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Tutte le news del mondo Dianova

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Laboratorio “Life skills” nella Comunità Dianova di Garbagnate

Uno spazio per acquisire competenze che possono portare a comportamenti positivi e di adattamento che rendano la persona capace di far fronte alle richieste e alle sfide della vita di tutti i giorni. Ogni due settimane dieci ospiti della Comunità Dianova di Garbagnate partecipano al laboratorio Life Skills, condotto da un educatore dell’equipe della struttura per indagare durante ogni incontro una skill specifica e svolgere esercizi o compiti per esercitare la competenza appresa e creare continuità tra un incontro e l’altro. Il termine “Life Skills” si riferisce generalmente a una serie di abilità cognitive, emotive e relazionali di base che possono aiutare le persone ad apprendere competenze utili sul piano individuale e sociale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato 10 skills (competenze) utili per la vita: Queste competenze possono essere raggruppate in 3 aree: competenze emotive (consapevolezza di sé, gestione delle emozioni, gestione dello stress), competenze relazionali (comunicazione efficace, relazioni efficaci, empatia) e competenze cognitive (pensiero creativo, pensiero critico, prendere decisioni, risolvere problemi). Solitamente lo sviluppo delle Life Skills viene applicato tra gli adolescenti in ottica di prevenzione ai comportamenti a rischio, aiutare le persone con problemi di dipendenza che stanno svolgendo un percorso riabilitativo ad esercitare le life skills ha un’importante valenza educativa perché esse contribuiscono alla percezione di autoefficacia, autostima e fiducia in sé stessi e rappresentano strumenti utili non solo durante il percorso in Comunità, in quanto possono essere di supporto alle altre attività terapeutiche, ma anche durante la fase di reinserimento nella società.

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Il nuovo progetto di Arteterapia “Ricostruire i nostri luoghi interni” nella Comunità Dianova di Garbagnate

Ricostruire i propri luoghi interni attraverso le attività espressive dell’arteterapia e della danzamovimentoterapia. Un importante finanziamento di Fondazione Comunitaria Nord Milano per realizzare un percorso di arteterapia all’interno della Comunità di Garbagnate Milanese. Da diversi anni nella struttura di Garbagnate si realizzano laboratori di arte e danzamovimento terapia per accompagnare ragazzi e ragazze con problemi di dipendenza da sostanze nel loro percorso terapeutico; queste tipologie di terapie consentono da una parte di indagare e riflettere sui trascorsi e i vissuti passati e, dall’altra, di esprimere le proprie emozioni utilizzando diversi strumenti comunicativi (arte, danza, teatro) che, a differenza delle parole, possono aiutare a trasformare le debolezze in risorse. L’Arte e la Danza movimento terapia utilizzano infatti modalità non verbali per consentire “il recupero del nucleo creativo dell’individuo al fine di affrontare disarmonia, blocchi, disagi psichici e/o fisici” all’interno di uno spazio protetto di condivisione e scoperta dove ogni persona può esplorare il proprio Io e confrontarsi con i propri compagni di percorso. Il tema principale del progetto “Ricostruire i nostri luoghi interni” è proprio il “ricostruire” perché ha l’obiettivo di aiutare la persona a riparare il proprio mondo interiore, rielaborando gli eventi traumatici vissuti attraverso un percorso, un “viaggio” all’interno di sé stessi. Lasciando fluire la libera espressione dell’individuo attraverso l’arte ed il movimento, (immagini, gesti, colori, parole…), si vive pian piano un processo di integrazione fra gli aspetti emotivi e razionali, fra gli aspetti corporei e mentali, fra le parole e le immagini. Attraverso queste tecniche espressive si può intraprendere un percorso di conoscenza di sé, di esplorazione delle parti più intime, nascoste, difficili e spesso faticose permettendo di comunicare ciò che si sente internamente e che spesso rimane inespresso. Grazie al prezioso contributo di Fondazione Comunitaria Nord Milano il laboratorio “Ricostruire i nostri luoghi interni” è stato avviato a settembre e vede la partecipazione di 24 ragazzi e ragazze ospiti della Comunità di Garbagnate divisi in due gruppi accompagnati dalla terapeuta Ilaria Meroni che già da tempo collabora con Dianova. Un percorso che avrà una durata di circa 10 mesi e che prevede la realizzazione di uno spettacolo teatrale che vedrà protagonisti tutti i partecipanti. Grazie alla Fondazione Comunitaria Nord Milano per supportare e sostenerela realizzazione di questo importante percorso.

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Nella comunità Dianova di Cozzo, il workshop di fotografia terapeutica SPEX

Tre giorni intensi e pieni di emozioni per un bellissimo e interessante progetto proposto e realizzato da Cristina Nunez all’interno della Formazione per Facilitatori del workshop SPEX. Si è svolto nella Comunità di Cozzo con la partecipazione di otto facilitatori che stanno realizzando il corso formativo sul metodo SPEX ideato e creato da Cristina Nunez, fotografa di fama internazionale, una formazione di tre giorni di workshop che ha visto coinvolti nove utenti delle Comunità di Dianova Cozzo e Garbagnate. Il metodo SPEX (Self-Portrait Experience) è un dispositivo artistico creato nel 2004 da Cristina Nuñez, che utilizza l’arte autobiografica con la fotografia e il video, per favorire una trasformazione individuale; è basato sull’esperienza con l’autoritratto della fotografa che ha utilizzato questo strumento per superare l’auto-stigma provocato dalla sua dipendenza da eroina in adolescenza. SPEX è un viaggio attraverso tutti gli aspetti della propria vita, e viene realizzato con una serie di esercizi fotografici, suddivisi in tre ambiti: – Io: emozioni, personaggio, corpo, luoghi, radici. – Io e l’Altro: ritratti e autoritratti relazionali – Io e il Mondo: ritratti e autoritratti di gruppo I partecipanti lavorano, sia individualmente che in gruppo, sulle molteplici percezioni delle opere prodotte, attraverso diversi criteri, per scoprire come la percezione di sé stessi sia in costante evoluzione e per stabilire un dialogo continuo con e tra le immagini. Durante questo percorso i partecipanti costruiscono sequenze che danno forma al loro progetto d’autoritratto per dare inizio alla loro autobiografia visiva. In sintesi, gli obiettivi del metodo SPEX che sono stati applicati in diversi ambiti nelle carceri, nei centri di salute mentale, centri di riabilitazione, centri giovanili, scuole, musei, gallerie d’arte e aziende in vari paesi: Italia, Spagna, Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Germania, Stati Uniti, Canada, Corea del Sud, Bangladesh e Australia sono i seguenti: Nella comunità è stato allestito un vero e proprio studio fotografico e le giornate si sono divise in momenti diversi tra attività individuali e di gruppo, dopo una prima giornata di presentazione del progetto e del gruppo dei partecipanti, i nostri ragazzi, accompagnati e supportati dai facilitatori presenti, hanno iniziato il primo giorno con la presentazione del progetto e l’organizzazione delle giornate ma soprattutto hanno lavorato nello studio fotografico sull’espressione delle emozioni attraverso autoscatti sulle percezioni di ciò che le immagini restituivano. Il resto del gruppo ha lavorato su diversi esercizi scritti che hanno avuto sempre come obiettivo la codificazione delle loro emozioni e dei loro bisogni emotivi attraverso le immagini di altri. Il gruppo poi è stato suddiviso in coppie che insieme al proprio facilitatore di riferimento ha esplorato i dintorni della comunità e fatto delle foto sia al proprio compagno che all’ambiente. L’ultimo giorno è avvenuta una restituzione di gruppo dove sono state presentati gli autoscatti di ognuno e ogni partecipante ha potuto esprimere ciò che vedeva dentro quelle immagini; interessante e di rilievo è stata la capacità del gruppo di esimersi da qualsiasi giudizio sull’immagine e di staccarsi dalla conoscenza della persona per interpretare le immagini senza pregiudizi. Alle giornate è stata sempre presente la responsabile terapeutica (psicologa-psicoterapeuta) della comunità di Cozzo, la D.ssa Eugenia Luraschi, che ha osservato e raccolto ulteriori elementi sulle persone coinvolte. Un’esperienza di tre giorni che è stata intensa sia in termini di condivisione ma anche di emozioni e che ha stimolato i nostri ragazzi verso una maggior conoscenza di sé e del proprio potenziale ma anche verso la crescita della propria autostima. Il percorso verrà riproposto nelle altre comunità di Dianova e per i partecipanti di questa esperienza è previsto un proseguimento del progetto con il supporto di alcuni facilitatori per realizzare la propria autobiografia. È così che la fotografia, attraverso il metodo SPEX, si trasforma in uno strumento terapeutico a supporto del percorso individuale di ogni partecipante.

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Webinar Dianova: Da un incontro tra “estranei” a una relazione di fiducia

Il modello di intervento di rete, dalla presa in carico al reinserimento, della Comunità Dianova di Garbagnate Milanese Mercoledì 12 ottobre circa 40 esperti del settore delle dipendenze hanno partecipato al webinar di Dianova “Da un incontro tra “estranei” a una relazione di fiducia. Il modello di intervento di rete, dalla presa in carico al reinserimento, della Comunità Dianova di Garbagnate Milanese” realizzato con gli interventi di alcuni professionisti dell’equipe della Comunità di Garbagnate Milanese, la D.ssa Valeria Arrà, psicologa-psicoterapeuta, la D.ssa Annalisa Soresini, psicologa – psicoterapeuta e responsabile del Centro di Ascolto e la D.ssa Alba Grimoldi psicologa e la collaborazione del Dr. Aldo Violino, psicologo – psicoterapeuta dirigente psicologo del SerT di Magenta. Il webinar ha proposto un approfondimento del percorso terapeutico riabilitativo dalla dipendenza patologica da sostanze della Comunità Terapeutica Dianova di Garbagnate partendo dallo strumento della relazione terapeutica e declinandolo all’interno di diversi momenti nella fase precedente all’ingresso, durante il percorso, il reinserimento e le dimissioni. Dopo una breve descrizione della Comunità il webinar si è aperto considerando gli aspetti e le dinamiche relazionali che caratterizzano le persone con problemi di dipendenza patologica, partendo dalle diverse ricerche scientifiche che testimoniano come la persona che sviluppa un comportamento dipendente sia caratterizzata da esperienze precoci di attaccamento disfunzionali, solitamente traumatiche o mancanti, che non permettono di costruire adeguate capacità di regolazione emotiva. L’abuso di sostanze, in molti casi, diventa quindi una forma di “medicamento” al proprio vissuto. Partendo da questa premessa l’equipe della struttura attua una vera e propria presa in carico affettiva per dare alla persona la possibilità di sentirsi accolta nelle sue fragilità e di essere accompagnata a sperimentare nuove modalità di relazione fino a quel momento sconosciute. Infatti, il tema dello sconosciuto, dell’estraneo, proprio come indicato dal titolo del webinar, fa riferimento a ciò che la persona vive quando inizia a confrontarsi con l’ambito comunità: nuove relazioni, nuovi ambienti, nuova quotidianità, in un continuo scambio tra un mondo “interiore ed esteriore”, sia concreto che metaforico. È per questo che sin dal primo contatto con la struttura si gettano le basi per la costruzione di un rapporto di fiducia; infatti è già dal primo colloquio conoscitivo che la persona inizia a sperimentare la relazione con l’estraneo: il responsabile del Centro di Ascolto, diventa un punto di riferimento al quale scegliere se affidarsi o meno. Il momento dell’ingresso in Comunità è una fase delicata del percorso che generalmente avviene in condizioni di grande fragilità esono diversi gli elementi fondamentali che permettono la realizzazione di un legame tra utente e l’equipe come l’ascolto, l’accoglienza e il confronto con i compagni di percorso attraverso cui la persona può sentirsi inclusa in un contesto relazionale in cui condivide sia la propria quotidianità che i propri vissuti. È proprio questo uno dei compiti dell’equipe: agevolare il processo di iniziale conoscenza reciproca degli ospiti e del luogo stesso. L’operatore passa quindi dall’essere oggetto estraneo a oggetto interno costruendo un legame relazionale con la persona che durerà per tutto il percorso comunitario. Un altro momento di particolare importanza all’interno di questa cornice è quello della conclusione del percorso in Comunità che non riguarda esclusivamente l’ospite che lascia la struttura, ma anche il gruppo, l’equipe e la famiglia. I primi due, si trovano a lasciare andare una parte di sé, ormai conosciuta con la quale hanno costruito un legame, una storia, dei significati condivisi mentre la famiglia è chiamata ad accogliere nuovamente la persona. Per quanto riguarda il contesto famigliare è importante, da parte dell’equipe, agevolare nella famiglia dei passaggi di elaborazione delle dinamiche avvenute durante il percorso terapeutico, in modo tale che si metta in atto un processo di cambiamento anche nel contesto familiare esterno, dove la persona rientrerà. L’utente, infine, ha il compito di fare spazio ad un ulteriore “sconosciuto”: la realtà esterna alla comunità, di cui torna a fare parte. In conclusione l’obiettivo è che la Comunità diventi “oggetto interno” della persona, partendo dal presupposto che nell’ambito delle dipendenze patologiche da sostanze spesso c’è l’assenza di una base sicura a cui far riferimento. È importante diventare un punto di riferimento per l’ospite, anche dopo la conclusione del percorso, non solo in termini concreti ma anche in termini di una rappresentazione interna positiva a cui potersi affidare nei momenti di sconforto e difficoltà. Un interessante contributo al webinar è stato dato infine dal Dr. Aldo Violino, psicologo dirigente del SerT di Magenta che da anni collabora con Dianova che ha evidenziato il ruolo fondamentale, in termini relazionali, rivestito dai Servizi per le dipendenze. La sinergia con il servizio inviante è un filo conduttore di tutto il percorso riabilitativo della persona, partendo dall’inizio; è infatti il servizio che per primo “affida” una persona con problemi di dipendenza a una Comunità e, in fase di conclusione, la stessa Comunità si pone come promotrice di un processo di ridefinizione di nuovi obiettivi, riaffidando la persona ai Servizi di riferimento, uno spazio conosciuto per la persona, che è rimasto tale per tutto il percorso. È per questo che è non solo importante, ma essenziale che si creino reti e alleanze che permettano alle persone di ricevere un vero supporto per la costruzione di progetti di vita. Le persone con problemi di dipendenza quando chiedono aiuto si mettono in gioco, si “aprono” alla relazione ed è compito dei professionisti delle dipendenze accompagnarli nel percorso in tutte le sue fasi non solo con le competenze specifiche ma anche con empatia e sensibilità. Al termine degli interventi dei relatori è stata presentata la video-testimonianza di N. un ragazzo che dopo un percorso terapeutico nella Comunità di Garbagnate ha raccontato la sua storia partendo dall’ingresso in struttura fino al reinserimento. Per maggiori informazioni sul webinar o ricevere i materiali e la registrazione dell’evento: [email protected]

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Pensavo che l’alcol fosse l’ultimo dei miei problemi…

La storia di alcolismo di E. dalla Comunità Dianova di Garbagnate Ho sempre avuto a che fare con l’alcol, è sempre stato presente nella mia vita, fin da quando ero bambina; mio nonno diceva che il vino rosso faceva bene al cuore e non mi ricordo di averlo mai visto bere nient’altro. Tornava a casa dal lavoro, dai campi che coltivava, e si versava un bicchierino. Non l’ho mai visto ubriaco o alterato, ma lo ricordo sempre con una bottiglia di vino rosso vicino. All’epoca non sapevo nemmeno il concetto di “modica quantità”, forse non lo conosco nemmeno ora a 28 anni, ma a primo impatto collego questo concetto a mio nonno e al suo bicchierino di alcol. Anche i miei genitori spesso bevevano, durante le feste, a cena dopo le giornate faticose a lavoro, ma in generale non ho mai assistito ad episodi turbolenti causati dall’alcol. Non posso dire lo stesso dei miei amici d’infanzia, mi ricordo di un compagno di scuola che aveva il papà alcolista e che ci raccontava delle scenate e dei piatti rotti a cui spesso assisteva; io mi ritenevo fortunata pensando che nella mia famiglia l’alcol era associato a momenti di gioia e condivisione invece che a episodi di rabbia e di sofferenza. Insomma, da ragazzina pensavo che l’alcol fosse l’ultimo dei miei problemi, anzi, che non fosse affatto un problema! Verso i 17 anni ho cominciato ad uscire e a frequentare diversi locali con i miei amici; le prime birre, i primi cocktail, le prime feste in discoteca e le prime sostanze. Devo dire che la droga non mi è mai piaciuta, l’ho provata qualche volta ma ho subito capito che non faceva per me, ero troppo spaventata, non mi incuriosiva e ho ben presto lasciato perdere. Mi ricordo che un giorno, l’ultimo anno di scuola superiore, insieme ad una mia amica abbiamo deciso di saltare la scuola e di rifugiarci in un bar e, quasi per gioco, abbiamo cominciato a bere degli shot di vodka durante il pranzo; mi ricordo il brivido della trasgressione, l’euforia di aver fatto qualcosa “di diverso”. Mi sentivo spigliata, divertente, senza freni e proprio quel pomeriggio in quel bar ho conosciuto quello che sarebbe diventato il mio primo fidanzato, M. Quando la sera sono tornata a casa ero stravolta, probabilmente i miei genitori mi hanno vista strana, ma ho dato la colpa alla stanchezza e sono subito andata a dormire; il giorno dopo mi sono svegliata a pezzi, con la testa dolorante e un senso di nausea orribile. Però ne era valsa la pena! “Se non avessi bevuto non avrei mai avuto il coraggio di parlare con M, ne sono sicura!” era la frase che mi balenava in testa. Sinceramente oggi non mi ricordo nemmeno i dettagli di quella giornata, ma all’epoca ero convinta che fosse stata fantastica!! Da quel momento ho cominciato ad associare l’alcol alla sicurezza in me stessa, mi sembrava di essere un’altra persona, una persona più interessante anche agli occhi degli altri, avevo così tante cose da dire, provavo così tante sensazioni euforiche, che l’alcol ha cominciato ad essere il mio “porto sicuro”, il rifugio che pensavo facesse emergere la vera me. Con il senno di poi il primo allarme è arrivato il giorno della maturità, quando prima di sostenere l’esame orale ho bevuto 3 shot di vodka; senza non sarei riuscita a dare il meglio di me, con tutte quelle persone a guardarmi e a giudicare la mia preparazione, sarei andata in ansia! Da quel momento ho cominciato ad “abituarmi” all’alcol. Ho cominciato ad utilizzarlo come strumento per sentirmi meglio, ogni occasione era buona per bere qualcosa. Dopo la scuola ho cominciato a lavorare in un negozio e continuavo a bere; poco, durante la pausa pranzo e nel pomeriggio, mi rendeva più allegra e i clienti sembravano apprezzare la mia spontaneità. Un giorno però mi sono addormentata sul posto di lavoro e il mio capo ovviamente se n’è accorto. Da quel momento ho deciso di smettere di bere durante il lavoro, non potevo rischiare di perderlo! Però non riuscivo a dormire, mi sentivo sempre nervosa e distratta e contavo le ore che mi separavano dalla chiusura del negozio per poter andare a fare aperitivo. Le persone intorno a me, i colleghi, la mia famiglia e il mio fidanzato, cominciavano a capire che qualcosa non andava, senza bere ero nervosa, spenta, arrabbiata, ma verso sera, dopo una bottiglia di vino ritornavo ad essere la ragazza che tutti conoscevano. Io e il mio fidanzato abbiamo cominciato a litigare, si rendeva conto che avevo un problema e cominciava a starmi addosso, a controllarmi, ad osservare ogni mio movimento. Una sera, dopo che siamo usciti e io mi sono ubriacata mi ha lasciato. Ero devastata, a pezzi, non riuscivo a capire perché, non gli piaceva la ragazza sicura di sé e divertente che ero quando bevevo? Devo dire che da quel momento i miei ricordi sono molto confusi; io ero convinta di non avere nessun problema e nella mia famiglia non si è mai parlato molto dei propri problemi personali, però sicuramente i miei genitori avevano capito. Improvvisamente in casa mia non è più entrata una goccia d’alcol, non mi hanno mai detto nulla, ma io sapevo che avevano capito. In quel momento di sofferenza l’alcol è diventato il mio migliore amico, non posso dire di aver perso il lavoro, semplicemente non mi sono più presentata. Cominciavo a bere già dal mattino, mi sentivo sola e l’alcol era quel compagno sempre vicino, caldo, che sapeva annullare e anestetizzare i miei pensieri. Quando i soldi hanno cominciato a scarseggiare prendevo qualcosa da casa di nascosto dai miei genitori, cominciavo ad avere blackout di giornate intere, a volte non riuscivo a tornare a casa e dormivo dove capitava. Nei pochi momenti di lucidità mi guardavo allo specchio e sembravo molto più vecchia di quanto in realtà fossi. Una sera cercavo di tornare a casa ma sono collassata in giardino, nel cuore della notte mi sono risvegliata perché

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Il corso di teatro nella Comunità Dianova di Garbagnate

Un nuovo percorso artistico per i ragazzi e le ragazze della struttura Ogni anno nella Comunità di Garbagnate vengono realizzati laboratori artistici che permettano di conciliare la creatività con il percorso terapeutico. Quest’anno è stato avviato il corso di Teatro che coinvolge 12 partecipanti e si svolge ogni settimana per due ore per un totale di 18 incontri fino a giugno 2022 e permette ai ragazzi e alle ragazze coinvolte di esplorare tutta l’arte del teatro concentrandosi, sul percorso artistico e disciplinare. Il corso è tenuto da Clara Mori, regista, attrice e insegnante presso la scuola Faro Teatrale di Milano. Grazie ai suoi insegnamenti i ragazzi della Comunità Terapeutica di Garbagnate Milanese (Mi) stanno apprendendo i concetti base del teatro: distinzione delle emozioni di base (paura, rabbia, tristezza, desiderio e gioia), consapevolezza dello spazio, del proprio corpo, del ritmo scenico, dei ruoli fondamentali, delle dinamiche di gruppo come l’ascolto, le relazioni, l’azione-reazione e dello stare in scena nel “qui e ora” grazie ad un allenamento all’improvvisazione.Questi elementi vanno intesi come strumenti da integrare al percorso terapeutico di ogni ragazzo; tra i tanti è da evidenziare l’improvvisazione che permette ad ognuno di esprimere il proprio io e il proprio vissuto, le proprie emozioni in uno spazio protetto e condiviso, attingendo dagli stimoli emersi durante gli incontri. Si improvvisa anche grazie alla musica, elemento fondamentale che accompagna le lezioni dei nostri ragazzi che in certe occasioni scelgono le canzoni che più li rappresentano da condividere con i compagni di percorso. L’improvvisazione teatrale infatti rappresenta una fonte inesauribile di esperienze: il teatro ha la capacità di rappresentare la realtà attraverso le esperienze di vita di ognuno, tanto che è stato usato come metodologia terapeutica. “Improvvisare” può sembrare un’azione priva di struttura, ma in realtà è uno strumento efficace per portare i partecipanti del corso a stare nel “qui e ora” ed indagare nel profondo le emozioni che si vivono in quel momento; un concetto fondamentale per poter lavorare su ciò che emerge durante il percorso terapeutico in Comunità che per i nostri ragazzi rappresenta una nuova opportunità di conoscere se stessi. Elementi importanti sono anche i metodi di memorizzazione e di vocalizzazione che vengono affrontati grazie a testi teatrali. Alla conclusione del corso a giugno 2022 ci sarà una lezione aperta al pubblico dove i nostri ragazzi dimostreranno a chi parteciperà le nozioni apprese durante il corso.

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“Sconfinamenti”: il distanziamento sociale non come limite ma come opportunità

Un nuovo progetto nell’ambito della falegnameria nella Comunità di Garbagnate Un nuovo percorso finanziato quasi totalmente da Fondazione Comunitaria Nord Milano: il progetto “Sconfinamenti” ha l’obiettivo di sviluppare un laboratorio di falegnameria rivolto ai ragazzi ospiti della Comunità di Garbagnate che possa migliorare ed incrementare le infrastrutture interne ed esterne attraverso la realizzazione e l’installazione di mobili e arredamenti. Un’attività che verrà realizzata all’interno del laboratorio permanente di falegnameria della struttura, uno spazio di circa 35mq completo di attrezzature, protezioni di sicurezza e con un magazzino predisposto per i materiali da utilizzare. I pezzi di arredo e i gadget realizzati durante il corso di falegnameria verranno collocati negli spazi aggregativi della struttura e del Comune di Garbagnate Milanese: i luoghi interni al villaggio Abetina, area urbana di cui fa parte la struttura Dianova di Garbagnate, saranno dotati di arredi utili a garantire il distanziamento sociale, permettendo la creazione di nuovi spazi all’aperto per attività laboratoriali e/o formative ma soprattutto per gli incontri con le famiglie dei ragazzi ospiti, un’attività che è stata sospesa a causa della situazione pandemica e che auspichiamo possa riprendere presto. Il progetto nasce anche dall’esigenza di adibire ed individuare luoghi che possano favorire le relazioni con diverse realtà del territorio come parrocchie, scuole e gruppi scout: la Comunità di Garbagnate infatti è da diversi anni immersa e parte attiva del contesto cittadino e sono molte le realtà territoriali con cui Dianova ha collaborato. Questo progetto permetterà anche la sistemazione e l’abbellimento di alcune zone semi-abbandonate vicine alla struttura che in passato, insieme a Parco delle Groane, erano state ripulite dai numerosi rifiuti. Il progetto avrà una durata di 1 anno a partire da luglio 2021 fino ad arrivare all’estate 2022 e si articolerà in due fasi, ciascuna delle quali prevede una classe di circa 5 partecipanti che si incontreranno ogni lunedì mattina per 6 mesi per un totale di 60 ore di formazione con Francesco Ghezzi, un falegname professionista dell’ente Corsi Corsari con il quale Dianova collabora da due anni. La prima fase del corso prevede la progettazione e la realizzazione di un percorso specifico per insegnare ai ragazzi le principali tecniche di lavorazione del legno, di restauro e di produzione di componenti per l’arredo; non solo un momento di apprendimento professionale ma anche un’opportunità per imparare a lavorare sia in autonomia che in gruppo.Le lezioni saranno inoltre supervisionate da un educatore dell’equipe della Comunità che potrà valutare l’impatto della formazione sui ragazzi anche a livello terapeutico, permettendo di integrare aspetti psico-sociali all’interno del percorso. Successivamente dopo la conclusione del primo ciclo formativo, i ragazzi e il formatore, in comune accordo con gli enti del territorio, si occuperanno di individuare gli spazi da riqualificare e da arredare. Il corso terminerà a luglio 2022 e, compatibilmente con eventuali restrizioni, si terrà con un evento conclusivo a porte aperte dove i partecipanti al corso esporranno il proprio lavoro. Un ringraziamento speciale alla Fondazione Comunitaria Nord Milano che da anni sostiene e crede nei progetti che supportano i percorsi delle persone accolte nella Comunità di Dianova di Garbagnate; percorsi finalizzati anche a individuare e far emergere le risorse personali e favorire il ritorno in società di chi durante il corso della sua vita ha avuto un problema di dipendenza.  

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CryptoPop in interazione: l’arte contemporanea a supporto delle Comunità di Dianova

Un progetto nato dalla volontà dell’artista italiano RoddAlt che definisce la sua arte “Imperfetta, inconsistente e immediata” Ha preso il via dalla comunità di Garbagnate il progetto Cryptopop: un’iniziativa che mira ad offrire un’esperienza artistica per gli utenti delle strutture di Dianova, per dare spazio ad una libera espressione attraverso l’arte contemporanea, dove l’unico requisito è la volontà di raccontare il proprio stato d’animo attraverso forme e colori. RoddAlt ha avuto modo negli anni di conoscere Dianova ed ha voluto proporre alla nostra realtà un progetto artistico per coinvolgere i ragazzi e le ragazze dei centri di Dianova e realizzare delle opere a più mani: partendo da uno stato d’animo che RoddAlt metterà su tela, si passerà il testimone ad un Co-Artista (un ragazzo delle nostre comunità). Come in una staffetta, invece del bastone, il testimone sarà il pennello, per completare l’opera e rendere questo incontro unico.Sarà prodotto in co-partecipazione, prendendo liberamente ispirazione dalla metà della tela realizzata da RoddAlt in totale libertà secondo la propria personale capacità creativa. Il risultato finale sarà la presentazione dei propri lavori attraverso mostre e partecipazione ad eventi rivolti a tutta la comunità locale, con l’obbiettivo di abbattere lo stigma e gli stereotipi ancora presenti sulle persone con problemi di dipendenza da sostanze. L’iniziativa, mira ad offrire una esperienza artistica per gli utenti dei centri di Dianova, con la finalità di dare spazio ad una libera espressione attraverso l’arte contemporanea, la quale si rivolge ad un pubblico variegato, ove l’unico requisito è la volontà di raccontare il proprio stato d’animo attraverso forme e colori.Un modo per sviluppare le iniziative personali attraverso un linguaggio non giudicante, interpretando l’opera dal proprio punto di vista senza filtri e pregiudizi.Il progetto favorirà l’emersione delle differenze, contribuendo allo sviluppo delle propensioni individuali, nel proprio percorso di cura e riabilitazione dalle problematiche legate alle dipendenze permettendo di utilizzare la creatività come strumento comunicativo.L’ultimo aspetto, di importanza rilevante, sarà la restituzione al territorio dell’esperienza attraverso mostre ed eventi, in grado di far conoscere la problematica delle dipendenze, diminuendo il divario tra percepito e reale. All’interno di ogni singola mostra verranno esposte le opere realizzate. Questo progetto, della durata di 6 mesi, vede il coinvolgimento di 20 ragazzi e ragazze delle Comunità di Garbagnate, di Cozzo e di Ortacesus che realizzeranno 12 opere su tela di grandi dimensioni (220x160cm) che verranno poi esposte durante eventi e mostre che si realizzeranno sul territorio.

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Prevenzione Dianova scuola Caronno
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Prevenzione giovanile insieme alla scuola media di Caronno

Operatori e ospiti della comunità di Garbagnate hanno portato la loro testimonianza all’interno della Giornata della legalità Un incontro svolto a distanza, grazie alle nuove tecnologie, ma ugualmente sentito da parte dei 92 alunni della scuola media di Caronno.L’occasione è stata la terza Giornata sulla legalità, che la scuola organizza in collaborazione con altri enti, tra cui Dianova. Nel corso dell’incontro si sono approfonditi in particolare i temi della legalità e della dipendenza da sostanze, argomenti delicati che sono stati affrontati grazie al supporto di alcuni ospiti.Il dott. Fabio Reina, responsabile del Sert di Saronno, ha esplorato la tematica del funzionamento del servizio pubblico per le dipendenze, oltre a informare i ragazzi sui rischi delle sostanze e in particolare sull’uso di cannabinoidi. È stata poi la volta di Indira e Sonia delle equipe della comunità Dianova di Garbagnate Milanese, che hanno illustrato la storia della nostra realtà, soffermandosi in particolare sul cambio di paradigma e di pensiero che l’ha portata a diventare un punto di riferimento nell’ambito del trattamento della dipendenza da sostanze. I nuovi protocolli prevedono infatti un approccio sempre più individualizzato, nel quale è l’equipe ad adattarsi alla storia e ai bisogni dell’individuo, e non quest’ultimo ad adeguarsi alle esigenze della comunità in cui è ospitato. Questo porta alla realizzazione di un piano individuale, un percorso studiato insieme a psicologi e psicoterapeuti della comunità, che permette all’ospite di ottenere tutti i mezzi necessari per un corretto reinserimento in società. La conferma di questo approccio è arrivata anche dalle testimonianze di due ospiti della comunità, Antonio e Alessandro, che si sono aperti con gli studenti riguardo la loro esperienza con la dipendenza da sostanze e l’ingresso e la vita in comunità. Gli studenti sono stati particolarmente toccati dal racconto di Antonio e Alessandro, dalle difficoltà che i ragazzi hanno riscontrato e dalla determinazione nell’affrontarle. L’incontro è la conferma del rapporto che lega Dianova alla scuola media di Caronno, che da anni si rivolge a Dianova per approfondire questi delicati argomenti attraverso le testimonianze di chi sta affrontando un percorso terapeutico per un problema di dipendenza e con il supporto dei professionisti che lavorano nella Comunità presente sul nostro territorio.Un ringraziamento particolare va alla docente Chiara Colombo, che con questo incontro ha rinnovato la fiducia in Dianova e il rapporto che ci lega alla scuola media di Caronno, con la quale collaboriamo da anni. La prevenzione da sostanze risulta di fondamentale importanza proprio per la fascia d’età preadolescenziale, nella quale i giovani si trovano ad affrontare numerosi cambiamenti e sono esposti al rischio di consumo di sostanze, attraverso la propria rete sociale e l’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione.Un’informazione corretta e consapevole consente di individuare precocemente i rischi, fornendo gli strumenti per affrontare una fase della vita particolarmente complessa.

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Il corso di arte terapia nella comunità dianova di garbagnate
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Arte e danza-movimento terapia per i ragazzi della Comunità Dianova di Garbagnate

Prosegue il percorso di arte e danza-movimento terapia tenuto dall’educatrice Ilaria Meroni nella Comunità di Garbagnate Milanese Il progetto nella Comunità di Garbagnate nasce dall’esigenza di sperimentare, accanto agli interventi in ambito psicologico e terapeutico, un trattamento differente dando la possibilità ai ragazzi ospiti della struttura di poter superare le difficoltà che spesso si presentano sul piano puramente verbale. Le terapie espressive come l’arte e la danza-movimento terapia, infatti, creano uno spazio di mediazione, dove arte e danza (immagini, gesti, colori, parole…) si intrecciano per dare vita all’esplorazione del proprio mondo interiore attraverso una comunicazione non verbale, mediata appunto dai materiali artistici e dal corpo in movimento.Viene così a crearsi uno spazio protetto di ascolto, di sostegno e di cura dove i ragazzi possono percepire sé stessi e gli altri attraverso nuovi strumenti che permettano loro di esprimersi affrontando la difficoltà di tradurre in parole i propri vissuti e le proprie emozioni. Al corso di arte e danza-movimento terapia partecipano due gruppi, il numero di partecipanti può variare a seconda degli interessati, che, per circa 3 ore di incontro con l’educatrice Ilaria Meroni, cercano di trovare la giusta dimensione per potersi esporre e poter raccontare quegli aspetti di sé più nascosti e profondi.Oltre al lavoro individuale che permette di vedere dentro di sé, infatti, il gruppo diventa un luogo di cura e di condivisione dove diventa possibile ascoltare e “vedere” anche l’altro. Lo spazio protetto che si crea durante il corso non solo ha l’obiettivo di permettere a ciascuno dei partecipanti di indagare il proprio “spazio personale” ma anche quello di far cambiare la percezione dello “spazio intorno a sé”; i ragazzi infatti attraverso le storie, le emozioni e le condivisioni dei propri compagni imparano anche a vedere e sentire le emozioni altrui facendole proprie, assimilandole e comprendendole. Tutto ciò permette loro di sentirsi effettivamente parte di qualcosa, un aspetto fondamentale per potersi rimettere in gioco e vedersi protagonisti di “qualcosa da costruire” abbandonando la visione di sé fallimentare e distruttiva che spesso accompagna le persone con un problema di dipendenza. Ecco le parole di Ilaria Meroni, educatrice che da anni ormai accompagna i ragazzi della Comunità di Garbagnate in questo percorso: “I ragazzi hanno interiorizzando lo spazio come luogo affidabile e sicuro dove poter approdare tutte le settimane, creando semplici rapporti sociali anche sulla base delle esperienze condivise.La condivisione di uno stesso “spazio-tempo”, ha creato una ritualità, dando loro la possibilità di sperimentare che si possono costruire delle relazioni “buone” e di valore per la propria crescita personale e per uno scambio collettivo.In diversi incontri ho avuto la sensazione che quello “spazio-tempo” venisse letteralmente “mangiato-inghiottito” dai ragazzi, mostrando così un necessario bisogno di raccontarsi attraverso questa modalità alternativa.Li ho sentiti e li sento molto disponibili di fronte alle diverse esperienze intraprese, nonostante la fatica e la sofferenza emersa nell’affrontare alcuni temi. Continuamente mettono in gioco aspetti di vita personali, non solo l’utilizzo delle sostanze e la dipendenza ma anche altro, accedendo ai diversi ricordi, alle diverse situazioni vissute e rendendosi consapevoli di ciò che ha comportato quel momento di perdizione e distruzione per ognuno di loro.Ho cercato e cerco continuamente di accogliere, di stare in ciò che accade insieme a loro, per poter lasciare fluire la libera espressione dell’individuo, attraverso l’arte e la percezione corporea (immagini, gesti, colori, parole…), si è così messo in atto molto lentamente, un vero processo di integrazione fra gli aspetti emotivi e razionali, fra gli aspetti corporei e mentali, fra le parole e le immagini.”

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