e violenza. Dianova è stata chiamata, dal Professor Bernardo, Coordinatore delle indagini nominato dalla Presidente della Bicamerale Infanzia e Adolescenza, Michela Vittoria Brambilla, in qualità di esperta del settore delle dipendenze a raccontare la propria esperienza per partecipare ad un’indagine conoscitiva sul degrado materiale, morale e culturale nelle condizioni dei minori, con un focus specifico sulla diffusione di alcol, nuove droghe, aggressività e violenza. La Dott.ssa Eugenia Luraschi, psicologa – psicoterapeuta, Responsabile Terapeutica della comunità residenziale di Dianova della sede di Cozzo (PV) mercoledì 15 novembre ha presentato in video conferenza alla Commissione Parlamentare un’analisi dei dati, delle evidenze e delle storie raccolte negli anni di lavoro di Dianova con le persone con problemi di dipendenza da alcol, in particolare dei più giovani. Sono quattro gli argomenti portati all’attenzione della Commissione prendendo in esame 190 casi presi in carico negli ultimi 5 anni nella struttura Dianova di Cozzo: Dopo aver presentato questi elementi la Dott.ssa Luraschi ha portato alla luce alcune considerazioni; prima tra tutte l’importanza e la necessità di un continuum dell’intervento multidisciplinare anche al termine del percorso residenziale. Spesso la complessità del caso all’esterno della struttura riabilitativa viene troppo suddivisa e settorializzata in servizi diversi con il rischio di perdere informazioni e di demotivare la persona e la famiglia a causa di un passaggio costante tra un servizio e l’altro. Dianova ritiene inoltre che sia più che necessario un intervento costante di prevenzione (universale, selettiva, indicativa) su tutta la popolazione per evidenziare i rischi correlati all’utilizzo di alcol; prevenire è anche strutturare e individuare diverse modalità per l’aggancio precoce fin dalla giovane età per intervenire prima sui comportamenti a rischio, diminuire le complessità e ridurre le compromissioni, fattori che hanno un importante impatto sulla vita dell’individuo, della famiglia e della società in generale. Proprio per evidenziare l’importanza dell’aggancio precoce Dianova ha presentato alla Commissione il Centro Diametro, sottolineando, oltre alla numerosità di richieste e prese in carico e la variabilità dei disagi, come il servizio stia operando attraverso una modalità di intervento multidisciplinare, con una particolare attenzione alla rete dei servizi esterni, che sta dando risultati efficaci ponendo la persona al centro del percorso di cura. Un’altra importante riflessione è che nonostante emerga che molti giovani abbiano una modalità di consumo di alcol evidentemente problematica, ancora oggi la persona viene intercettata solo in età avanzata dai servizi e di conseguenza entrano tardivamente nelle comunità; in generale i servizi per le dipendenze sono ancora oggetto di stigmatizzazione per questo è necessario interrompere questa visione per poter farvi accedere il numero più elevato di soggetti.Questo dato indica che vi è una notevole parte di persone che troppo tardi prendono consapevolezza della problematica correlata all’uso di alcol, spesso dopo che la situazione si è aggravata sia a livello individuale (sanitario, sociale e psicologico) sia famigliare, quando l’alcol ha ormai un impatto devastante (molte persone infatti arrivano inviati da servizi per la tutela dei figli). Pertanto anche questo dato ci indica come intervenire precocemente sull’utilizzo di alcol potrebbe avere una riduzione degli effetti sul singolo e sul nucleo famigliare e anche un impatto a livello economico perché richiederebbe, se preso in tempo, meno interventi di vario tipo; si stima infatti che 1€ investito nei servizi per l’assistenza porti a un risparmio di 4€ in ambito sanitario, sociale, etc… Ultima considerazione ma non per importanza è relativa al nucleo famigliare; la famiglia della persona con problemi di alcol ha bisogno di un’attenzione particolare durante il processo di cura dove deve essere necessariamente coinvolta e considerata. I membri della famiglia infatti possono sviluppare sintomi di co-dipendenza e i figli hanno un elevato rischio di avere problemi emotivi e una probabilità maggiore rispetto ai coetanei di sviluppare problemi con l’alcol o altre forme di disagio nella propria vita. Dalle storie delle centinaia di persone che Dianova ha accolto in 40 anni di attività sul territorio italiano emerge in maniera prepotente quanto la problematica di dipendenza si ripercuota di generazione in generazione; è compito non solo degli esperti del settore ma di tutta la società in generale e soprattutto delle istituzioni mettere in atto azioni concrete che possano spezzare questo circolo vizioso così che le persone non abbiano etichette e destini già scritti.

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“Uno sguardo sul mondo delle dipendenze attraverso il cinema”.

Si è conclusa la tavola rotonda organizzata da Medicinema Italia e Dianova nell’Ospedale Metropolitano di Niguarda con il contributo del Municipio 9 di Milano La tavola rotonda si è aperta con l’intervento di Fulvia Salvi, presidente di Medicinema Italia, con una panoramica dei risultati della rassegna cinematografica; i quattro film proiettati (A spasso con Bob; I Love Shopping; A star is born; Paradiso+Inferno) nella sala cinematografica MediCinema dell’Ospedale Niguarda hanno offerto al pubblico una rappresentazione della tematica della dipendenza (da sostanze, da shopping, da alcol e affettiva) attraverso il linguaggio filmico grazie alla cineterapia. MediCinema, grazie alla somministrazione al pubblico presente in sala (40 persone) di questionari a matrice emozionale, ha potuto monitorare il risultato degli incontri: “L’86% del campione ha risposto con grande positività, essendosi sentiti molto coinvolti ed emozionati per la visione dei temi trattati. Il 14% si era sentito abbastanza coinvolto. Nessuno ha risposto in modo negativo.” “Il 52% del campione ha dimostrato una grande attenzione alla tematica delle dipendenze” In generale, i risultati prodotti hanno dimostrato che gli stimoli emotivi positivi e sensoriali prodotti, possono innovare la metodologia oggi utilizzata nei centri di recupero e nelle comunità, generando interventi mirati su singoli soggetti e/o di gruppo, con presenza di psicologi e psicoterapeuti. In seguito è stato presentato il progetto Diametro di Dianova, un servizio di prossima apertura sul territorio di Milano che vuole diventare un punto di riferimento per le persone di tutte età ma soprattutto per i più giovani che, senza un adeguato supporto, hanno sviluppato o possono sviluppare comportamenti a rischio; alle famiglie che si confrontano con delle problematiche che non riescono ad affrontare o a riconoscere e a tutte quelle persone che cercano un luogo protetto, tutelato e anonimo per trovare soluzioni al proprio malessere.“Diametro” sarà un servizio ambulatoriale gratuito e accessibile di ascolto, sostegno e orientamento che mette al centro le persone e i loro bisogni, attraverso interventi mirati, multidisciplinari e fortemente personalizzati realizzati da professionisti esperti nell’ambito delle dipendenze e del disagio sociale. La Relazione al Parlamento 2022 sulle Tossicodipendenze infatti, per la prima volta, riporta dei dati sulle dipendenze comportamentali tra i più giovani; si stima che siano oltre 350mila gli studenti (15-19 anni) che hanno un profilo di rischio per l’uso di Internet e cresce sensibilmente anche il numero di quelli coinvolti in fenomeni legati al cyberbullismo sia per quanto riguarda le vittime, che arrivano al 46%, sia per quanto riguarda i cyberbulli (29%). Inoltre, un quinto degli studenti afferma che, nel corso della sua vita, si è isolato per un tempo significativamente lungo (non considerando il periodo di lockdown). Fra questi, il 20% è rimasto isolato per meno di una settimana, il 31% fra una e due settimane e il 21% per uno o due mesi. Il 17% degli studenti ha affermato di essere rimasto isolato volontariamente e ciò potrebbe avere le caratteristiche per una diagnosi “Hikikomori”, un fenomeno emergente che è stato indagato all’inizio in Giappone ma che comincia ad essere riconosciuto anche in Italia e che riguarda coloro che decidono spontaneamente di rinunciare alla vita sociale per periodi significativamente lunghi (circa 6 mesi). Non solo questi dati, ma anche il confronto realizzato durante la tavola rotonda con i professionisti presenti, provenienti dal settore delle dipendenze e della salute mentale e con esperti del mondo universitario, dalle aziende e dal mondo sanitario è emerso quanto creare reti efficaci e territoriali, implementare progetti innovativi, intervenire sulla presa in carico delle persone nella loro totalità, abbattere lo stigma e mettere in campo veri e propri progetti di prevenzione per le fasce di popolazione più a rischio rappresentino delle vere e proprie necessità per agire su fenomeni non solo di dipendenza, ma anche di salute mentale, che sempre più stanno prendendo piede nella nostra società, soprattutto dopo la pandemia. Diversi e interessanti gli spunti emersi grazie agli interventi dei relatori della tavola rotonda, moderata da Alberto Zambolin, Vice presidente Ass. Quinto Ampliamento: Anita Pirovano, Presidente del Municipio 9 Comune di Milano ha ribadito la necessità di lavorare non solo dal punto di vista terapeutico ma anche e soprattutto culturale sulle tematiche della salute mentale e delle dipendenze per cercare di abbattere lo stigma; il concetto di stigma è stato ripreso anche da Ivan Limosani, Responsabile dello Sportello “Spazio Gio” dell’ospedale Niguarda, che ha ribadito l’importanza di creare luoghi accessibili e soprattutto visibili e riconoscibili che possano diventare un punto di riferimento per le persone che hanno bisogno di aiuto. Mauro Percudani, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze dell’ospedale Niguarda ha portato alla luce la necessità di creare reti efficaci e territoriali che possano prendere in carico le persone a 360° per poter lavorare in modo concreto su problematiche complesse e sfaccettate. L’importanza della prevenzione e della promozione della salute tra gli adolescenti e i pre-adolescenti sono state le chiavi di lettura dell’intervento di Renato Durello, Direttore del Dipartimento di salute mentale e delle dipendenze dell’ASST Rhodense. Gianluca Castelnuovo, Direttore della scuola di specializzazione in psicologia clinica dell’Università Cattolica e IRCCS Istituto Auxologico Italiano, ha contribuito alla tavola rotonda parlando della necessità di implementare strumenti scientifici ed evidence-based che prendano in carico totalmente la persona per dare valore ai modelli bio-psico-sociali già attuati da diverse realtà delle dipendenze. Territorialità e competenze specifiche sono state le tematiche dell’intervento di Paolo Vintani, Ex Vice Presidente di FederFarma Lombardia, che ha fornito una panoramica del ruolo che i servizi territoriali, le farmacie ad esempio, possono rivestire per offrire risposte concrete alle persone che vivono problematiche di dipendenza. Andrea Razeto, Direttore CSR e Sostenibilità di Hitachi Rail che da anni collabora attivamente con Dianova ha ribadito quanto la creazione di welfare attenti alle esigenze delle persone siano necessari non solo per la collettività, ma anche per le famiglie e per i lavoratori. Un confronto attivo e uno scambio di idee e proposte che hanno portato alla luce l’esigenza di continuare a lavorare sinergicamente per creare reti efficaci e progetti innovativi a favore dell’intera società. Un ringraziamento speciale a Medicinema, Niguarda e Municipio9 e a tutti i relatori. Chi non avesse potuto seguire l’evento può trovare la registrazione al

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Webinar Dianova: La continuità terapeutico-riabilitativa tra Comunità e SerD con gli strumenti ICF-Recovery: una case history

Un esempio di continuità terapeutica tra servizio pubblico e strutture residenziali grazie al set di strumenti ICF-Recovery. Venerdì 25 febbraio oltre 170 professionisti dei servizi pubblici e privati d’Italia hanno partecipato al webinar di Dianova “La continuità terapeutico-riabilitativa tra Comunità e SerD con gli strumenti ICF-Recovery: una case history” realizzato con gli interventi di alcuni professionisti di Dianova, la D.ssa Sara Cecchetti – Psicologa/Psicoterapeuta di Dianova Italia e la D.ssa Rita Ferendeles – Psicologa/Psicoterapeuta nella Comunità Dianova di Palombara (Roma) in collaborazione con la D.ssa Lucia de Conteris – Assistente Sociale del Ser.D. di Ciampino e della D.ssa Simonetta Della Scala – Psicologa Psicoterapeuta del SER.D di Ciampino con l’importante contributo del Dr. Luciano Pasqualotto – Team Leader del progetto ICF-Recovery dell’Università di Verona. Il webinar aveva l’obiettivo principale di offrire, attraverso appunto una case history, l’applicazione nella pratica del set di strumenti ICF-Recovery utilizzato nelle Comunità Dianova dal 2016, sia in ambito residenziale che ambulatoriale attraverso l’esperienza di tutti gli attori coinvolti: la persona, la Comunità Terapeutica e il Ser.D. Il webinar ha avuto inizio con l’intervento delle D.sse Rita Ferendeles e Sara Cecchetti che aveva come titolo “La costruzione di un progetto individuale con il supporto degli strumenti ICF-Recovery – un’esemplificazione clinica il caso di P.” ed è proseguito con l’intervento e il prezioso contributo delle D.sse Simonetta Della Scala e Lucia Conteris “La continuità terapeutica e la co-costruzione del progetto di Recovery di P.” intervallati dal contributo video di P. che ha raccontato l’evoluzione del suo percorso sia all’interno della Comunità Dianova di Palombara sia successivamente nel Ser.D. di Ciampino. Attraverso la case history di P. è stata realizzata una dimostrazione concreta dell’applicazione del set di strumenti ICF-Recovery nel quale è stato possibile non solo dare una spiegazione dettagliata dell’importanza della sinergia e della collaborazione con tutti gli esperti del settore delle dipendenze al fine di avere una completa continuità terapeutico-riabilitativa, ma è stata data anche una concreta dimostrazione di cosa significhi mettere al centro i bisogni e le risorse dell’utente: un utente che passa dall’essere “Paziente” ad essere “Persona” proprio grazie alla possibilità di essere parte attiva e protagonista del proprio percorso di cura a cui, di fatto viene realmente riconosciuto un “potere” contrattuale e di scelta. La sinergia con i servizi permette di condividere una reale progettualità e accelerare i tempi per creare un’alleanza vera con chi intraprende un percorso terapeutico e permette di costruire una continuità nel proprio percorso e non una scissione tra i vari servizi permettendoci di intervenire su aspetti specifici e nei quali ogni attore riveste il proprio ruolo; oggi riabilitare è permettere di arrivare al massimo funzionamento/autonomia possibile per garantire la partecipazione alla vita desiderata e l’ambiente è una variabile fondamentale e passibile di intervento diretto, per questo è necessario creare setting anche al di fuori dalle strutture residenziali e/o ambulatoriali, lavorando in rete e negli ambienti di vita delle persone. Ultimo ma sicuramente non per importanza l’intervento del Dr. Luciano Pasqualotto e del suo team, il Dr. Alessio Cazzin e il Dr. Emanuele Perrelli, che hanno presentato ICF-Recovery nella sua ideazione e creazione che è partita tenendo presente la definizione di Paola Carrozza sulla Recovery che permette di offrire alla persona con problemi di dipendenza patologica «la possibilità di riprendere una prospettiva di sviluppo, di esercitare ruoli utili e validi, di scegliere e di dirigere la propria vita», in definitiva di avere «una vita più funzionale e dignitosa»; l’applicazione del set di strumenti ICF oggi è ampiamente sperimentata sia in molti Ser.D. che Comunità Terapeutiche. Per maggiori informazioni sul webinar o ricevere i materiali e la registrazione dell’evento: [email protected]

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Verso la “VI Conferenza Nazionale sulle Dipendenze”

Dianova al tavolo tecnico 3: Evoluzione delle dipendenze e innovazione del sistema dei Ser. D., delle comunità terapeutiche e del volontariato. Sono partiti i lavori di avvicinamento alla “VI Conferenza Nazionale sulle Dipendenze: oltre le fragilità” che vedrà la sua conclusione il prossimo 27 e 28 novembre a Genova; un evento che potrà essere seguito anche online. Il percorso di avvicinamento raccoglierà le proposte e le discussioni emerse dai sette tavoli tecnici che saranno così articolati: Giustizia penale, misure alternative e prestazioni sanitarie penitenziarie nell’ambito della dipendenza da sostanze psicoattive (5 e 6 ottobre 2021); Efficacia dell’azione di prevenzione e presa in carico precoce delle dipendenze patologiche (11 e 12 ottobre 2021); Evoluzione delle dipendenze e innovazione del sistema dei Ser.D. e delle comunità terapeutiche (14 e 15 ottobre 2021); Potenziamento delle modalità di intervento in ottica preventiva e nell’ottica della riduzione del danno. Analisi di esperienze nazionali ed europee (18 e 19 ottobre 2021); Modalità di reinserimento socioriabilitativo e occupazionale come parte del continuum terapeutico (25 e 26 ottobre 2021); Prodotti di origine vegetale a base di cannabis a uso medico (28 e 29 ottobre 2021); Ricerca scientifica e formazione nell’ambito delle dipendenze (2 e 3 novembre 2021). e culminerà nella costruzione di un nuovo piano d’azione italiano sulle dipendenze (tenendo conto anche del piano europeo) e fornirà al Parlamento gli strumenti e le informazioni necessarie per intervenire sul piano legislativo. Dianova ha partecipato online il 14 e il 15 ottobre al tavolo tecnico 3, seguito da oltre 600 persone; un tavolo con un programma ricco di tematiche che ha dato evidenza della situazione attuale, delle criticità e delle proposte migliorative. Gli interventi e il dibattito hanno portato alla luce una serie di questioni che sono evidenti anche per noi di Dianova e che spesso riportiamo alla luce, come, in primis la revisione del T.U. (Testo Unico) in materia di droghe, fermo al 1990 (309/90) e molti temi da rivedere in termini di sistema e di intervento nelle dipendenze, tra questi: le disomogeneità presenti nelle regioni e a volte anche interregionali sia nell’organizzazione dei servizi pubblici e privati sia in ambito di accreditamento; la necessità di una pari dignità vera tra pubblico e privato; un accorpamento in molte regioni dell’area dipendenze nella salute mentale; una presa in carico globale della persona attraverso l’integrazione dei servizi (sanitari, sociali, etc…) così come il coinvolgimento/protagonismo attivo nei percorsi di cura delle persone e delle loro famiglie anche in termini di progettazione, di monitoraggio e di verifica dei propri percorsi; multidisciplinarità del personale dei servizi; formazione permanente e supervisione integrata come condizione obbligatoria e necessaria; l’introduzione di un budget “salute” che tenga conto della componente sociale e sanitaria; il diritto di protagonismo e di scelta della persona anche in termini di luogo (mobilità interregionale); l’adeguamento dei servizi verso nuove domande di trattamento (giovani, adolescenti, donne) e di aggancio precoce; la necessità di disporre di un’analisi aggiornata ampia e dettagliata del fenomeno che è ancora oggi troppo legata al “vecchio modello di dipendenza” che possa essere di impulso anche alle decisioni politiche; necessità di monitoraggio e appropriatezza dei percorsi attraverso linee guida e raccomandazioni di buone prassi cliniche; una maggiore attenzione da parte della sanità sulle dipendenze perché venga trattata come un problema di salute pubblica; la costruzione di organismi di coordinamento nazionale centrali, regionali, locali attraverso un’ampia rappresentanza che abbia grande connessione con terzo settore, società scientifica, società civile e portatori di interesse; in ultimo l’aspetto della raccolta dei dati oggi frammentata e diversificata in moltissimi osservatori che spesso non sono in rete e che non generano impatto sulle decisioni politiche e di indirizzo e l’utilizzo di nuovi strumenti tecnologici anche in ambito di assistenza e cura. In rappresentanza delle comunità terapeutiche sono intervenuti i coordinamenti nazionali Intercear (a cui Dianova aderisce e partecipa nelle 4 regioni in cui è presente), Cnca, Comunitalia e FICT. Non ci resta ora che capire come si concluderà la Conferenza Nazionale sulle Dipendenze e quali saranno i risultati che ne deriveranno; un’attesa che dura da anni dato che l’ultima conferenza si è tenuta a Trieste nel 2009. Le aspettative verso la Conferenza sono sempre alte e sino ad ora non hanno quasi mai portato i risultati attesi, speriamo che questa volta vengano soddisfatte tenendo presente, soprattutto per l’area di intervento di Dianova, i bisogni delle persone con problemi di dipendenza e la necessità di avere risposte articolate, diversificate e personalizzate.

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Dianova ha partecipato al Congresso Nazionale “Future respect: imprese sostenibili, pratiche a confronto”

Dal 10 al 12 giugno, a Roma, si è tenuto il primo Congresso Nazionale per mettere a confronto le migliori pratiche e i casi di successo che rendono sostenibili le attività produttive. Un evento che aveva l’obiettivo di divulgare esempi reali e concreti tra quelle realtà che lavorano per affermare la trasformazione sostenibile: economia pubblica e privata, terzo e quarto settore, cittadini consumatori ed esperti. Oltre 85 interventi che hanno raccontato l’impegno e gli sforzi per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili promossi dall’ONU per il 2030.Dianova ha partecipato con una presentazione dal titolo “La sostenibilità non è una questione di causa” raccontando chi è Dianova, con i suoi valori e la sua Mission.Dianova, che dal 2018 a conferma del suo impegno per lo sviluppo sostenibile, è “membro fondatore” del Global Compact Network Italia, emanazione a livello nazionale del Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC) lavora ogni giorno per costruire partnership di valore per costruire progetti che possano permettere a centinaia di persone con problemi di dipendenza da sostanze di ritrovare il proprio spazio nella società. Il volontariato d’impresa nelle Comunità di Dianova rappresenta un primo punto di incontro tra la nostra realtà e il mondo profit: nel 2020 le attività di volontariato sono state sospese a causa della pandemia, per questo sono stati riportati degli esempi delle attività realizzate in presenza nel 2019 e alcuni esempi di volontariato d’impresa online che si sono svolte nel 2021.Team building, prevenzione sulle dipendenze, eliminazione dello stigma, sviluppo della solidarietà e dell’impegno sono solo alcune degli aspetti affrontate con la collaborazione di importanti realtà profit come Marsh Italia, Whirlpool, SalesForce, Sita e Nielsen: diverse giornate che hanno visto il coinvolgimento di 89 volontari delle aziende e circa 90 ospiti delle Comunità per favorire l’acquisizione di competenze professionali finalizzate al reinserimento sociale.  La sostenibilità è fatta anche di azioni specifiche: l’impegno di tante realtà, fondazioni, enti pubblici e privati, donatori e anche aziende come Hitachi e Mitsubishi, hanno permesso la realizzazione di numerosi progetti dedicati a ragazzi e ragazze con problemi di dipendenza.Per citarne alcuni, corsi e laboratori di: formazione professionale per pizzaioli e panettieri, formazione professionale in agricoltura e orticoltura, formazione professionale come guida archeologica, formazione scolastica permanente, formazione nella falegnameria e nell’artigianato, formazione in inglese e informatica.Attività realizzate negli ultimi anni che hanno visto il coinvolgimento di oltre 260 ospiti delle Comunità Terapeutiche di Dianova. Infine Dianova ha portato all’attenzione del Congresso Nazionale il progetto del 2021 “In Ascolto: una risposta al problema delle dipendenze” che Dianova offre a tutta la collettività senza alcun finanziamento pubblico e che rappresenta un importante servizio per tutta la società. Il sostegno a questo progetto porta allo sviluppo di diverse azioni che vanno verso la sostenibilità; partendo dal dare insieme una risposta al problema delle dipendenze, la partnership si sviluppa engagement dei dipendenti ma anche prevenzione nell’ambito delle dipendenze attraverso workshop di informazione sui temi delle dipendenze e azioni di advocacy per la lotta allo stigma. L’obiettivo di Dianova non è esclusivamente quello di ricevere un sostegno economico per la realizzazione del progetto “In-Ascolto” ma anche e soprattutto costruire partnership efficaci rivolte allo sviluppo sostenibile.Il pensiero di Dianova è che la sostenibilità non è una questione di causa: nella sostenibilità è importante la relazione che si crea, l’impegno che unisce le diverse realtà del mondo profit e no profit, i risultati che si producono in termini sociali, l’impatto generato dal “fare insieme” e soprattutto la capacità di promuovere un cambiamento per noi stessi e per gli altri. Un ringraziamento speciale a ConsumerLab – Future Respect per averci dato l’opportunità di dare risalto alle partnership realizzate partecipando al primo Congresso Nazionale per mettere a confronto le migliori pratiche e i casi di successo che rendono sostenibili le attività produttive.

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Il webinar del 28 aprile 2021
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La dott.ssa Eugenia Luraschi della Comunità Dianova di Cozzo tra i relatori del webinar: “Il background della persona con dipendenza problematica e l’effetto “terapeutico” della sostanza”

Mercoledì 28 aprile 2021 in occasione dei 40 di Famiglia Nuova si è tenuto un incontro tra diversi professionisti del settore delle dipendenze per analizzare il contesto famigliare delle persone con problemi di dipendenza attraverso la presentazione di concetti teorici ed esempi concreti. Il webinar “Il background della persona con dipendenza problematica e l’effetto “terapeutico” della sostanza” a cui hanno partecipato oltre 70 professionisti del settore delle dipendenze, aveva l’obiettivo di presentare una panoramica dedicata al ruolo della famiglia nel contesto della dipendenza da sostanze, prendendo come modello di riferimento teorico il lavoro del Dr. Stefano Cirillo, psicoterapeuta e co-responsabile della Scuola di Psicoterapia Mara Selvini Palazzoli di Milano. Un evento realizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo, con il contributo di Regione Lombardiae con il patrocinio della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi Onlus che si è articolato in tre momenti: L’intervento del Dr Stefano Cirillo, che proponeva di illustrare come alle spalle di una persona con problemi di dipendenza da sostanze ci possano essere vicende famigliari estremamente diverse che si caratterizzano a partire dai differenti tipi di funzionamento di personalità sottostanti al sintomo comune, basandosi sul presupposto che, indagando la storia famigliare, l’operatore delle dipendenze possa avere una visione più completa ed un significato più preciso dei comportamenti messi in atto dall’utente. Ad es. un uomo che presenta un disturbo antisociale, ad esempio, ha probabilmente vissuto un’esperienza di grave ingiustizia, alla quale ha reagito con la convinzione di avere diritto a un risarcimento “a qualunque costo”. Gli utenti che soffrono di disturbi dell’area drammatica provengono da famiglie caotiche, segnate da traumi, al contrario, altri che presentano una personalità ansiosa, timorosa del giudizio, insicuri, avranno probabilmente vissuto sistemi famigliari apparentemente “normali”.I diversi vissuti che l’utente suscita all’operatore possono essere, un primo indicatore diagnostico ed una prima traccia per il progetto di riabilitazione. L’intervento della Dott.ssa Eugenia Luraschi, psicoterapeuta e Responsabile terapeutica della Comunità Dianova di Cozzo aveva l’obiettivo di presentare e raccontare il fondamentale ruolo ricoperto dal “gruppo” nel contesto residenziale, attraverso un modello bio-psico-sociale, l’utilizzo del set di strumenti ICF-Recovery e l’approccio evidence-based applicati dall’equipe multidisciplinare della struttura di Cozzo. Secondo il modello presentato dalla Dott.ssa Luraschi si evince che nel modo in cui l’utente “agisce e funziona” nel contesto famigliare, agisce e funziona in Comunità; per questo, quando possibile, sottolinea l’importanza del coinvolgimento della famiglia nel percorso terapeutico. Ciò permette agli operatori di indagare il significato e i fattori scatenanti della dipendenza e alla famiglia di comprendere maggiormente i cambiamenti effettuati e di facilitarne il reinserimento nel nucleo famigliare. Partendo da questi presupposti è stato raccontato come da anni nella Comunità Dianova di Cozzo vengano realizzati gruppi definiti “intensivi” di 7/8 persone che hanno l’obiettivo di invitare l’utente a condividere la storia della propria famiglia e della sua dipendenza con il gruppo, permettendogli di ripercorrere la propria storia personale e unirla con i comportamenti attuati nel presente (ciò che vede tutti i giorni) per poter poi mettere in atto un cambiamento nelle sue modalità relazionali. Nel gruppo, che è suddiviso in varie fasi, diversi strumenti: la stesura di una propria autobiografia, la condivisione in gruppo per analizzare e rielaborare le risonanze emerse e, infine, un colloquio di allargamento famigliare con il proprio nucleo di origine. L’ultimo momento del webinar ha visto l’intervento della dott.ssa Federica Beltrami, psicoterapeuta della Comunità Terapeutica di Montrigiasco (Gruppo Abele di Verbania Onlus) e presso il Ser.D di Verbania che ha presentato l’efficacia di percorsi terapeutici che integrano la terapia famigliare e la psicoterapia di gruppo attraverso l’applicazione dello strumento dei “gruppi multifamiliari”. All’interno di questo tipo di gruppo (cui partecipano utenti e famigliari) si assiste a due fenomeni che lo caratterizzano: “il rispecchiamento metaforico” che si realizza grazie al confronto e alla presenza di più nuclei famigliari disponibili a raccontarsi e i “transfert multipli”. L’evento, che è durato circa 2 ore, si è poi concluso con le domande dei partecipanti rivolte ai relatori; un webinar che ha permesso di confrontare l’esperienza maturata nel corso degli anni da diverse realtà unite dall’obiettivo comune di aiutare tante persone con problemi di dipendenza a riprendere in mano la propria vita. Un ringraziamento speciale a tutti i relatori, a tutti i partecipanti e a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo incontro.

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Dianova docente al corso “L’ambiente come terapia nelle dipendenze”

L’8 novembre presso l’ASL TO3 è stata organizzata una giornata formativa dove è stata presentata l’attività di Montagnaterapia L’Asl TO3 ha organizzato un Evento Formativo Regionale dal titolo: “L’ambiente come terapia nelle dipendenze: dalle evidenze neurologiche agli effetti psicologici e comportamentali.”La giornata di formazione rivolta a medici, psicologi, educatori professionali, infermieri, assistenti sanitari, assistenti sociali, operatori sociosanitari del Dipartimento delle Dipendenze dell’ASL TO3 ha voluto approfondire e indagare come l’ambiente influisca sugli aspetti legati all’uso di sostanze.Infatti, nell’ultimo mezzo secolo sono stati dettagliati alcuni dei principali meccanismi neuroplastici con cui l’ambiente modella l’anatomia e le funzioni del cervello, determinando vulnerabilità o elementi di resilienza verso malattie neurologiche o disturbi del comportamento. È oramai evidente quanto, anche nell’uomo, un’infanzia deprivata, in ambienti poveri di stimoli, carenti dal punto di vista dei legami affettivi, delle cure parentali, il relativo isolamento siano fattori predisponenti per lo sviluppo dell’uso problematico delle sostanze e per le dipendenze, ma anche per altri disturbi del comportamento.Oramai diversi studi sperimentali hanno dimostrato l’effetto protettivo generato dall’ambiente arricchito nel combattere il craving da sostanze ed anche nel mantenimento dell’astinenza occorre avere consapevolezza dei meccanismi dell’importanza delle dinamiche neuroplastiche. La neuroplasticità è un processo cruciale con cui fare i conti nella prevenzione e nella clinica. Per quanto riguarda la clinica la leva della neuroplasticità, azionata dall’arricchimento degli stimoli cognitivi e comportamentali, dovrebbe essere maggiormente considerata nei processi di riabilitazione perché sempre attiva e comunque sempre riattivabile.Interessanti su questi temi sono stati gli interventi di Augusto Consoli Direttore del Dipartimento ASL TO5, di Paolo Jarre Direttore Dipartimento Patologia delle Dipendenze ASL TO 3 e di Cristiano Chiamulera Professore Farmacologia Università di Verona, Dirigente Farmacista AOUI Verona durante la mattinata.Nel pomeriggio sono state invece portate esperienze concrete di attività, progetti e programmi realizzati all’interno della cornice della cosiddetta “Terapia d’ambiente”.Dianova ha presentato il dispositivo educativo di Montagnaterapia, un’attività che viene realizzata da oltre dieci anni nelle Comunità di Cozzo e Garbagnate e presto prenderà il via anche a Montefiore in maniera strutturale, partendo dalla programmazione che viene fatta annualmente agli obiettivi delle attività (Escursionismo e Arrampicata) ma anche e soprattutto agli strumenti valutativi, a questo link la valutazione del 2019 dell’impatto della montagnaterapia all’interno del percorso individuale delle persone coinvolte.

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ICF-Dipendenze: una breve presentazione nei servizi per le dipendenze dell’Asst di Milano

L’11 settembre il Dr. Pasqualotto e Dianova hanno presentato presso il Dipartimento Interaziendale Dipendenze di Milano il set di strumenti ICF- Dipendenze Il giorno 11 settembre dalle 10,00 alle 13,00 in collaborazione con il Dipartimento Interaziendale Dipendenze -DIPEAD si è tenuta una breve presentazione sull’ICF-Dipendenze. ICF-dipendenze è un set di strumenti che si basa sulla Classificazione Internazionale del Funzionamento e della Disabilità (ICF) che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha emanato nel 2001, ed è composto da un protocollo di osservazione per gli operatori, un questionario di autovalutazione per i pazienti e da una gestione informatizzata dei dati in grado di generare un profilo di funzionamento dell’utente dal quale è possibile cogliere in maniera immediata quali sono le priorità di intervento e le necessità e i bisogni del singolo individuo. Un insieme di strumenti delineati dopo una sperimentazione durata tre anni che sono in grado di valutare il “funzionamento” complessivo della persona in condizioni di dipendenza e di fornire indicazioni ed evidenze per la programmazione mirata di azioni di intervento. La prospettiva di riferimento della Classificazione ICF è di tipo bio-psico-sociale. Un set di strumenti che Dianova, grazie alla formazione condotta dal Dr. Pasqualotto, autore con il suo team dell’applicazione dello strumento nell’ambito delle dipendenze, ha iniziato ad applicare da maggio del 2018 in tutte le 5 strutture residenziali. Alla giornata hanno partecipato circa 20 persone provenienti dai diversi Servizi (Ser.D. e NOA) dell’ASST di Milano, dopo una breve presentazione realizzata dal Dr. Gatti (Direttore del Dipartimento Interaziendale Prestazioni erogate nell’ambito delle Dipendenze e Direttore della Struttura Complessa–Programmazione, Studi e Ricerche nell’Area Dipendenze) che ha ospitato e organizzato la mattinata, la prima parte è stata condotta dal Dr. Pasqualotto che ha introdotto e spiegato il paradigma che è alla base dell’ICF-Dipendenze ma soprattutto l’opportunità offerta dallo strumento per applicare un modello di cura basato sulla presa in carico individuale e su percorsi sempre più condivisi fra soggetti pubblici e privati. L’intervento di Dianova ha illustrato il percorso di avvicinamento all’ICF, la sua implementazione e la sua applicazione nell’ambito residenziale, ma anche la prospettiva futura: realizzare una valutazione di outcome gruppale.Dopo le presentazioni è stato dato spazio a domande e riflessioni dei presenti. L’obiettivo di questa giornata per Dianova era quello di cercare di realizzare sinergie perché lo strumento possa essere adottato anche in altre strutture sia pubbliche che private che si occupano di dipendenze patologiche, come già avviene in altri territori. L’attenzione verso la globalità del paziente e quindi al miglior profilo di funzionamento possibile oltre all’integrazione, sono obiettivi difficili, complessi ma nello stesso tempo indispensabili, raggiungibili con un continuo confronto e sforzo comunicativo, relazionale e professionale da parte di tutti gli operatori coinvolti; riteniamo che i vantaggi che lo strumento ci offre potrebbero essere diversi: creare un linguaggio comune che permetterebbe di rinforzare l’intervento di rete tra le Comunità Terapeutiche e servizi, costruire progetti maggiormente mirati e finalizzati al bisogno del paziente, la possibilità di valorizzare sia la complessità e completezza dell’intervento nella residenzialità ma anche di quella dei servizi e soprattutto, la possibilità di costruire percorsi congiunti di outcome.

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Dianova presenta ad Assisi l’esperienza con l’ICF-Dipendenze

Relatori al Convegno Nazionale “Dipendenze patologiche – Percorsi di riabilitazione tra pubblico e privato” Il 27 maggio ad Assisi Dianova ha preso parte tra i relatori del Convegno Nazionale “Dipendenze patologiche – Percorsi di riabilitazione tra pubblico e privato” organizzato dal Centro attività sulle dipendenze Cast Assisi Onlus, con il patrocinio della Regione Umbria e del Comune di Assisi. Il convegno si è articolato in tre sessioni durante le quali sono stati approfondirti scenari, strumenti ed esperienze sia del servizio pubblico che privato nell’ambito dell’intervento nelle dipendenze patologiche e si è concluso con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato rappresentanti di varie federazioni tra queste la SITD, il CNCA e l’INTERCEAR. L’evoluzione del fenomeno delle dipendenze ci spinge in maniera più urgente a definire una prospettiva di cura focalizzata sulla condizione di vita della persona nella quale il raggiungimento dell’astinenza o il controllo dei consumi siano accompagnati fin dall’inizio da obiettivi di riabilitazione di tipo bio-psico-sociale; è per questo che risulta necessario applicare un modello di cura basato sulla presa in carico e su percorsi sempre più condivisi fra soggetti pubblici e privati, la stesura di un Progetto Terapeutico Individualizzato va arricchita da un’attenta valutazione, ed è qui che a nostro parere trova spazio l’innovativo strumento dell’ICF-Dipendenze. Un set di strumenti che Dianova, grazie alla formazione condotta dal Dr. Pasqualotto autore con il suo team dell’applicazione dello strumento nell’ambito delle dipendenze, ha iniziato ad applicare in tutte le 5 strutture e in un anno dalla sua implementazione ci ha consentito di raccogliere circa 250 profili; un impegno importante per Dianova che ci ha anche permesso di bilanciare meglio il nostro approccio di tipo bio-psico-sociale necessario per trattare la complessità insita nel fenomeno della dipendenza e la persona nella sua globalità. Un ringraziamento speciale al Dr. Pasqualotto e al suo team e agli organizzatori del Convegno che hanno fatto in modo che questo scambio di esperienze continui a costruire quella rete sinergica di intervento necessaria tra il servizio pubblico e quello privato per rispondere al problema della dipendenza.

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