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26 giugno

26 giugno al via la campagna “Una via d’uscita alla portata di tutte”

Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga In occasione del 26 giugno Dianova Italia aderisce alla campagna di Dianova International “Una via d’uscita alla portata di tutte” per porre l’attenzione sulla necessità di poter contare su servizi inclusivi e accessibili per tutti e tutte e per sensibilizzare sulla stigmatizzazione che ancora oggi riguarda le donne con problemi di dipendenza da sostanze, droghe e alcol. Le dipendenze non fanno discriminazioni di genere, ma il genere invece può condizionare l’accesso ai servizi. Già di per sé è difficile accedere ai servizi di trattamento infatti solo una persona su cinque con problemi di dipendenza da sostanze vi si rivolge; oltretutto, se questa persona è una donna è ancora più complicato: secondo una ricerca della UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite sulla Droga e il Crimine) solo il 20% delle persone che intraprendono un percorso di trattamento sono donne. Un dato che evidenza appunto la grande differenza all’accesso ai servizi è portato alla luce dalla Relazione al Parlamento sulle Tossicodipendenze 2022 che fa emergere come nel corso dell’anno in Italia i SerD abbiano assistito 123.871, di questi la maggior parte sono maschi (86%) e hanno mediamente quasi 42 anni risulta invece più giovane l’utenza di genere femminile, con un’età media di 40 anni. Se da una parte nel nostro paese i Servizi per le dipendenze (servizi pubblici/privati come Sert, NOA, Smi, Comunità Terapeutiche etc…) stanno sempre più implementando programmi, reti e servizi dedicati alle donne con problemi di dipendenza, la stigmatizzazione è ancora oggi molto presente e radicata. Sebbene la letteratura sulle donne con problemi di dipendenza sia ancora molto poco sviluppata, un’interessante ricerca di Anna Paola Lacatena, Dirigente Sociologa del Dipartimento Dipendenze Patologiche dell’ASL di Taranto, pubblicata sul Periodico trimestrale della Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze – FEDERSERD, Mission n° 53 dell’aprile 2020, mette in luce le difficoltà che le donne con problemi di dipendenza possono incontrare non solo nel corso della loro vita, ma anche quando si rivolgono ai servizi dedicati. Grazie ad alcuni studi e grazie all’esperienza di Dianova, possiamo individuare diversi e molteplici fattori che ostacolano le donne nel cercare aiuto per una condizione di dipendenza. Spesso le donne con problemi di dipendenza possono aver subito aggressioni, abusi o violenze, o possono aver messo in atto condotte sessuali pericolose e la paura di essere giudicate e additate come “causa del proprio male” può limitare l’accesso ai servizi dedicati alle dipendenze. Senza contare la paura di perdere la custodia dei/delle figli/e e l’etichetta di “madre inadeguata”; è dimostrato che se prendiamo ad esempio un contesto famigliare dove entrambi i genitori hanno un problema di dipendenza, è più probabile che i servizi sociosanitari o giuridici si concentrino molto di più sulla madre che sul padre, proprio perché il ruolo di “caregiver” è principalmente associato alle donne. Anche il divario economico ancora oggi presente tra uomini e donne spesso rende difficile ottenere un’indipendenza economica e sociale e, conseguentemente, ostacola il reinserimento sociale. Ma non solo, la stigmatizzazione delle persone che fanno uso di sostanze è un ostacolo alla prevenzione, alla promozione della salute, alla riduzione del danno e agli sforzi terapeutici, e spinge anche le persone che fanno uso di sostanze a interiorizzare la propria stigmatizzazione, che può portare a livelli più elevati di stress, bassa autostima e sentimenti di vergogna, colpa, rabbia e disperazione che a loro volta possono alimentare o peggiorare l’uso di sostanze. Ancora oggi le donne con problemi di dipendenza sono considerate “colpevoli” della loro condizione; il consumo di sostanze, droghe o alcol, di un uomo sembra essere più giustificato rispetto a quello di una donna che nell’immaginario della nostra società dovrebbe avere un senso del dovere, del sacrificio e del “prendersi cura degli altri” molto più grande. Il concetto di vergogna che nasce da questo senso di colpa può permeare in ogni contesto: personale, famigliare, ambientale e sociale e questo porta diverse difficoltà per una donna a chiedere aiuto; senza contare quanto sia insita nella donne l’auto-stigmatizzazione un elemento che ha un forte impatto anche in termini terapeutici, come afferma Rita Ferendeles, Responsabile Terapeutica della Comunità Dianova di Palombara Sabina con un’esperienza pluriennale nell’ambito dell’intervento residenziale al femminile: “L’induzione dei sensi di colpa è strettamente collegata allo stigma; nella mia opinione è l’elemento più deleterio che ci possa essere, addirittura più del pregiudizio delle persone esterne. Lo stigma auto indotto nelle donne ha una risonanza e una complessità maggiore dal punto di vista emotivo perché rischia di condizionare l’autostima e la percezione dell’auto efficacia, perché va ad alimentare quel disvalore personale che si vuole eliminare. È come un circolo vizioso perché i sensi di colpa nei confronti di sé stesse portano le donne ad aumentare le proprie barriere. È necessario lavorare molto bene sulla prevenzione, sugli stereotipi e sui pregiudizi; l’auto-stigma diventa un elemento che non solo influisce negativamente sulla sfera famigliare, relazionale ed emotiva, ma diventa un ostacolo anche in termini terapeutici. L’auto-stigma si fonde con le fragilità della persona in modo molto sottile ed è molto impattante.” Anche i professionisti del settore delle dipendenze devono sforzarsi non solo di attuare programmi e interventi dedicati alle donne ma anche di abbandonare i luoghi comuni e gli stereotipi di genere per poter concretamente lavorare sulla complessità del fenomeno della dipendenza tenendone in considerazione le sfaccettature. Quando si lavora con una donna con problemi di dipendenza è necessario avere attenzione alla dimensione emotiva della persona, sempre secondo la D.ssa Ferendeles: “La tenuta emotiva della persona è la dimensione più peculiare: bisogna lavorare molto bene sull’”impalcatura” emotiva della persona per darle le basi per mantenere un’autostima e un’auto efficacia. Questo vale ovviamente per tutti, ma per le donne è un aspetto che va molto sostenuto, sia in termini educativi che in termini terapeutici. Un altro fattore importante è il senso di sicurezza, bisogna fare in modo che una donna si senta libera e sicura nel raccontare la propria storia agganciandola alle proprie emozioni perché spesso le donne con problemi di

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26 giugno

In un mondo in crisi, Dianova chiede di agire a favore delle persone più vulnerabili!

Le crisi internazionali non fanno altro che amplificare le disuguaglianze e colpire più pesantemente le persone che vivono in situazioni di vulnerabilità. La Dichiarazione di Dianova International per il 26 di giugno 2022 in occasione della Giornata Internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droghe Il mondo è in subbuglio e gli equilibri internazionali sono sempre più minacciati. Ai gravi problemi derivanti dal cambiamento climatico, ai recenti conflitti in Yemen e Myanmar si aggiungono la crisi causata dalla pandemia da Covid-19 e una guerra, impensabile sino a poco tempo fa, alle porte dell’Europa. L’impatto sproporzionato del Covid-19 sulle popolazioni più vulnerabili In molti paesi le misure implementate per rispondere alla pandemia hanno avuto un impatto estremamente sproporzionato sulle popolazioni più vulnerabili. Secondo un’indagine realizzata da Amnesty International in 28 paesi, le misure adottare per contrastare il Covid-19 si sono basate su un approccio estremamente punitivo. Molte persone sono state perseguitate, detenute e messe in carcere per non aver rispettato le misure sanitarie messe in atto e in alcuni casi hanno subito anche violenze e molestie da parte delle forze dell’ordine; questo approccio punitivo ha contribuito a ridurre l’accesso ai servizi essenziali (alloggio, cibo e assistenza sanitaria) e ad incrementare la stigmatizzazione e le disuguaglianze sociali verso alcuni gruppi più vulnerabili. Queste conseguenze drammatiche non si sono verificate soltanto in paesi dove non esiste una tutela e una cultura dei diritti umani, l’impatto devastante della pandemia è stato estremamente rilevante anche in quei paesi dove le disuguaglianze strutturali sono presenti da sempre. Negli Stati Uniti, ad esempio, alcune comunità nere e afroamericane hanno registrato una mortalità da Covid-19 due volte superiore rispetto a quella delle altre comunità[1]. I migranti e i rifugiati[2], in generale, sono state la popolazione maggiormente colpita da questa crisi sanitaria a causa dell’impossibilità di accesso all’assistenza sanitaria e al problema dettato dalle barriere linguistiche. Infine, la situazione della popolazione carceraria è stata gravemente colpita a causa sia della scarsa assistenza sanitaria interna sia dei problemi legati al sovraffollamento che hanno reso impossibile il distanziamento fisico[3]. L’impatto delle restrizioni per le persone che manifestano un consumo problematico di droghe Le restrizioni imposte dai diversi governi in tutto il mondo per contrastare la pandemia da Covid-19 hanno avuto un notevole impatto negativo per le persone che manifestano un consumo problematico di sostanze soprattutto in relazione all’accesso ai servizi di cui hanno bisogno[4]. Inoltre, l’approccio punitivo e criminalizzante in atto nella maggior parte dei paesi del mondo, applicato anche durante la pandemia, ha amplificato la discriminazione e la stigmatizzazione verso le persone che fanno uso di droghe illecite. Questo tipo di approccio ha colpito maggiormente i più vulnerabili tra di loro: i senza fissa dimora, i migranti e i rifugiati, le lavoratrici e i lavoratori del sesso e quelli con disturbi gravi legati alla salute mentale. Questi gruppi soffrono già di isolamento sociale, della precarietà legata al lavoro e al basso reddito. Le conseguenze della pandemia hanno aumentato ulteriormente queste vulnerabilità, rendendo particolarmente difficile l’accesso all’assistenza sanitaria e in particolare ai servizi che intervengono nell’ambito delle dipendenze. In alcuni luoghi, i servizi dedicati alla prevenzione e alla cura hanno chiuso e smesso di accogliere nuovi utenti. I servizi a bassa soglia e di riduzione dei rischi e/o dei danni (distribuzione di siringhe, di naloxone o gli interventi diretti) sono stati estremamente limitati a causa del distanziamento sociale non essendo considerati servizi essenziali (al contrario eccome se lo sono!). Nel 2021 la situazione è migliorata soprattutto grazie alla capacità di adattamento dei servizi alle persone che manifestano disturbi connessi alle sostanze. È importante sottolineare che, dall’inizio della pandemia, Dianova ha mantenuto aperte le sue strutture di cura, adottando misure rigorose per proteggere le persone accolte e il personale, tutto ciò è stato possibile grazie allo sforzo messo in campo da tutti per non lasciare indietro nessuno. Agire a favore dei più vulnerabili La pandemia da Covid-19 ha evidenziato le enormi differenze presenti nel mondo in relazione all’assistenza e all’accesso alle cure sanitarie nella popolazione. Le comunità e i gruppi più vulnerabili vengono colpiti in modo sproporzionato da questa e altre malattie: differenze che diventano ancora più evidenti quando si tratta di persone con problemi legati alle sostanze. Non si è riusciti a fornire a queste persone l’aiuto di cui hanno bisogno spesso a causa di approcci punitivi che inducono a percepire chi ha problemi legati alle sostanze in delinquenti piuttosto che in persone bisognose di cure. Oggi, le evidenze scientifiche, mostrano che gli approcci punitivi verso le droghe non solo sono ingiusti, colpendo maggiormente le popolazioni dei quartieri più emarginati, i poveri e le minoranze etniche, ma addirittura inefficaci[5]. Questi approcci, consolidati da decenni ed esacerbati dalle misure anti-Covid-19, non sono una fatalità, ma il frutto di un modello di salute pubblica presente in quasi tutto il mondo. Per questo Dianova chiede che venga effettivamente applicato, anche per le problematiche legate ai disturbi da consumo di sostanze, un vero approccio di salute pubblica che sia in grado di rispondere alle esigenze di tutti, anche dei più vulnerabili. Dianova, inoltre, aderisce alla campagna UNODC #CuidadosEnTiemposDeCrisis e invita i governi, le organizzazioni internazionali, la società civile e tutte le persone interessate ad implementare misure urgenti e necessarie a proteggere le persone e rafforzare gli interventi volti alla prevenzione e alla cura dei disturbi legati al consumo problematico di sostanze. La pandemia da Covid-19 e le conseguenze socio-sanitarie delle diverse crisi mondiali ci insegnano che è urgente riaffermare e difendere il diritto universale alla salute e al benessere. Come sottolinea l’Agenda 2030, un futuro più giusto e più equo dipende dall’impegno comune nel “non lasciare indietro nessuno”. Se vogliamo costruire un mondo in cui tutti abbiamo l’opportunità di raggiungere il massimo livello di salute e benessere, dobbiamo agire ora a favore dei più vulnerabili. I disturbi legati alle sostanze sono un problema di salute pubblica. I servizi di cura per le dipendenze sono essenziali. [1] La comunità nera di Chicago rappresenta il 30% della popolazione della città, ha avuto il 52% di

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Io Ascolto perché le dipendenze non hanno voce! Insieme possiamo dare risposte: cambiare la sostanza della vita è possibile.

26 giugno: Giornata mondiale contro il consumo e il traffico di droga. Il lockdown ha evidenziato sin dall’inizio un aumento dell’abuso di droghe, dall’ultima Relazione Europea Sulla Droga 2020 – L’incidenza del COVID-19 e le nuove minacce per la salute e la sicurezza in Europa – emerge che l’impatto iniziale della crisi sui modelli di consumo di droghe è stato misto, con segni di un calo di interesse per le sostanze comunemente usate in contesti sociali (MDMA, cocaina ..), ma un apparente aumento dell’uso di altre sostanze (eroina, cannabis, nuove benzodiazepine ..). In relazione all’alcol, Emanuele Scafato, a capo del centro dell’Oms per la Ricerca e la Promozione della Salute sull’Alcol, dichiara come “molti abbiano trovato nell’alcol il ‘farmaco’ per rilassarsi e per allontanarsi da una realtà che non volevano vivere”, e come le “persone che avevano a che fare con altre dipendenze, come quelle da sostanza, una volta perso il canale preferenziale dello spacciatore si sono rivolte all’alcol”.La Società Italiana di Alcologia ha segnalato invece che circa il 20% degli alcolisti hanno avuto una ricaduta tra febbraio e giugno del 2020, e che si registra un aumento del 15% dei nuovi dipendenti e che nei mesi di pandemia, in Italia i soggetti a rischio di dipendenza da alcol abbiano raggiunto quota 10 milioni, di cui un milione minorenni. Un numero altissimo, in una popolazione sotto i 60 milioni. Purtroppo, il periodo che stiamo vivendo ha messo in crisi il sistema dei servizi delle dipendenze pubblici e privati; molti interventi sono stati soppressi e spesso è stata necessaria la chiusura momentanea di ambulatori e sportelli; lasciando scoperta una fascia di popolazione che si trova a vivere direttamente e indirettamente il problema della dipendenza dalle sostanze ma anche di nuove forme di dipendenza. Per questo motivo Dianova ha implementato e migliorato gli strumenti di contatto online per supportare il servizio “In Ascolto: Una risposta al problema delle dipendenze”, realizzato dai Centri di Ascolto di Dianova attivi nelle 5 Comunità Terapeutiche nei quali operano professionisti formati che offrono gratuitamente consulenza, supporto, sostegno e orientamento a richieste che arrivano da chi vive un problema di dipendenza, accogliendo il desiderio di cambiamento di centinaia di persone e mettendo a loro disposizione uno spazio nel quale esprimere difficoltà, paure e debolezze senza temere giudizi con l’obiettivo di accompagnarle verso percorsi volti al massimo grado/funzionamento possibile. Ogni anno Dianova risponde ad oltre 700 persone: di queste mediamente 270 entrano nelle Comunità Terapeutiche di Dianova, per tutte le altre Dianova risponde individuando il percorso alternativo adeguato alle loro esigenze. Infatti ogni richiesta che riceviamo è fatta di storie diverse e diverse sono le necessità, le risorse e le peculiarità di ogni persona ed è per questo che i Centri di Ascolto svolgono anche una funzione sociale importante al fine di individuare la risposta adeguata al problema della dipendenza. Per poter offrire a più persone con problemi di dipendenza da sostanze Dianova ha messo in piedi nuovi e molteplici strumenti oltre al numero verde gratuito 800.012729 attivo già da diversi anni: una chat anonima sul sito www.dianova.it, un numero WhatsApp e Telegram dedicato e le chat di tutti i canali social di Dianova, Facebook, Instagram, Twitter e LinkedIn.Infatti, grazie proprio a questi nuovi strumenti solo nei primi mesi del 2021 abbiamo ricevuto oltre 65 chiamate al numero verde e 55 richieste di aiuto arrivate dalle chat online realizzando più di 172 colloqui. Per continuare a sensibilizzare sul tema delle dipendenze, prevenire sull’uso e il consumo di sostanze e offrire un’alternativa alla dipendenza Dianova sta veicolando questa campagna all’interno delle aziende che hanno aderito come partner attraverso il loro contributo, realizzando webinar ed eventi su diverse tematiche correlate alle dipendenze e offrendo la possibilità ai dipendenti e ai collaboratori di ricevere consulenze specifiche anonime per chi vive un problema di dipendenza in prima persona o attraverso qualcuno di vicino. Dare visibilità e sottolineare l’importanza della campagna “Io Ascolto perché: le dipendenze non hanno voce” è fondamentale per tutta la collettività perché spesso chi vive un problema di dipendenza da sostanze ha paura di non essere ascoltato, di non poter contare su nessun altro, di essere solo nel proprio dolore. Ed è proprio questo il nostro obiettivo, dare una voce a chi non ce l’ha, perché la dipendenza non è una colpa da stigmatizzare ma una malattia da trattare come tutte le altre. Ecco come puoi contattarci: Numero verde gratuito attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17: 800.012729 WhatsApp, Telegram o Sms: 393 9104856 Email: [email protected] Sulla chat anonima sul nostro sito: www.dianova.it Sulla piattaforma Messenger di Facebook sulla pagina @dianovaitalia

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campagna dianova 26 giugno 2020
26 giugno

26 giugno 2020: I servizi per le dipendenze sono essenziali

Alla luce della crisi sanitaria attuale, Dianova ritiene cruciale che i servizi per le dipendenze vengano riconosciuti alla pari dei servizi sanitari essenziali L’inaspettata irruzione del Covid-19 ha portato alla luce numerose disfunzioni del nostro sistema di cura e assistenza sanitaria. Purtroppo queste disfunzioni hanno colpito principalmente i più vulnerabili, e tra questi, le persone che consumano droghe.Come evidenzia una relazione dell’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, le persone che consumano droghe, confronto alla popolazione generale, a causa di fattori relazionati allo stile di vita e a problemi di salute preesistenti, sono maggiormente a rischio di infezione per Covid-19. Inoltre, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla Salute ha dichiarato che questa pandemia ha evidenziato una serie di problematiche per le persone che consumano droghe, causate dalla criminalizzazione, dallo stigma, dalla discriminazione ed emarginazione a livello sociale ma anche dall’impossibilità, in molti casi, di accedere a un servizio e/o di ricevere l’assistenza sanitaria adeguata.I disturbi causati dall’uso di sostanze condizionano e minacciano fortemente lo sviluppo e la vita delle persone; la prevenzione della dipendenza, i servizi di trattamento, riduzione del danno e reinserimento oggi più che mai sono indispensabili.Purtroppo, in molti paesi, le istituzioni preposte non sono state in grado di fornire il supporto richiesto a questi servizi e anche nei sistemi sanitari considerati sino ad oggi i più solidi non sono stati forniti agli operatori delle dipendenze né i dispositivi di protezione individuale né le risorse finanziarie per acquistarli.Malgrado tutto ciò, le Comunità Terapeutiche di Dianova hanno utilizzato tutte le precauzioni necessarie per tutelare i propri utenti e il proprio personale; per questo vogliamo evidenziare come le nostre equipes insieme alla maggior parte degli operatori del settore, hanno portato avanti con diligenza, passione e integrità il proprio lavoro per fornire agli utenti tutto il supporto necessario, nonostante le circostanze difficili e spesso anche pericolose. In poche parole, hanno continuato a lavorare: “Quando tutto si ferma, alcuni di noi devono continuare.”In occasione della Giornata Internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droghe, il 26 giugno, Dianova vuole rendere un caloroso omaggio al duro lavoro, alla dedizione e all’approccio innovativo dimostrato dagli operatori delle dipendenze in questi tempi di incertezza ed emergenza.Per questo Dianova Italia aderisce alla campagna internazionale della rete Dianova che ha come obiettivo quello di far riconoscere i servizi per le dipendenze a pari livello dei servizi sanitari essenziali e per ricevere la stessa assistenza e lo stesso supporto, in quanto i disturbi correlati all’uso di sostanze sono una questione di salute pubblica. Se si presenterà un’altra crisi di questa portata, i servizi per le dipendenze non dovranno essere considerati il parente povero del sistema sanitario pubblico.Ecco la testimonianza di uno dei nostri 80 operatori che in questi mesi difficili ha lavorato nelle nostre comunità:“Lavoro in Comunità da oltre 20 anni e credo che in questo periodo, come non mai, i servizi residenziali per le dipendenze abbiamo saputo dimostrare con quanta professionalità e competenza portano avanti il proprio operato. Siamo stati in grado di disciplinare l’emergenza sanitaria e di reperire ciò di cui avevamo bisogno da soli, continuando a tutelare una costola dolorante della società che pochi curano.Dopo la prima fase di “sorpresa” e smarrimento, abbiamo iniziato a rimodulare e riorganizzare ogni aspetto della vita comunitaria: ci siamo messi le mascherine, abbiamo mantenuto le distanze, abbiamo parlato con tutti gli utenti e abbiamo spiegato loro la situazione complessa che si era venuta a creare. Non è stato fargli capire ciò che stava accadendo, stimolarli ad essere pazienti e a sapersi gestire emotivamente; oltre a questo, noi operatori abbiamo vissuto l’incertezza del momento, il non sapere cosa sarebbe potuto accadere nelle settimane a seguire. Anche noi abbiamo avuto le nostre paure: noi con le nostre famiglie a casa, noi con i nostri figli soli davanti ad un PC e con le preoccupazioni legate anche alla nostra salute e a quella dei nostri familiari.Il nostro lavoro è cambiato, la relazione umana è anche relazione fisica, lavorare in una comunità significa accompagnare le persone verso l’acquisizione di una maggiore consapevolezza delle proprie fragilità e sostenerle nel “difficile” percorso che può far si che si trasformino in punti di forza, è un luogo in cui ti rendi conto che ogni singola parola o gesto ha un valore e non puoi permetterti di sottovalutarli; vuol dire toccare con mano, 24 ore su 24, ogni aspetto della vita dei “ragazzi” che vivono qui. La Comunità vera e propria la si “respira” nelle piccole cose quotidiane è lì che spesso riesci a comprendere bene cosa gli utenti stanno vivendo, chi sono, cosa portano dentro di sé; è qui che impari ad ascoltare e osservare, stare con le loro emozioni, spesso “assorbendo” il malessere che esprimono, senza dare soluzioni immediate o giudizi affrettati ma mettendosi nei loro panni per aiutarli a stare con se stessi e con i propri bisogni. Non è affatto facile, a volte si torna a casa arrabbiati, delusi, stanchi e saturi. La comunità spesso assorbe ed esaurisce ogni tua energia, pensiero, emozione.Lavorare in una comunità terapeutica è anche una grande opportunità; in termini di costante messa in discussione di sé stessi, non solo in termini professionali ma anche personali. Siamo messi davanti a tematiche, che spesso in noi pensiamo risolte, per poi scoprire che non è così. È un lavoro che ci chiede di essere accoglienti e direttivi al tempo stesso. Che ci mette in crisi in termini di senso di impotenza e, dall’altro lato, di onnipotenza. È un lavoro di grande passione e di interesse per l’altro, tenendo sempre presente il nostro limite e dove devi coniugare professionalità, formazione, supervisione, umanità ed empatia: un gioco di squadra, di condivisione d’intenti, di sintonia intellettuale tra le diverse professionalità che compongono ogni equipès.” Le dipendenze patologiche sono un problema sanitario e per questo garantire i servizi di cura dovrebbe essere la mission di ogni società civile.Il Covid 19 ha alimentato paure e voglia di isolamento di cui si nutrono le dipendenze con e senza addiction e storicamente e sociologicamente, insieme al rischio

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26 giugno

‘Cambia la “sostanza”: “dipende” anche da te!’: la campagna di Dianova Italia promossa in occasione della Giornata mondiale contro la droga

L’obiettivo di Dianova, tramite la campagna, è quello di mettere a disposizione le proprie competenze all’interno della rete preposta al trattamento e sensibilizzare i diversi target individuati con immagini e messaggi specifici. In occasione della Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga (che si celebra mercoledì 26 giugno), Dianova Italia lancia la campagna ‘Cambia la “sostanza”: “dipende” anche da te!’, un gioco di parole per ricordare che ognuno nella nostra società può essere promotore di un cambiamento, sia personale che collettivo. I temi della campagna sono strettamente legati alla situazione attuale sulla tossicodipendenza in Italia, dove solo nel 2018 si sono registrati ben 251 decessi per via dell’abuso di droghe, un dato in costante crescita in linea anche con il preoccupante aumento del consumo di sostanze come eroina e fentanyl, e con l’abbassamento generale dei costi delle sostanze reperibili sul mercato. Passando agli aspetti concernenti la politica, Dianova considera di fondamentale importanza azioni e provvedimenti incentrati sulla repressione del grande traffico di stupefacenti detenuto dalle organizzazioni criminali da sempre presenti in Italia; la classe politica attuale, tuttavia, ha preferito optare quasi esclusivamente per la repressione del consumatore, una misura non solo inefficace, ma che ha provocato nel corso degli anni l’emarginazione dei consumatori di droghe, escludendoli dalla rete assistenziale. Dianova, come specifica anche nel suo posizionamento sulle dipendenze, prende atto dei limiti delle politiche internazionali basate principalmente sul proibizionismo e la repressione del consumatore, e l’incapacità di arginare l’aumento del traffico e il consumo di sostanze, soprattutto tra i giovani, dimostrano la necessità di rivedere l’approccio attuale. Da questa analisi, Dianova ha scelto di improntare la campagna ‘Cambia la “sostanza”: “dipende” anche da te!’, su temi quali l’incapacità da parte del servizio pubblico e privato di intercettare quella fascia di popolazione giovanile di nuovi consumatori, la mancanza di informazioni per la comprensione del fenomeno, i nuovi modelli di consumo ma con scenari che ricordano gli anni ’70 e ’80 e una società civile sempre più individualista che sottovaluta, banalizza e tollera un fenomeno che sta tornando in modo pericoloso. L’obiettivo della campagna è quello di offrire le competenze e le conoscenze di Dianova come risorse all’interno della rete preposta al trattamento residenziale e sensibilizzare i diversi target individuati attraverso immagini e messaggi specifici. La campagna durerà per tutto il mese di giugno, e sui social network sarà possibile sostenerla utilizzando l’hashtag #CambiaLaSostanza e/o personalizzando la propria immagine del profilo.

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