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“A passo d’uomo con il bicchiere tutto vuoto”: l’evento della Comunità Dianova di Montefiore per presentare due importanti progetti

Circa 50 persone presenti all’evento tra servizi pubblici per le dipendenze, utenti reinseriti e collaboratori di Dianova. Giovedì 16 maggio nella Comunità di Montefiore dell’Aso, Dianova ha presentato i risultati di un anno di lavoro del progetto “Il bicchiere tutto vuoto”, il modulo specialistico per persone con disturbo da uso di alcol e il nuovo progetto “A passo d’uomo” dedicato alla prevenzione, al contrasto e alla riduzione del rischio da GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) e dipendenze digitali. “Il bicchiere tutto vuoto”, avviato a marzo 2023 con una progettualità di due anni, è un modulo specialistico che mette a disposizione 10 posti all’interno della Comunità per persone con disturbo da uso di alcol finanziato attraverso i fondi regionali dell’Area Vasta 5, territorio di competenza della struttura. Il progetto offre un programma di intervento specifico realizzato grazie ad una forte sinergia con i servizi pubblici e privati che mette al centro del percorso la persona e lavora in modo circolare con tutti gli strumenti funzionali alla realizzazione degli obiettivi individuali nel rispetto del raggiungimento del massimo grado di autonomia possibile (strumenti educativi, psicologici, sanitari e sociali).Questo modulo dal suo avvio ha preso in carico 25 persone con dipendenza da alcol con un’età media di circa 40 anni; le problematiche maggiori riscontrate nell’utenza, soprattutto nel primo periodo, erano relative agli aspetti sanitari. “A passo d’uomo”, è un progetto realizzato in collaborazione con il Dipartimento Dipendenze Patologiche Ast di Ascoli Piceno che rientra tra gli interventi di prevenzione del Piano Regionale integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio da Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) e dalle dipendenze digitali.Dedicato alla popolazione adulta, agli alunni delle scuole di primo e secondo grado, agli operatori dei servizi dipartimentali e regionali che operano nei settori del socio-sanitario e alle persone in carico ai Servizi per le dipendenze, “A passo d’uomo” ha l’obiettivo di informare, educare sulle problematiche correlate al GAP e alle dipendenze digitali stimolando le persone alla ricerca di condizioni alternative di benessere psico-fisico, alla conduzione di pratiche sane di gioco e alla gestione del tempo libero attraverso le attività di Outdoor Education e di Montagnaterapia che da diverso tempo vengono proposte agli ospiti della Comunità di Montefiore.    Questi progetti nascono dall’esigenza di rispondere ai bisogni del territorio, collaborando a stretto contatto con le realtà e i servizi dell’Area Vasta5. Infatti, per quanto riguarda il problema del consumo e abuso di alcol, il Ministero della Salute nel 2022 ha riportato dati nazionali che evidenziano un uso sempre più precoce del consumo di alcol (11 anni) e un significativo aumento del binge drinking tra i giovani (18-24 anni); gli ultimi dati relativi alla problematica dell’alcol nella regione Marche sono in linea con quelli nazionali, una ricerca del 2019 su 17 università del territorio marchigiano ha evidenziato che il 53,3% degli studenti erano bevitori ad alto rischio e che il 13,1% ha ammesso di avere comportamenti di binge drinking almeno una volta al mese. Sul gioco d’azzardo invece, l’ultima ricerca del 2018 del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Fisiologia Clinica – sezione di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari, evidenzia che il 37,8% della popolazione tra i 15 e i 74 anni ha giocato d’azzardo nelle Marche e che il 2,9% dei giocatori presenta un profilo di gioco fortemente a rischio. Nelle Marche si osserva una polarizzazione dei comportamenti di gioco maggiore rispetto al dato nazionale. La percentuale di giocatori non a rischio, così come quella di giocatori a rischio severo, è più alta che nel resto d’Italia.  Giovedì 16 maggio è stata una giornata ricca di riflessioni e spunti, dove tutta l’equipe della struttura di Montefiore ha presentato nel dettaglio l’articolazione dei progetti insieme al Dr. Marco Quercia, Direttore del Dipartimento dipendenze patologiche AST di Ascoli Piceno che ha raccontato la forte sinergia tra i dipartimenti territoriali e la Comunità. Emozionanti e importanti le testimonianze di quattro ragazzi che hanno terminato il loro percorso comunitario e che hanno partecipato ai progetti “Il bicchiere tutto vuoto” e “A passo d’uomo”. Un ringraziamento speciale a tutti i servizi territoriali che hanno partecipato all’evento e ai ragazzi e all’equipe della Comunità Dianova di Montefiore per la splendida accoglienza e il ricco buffet!

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Un progetto della Comunità di Montefiore: “A passo d’uomo”

Con l’obiettivo di prevenire, educare e informare sul Gioco d’Azzardo Patologico e sulla dipendenza digitale In collaborazione con il Dipartimento Dipendenze Patologiche Ast di Ascoli Piceno, il progetto “A Passo d’uomo” della Comunità Dianova di Montefiore dell’Aso rientra tra gli interventi di prevenzione del Piano Regionale integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio da Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) e dalle dipendenze digitali. Il progetto si rivolge alla popolazione adulta, agli alunni delle scuole di primo e secondo grado, agli operatori dei servizi dipartimentali e regionali che operano nei settori del socio-sanitario e alle persone in carico ai Servizi per le dipendenze e ha l’obiettivo di informare, educare sulle problematiche correlate al GAP e alle dipendenze digitali stimolando le persone alla ricerca di condizioni alternative di benessere psico-fisico, alla conduzione di pratiche sane di gioco e alla gestione del tempo libero. “A passo d’uomo”, infatti, rientra nelle attività di Outdoor Education (che comprende una varietà di esperienze pedagogiche di didattica attiva che si svolgono in ambienti esterni del territorio e del contesto sociale/culturale in cui si vive) e di Montagnaterapia (una terapia basata sul rapporto che si stabilisce tra l’essere umano e la montagna per ricostruire l’equilibrio psicofisico) che da diverso tempo vengono proposte agli ospiti della Comunità di Montefiore. L’utilizzo di tecniche e strumenti alternativi come l’Outdoor Education e la Montagnaterapia accompagnate da psicologia sociale e ambientale e da interventi Mindfulness Based, oltre che dalla psicologia delle dipendenze patologiche, hanno una comprovata efficacia nel contrasto e nella prevenzione delle varie forme di dipendenza; la cornice dell’ambiente naturale e della montagna infatti implementano non solo il benessere psico-fisico della persona ma anche le dinamiche di aggregazione di gruppo portando le persone in contesti diversi rispetto a quelli quotidiani, “fuori” dagli ambienti disfunzionali che possono innestare condizioni di vulnerabilità psicologica, stress, solitudine e alienazione. Il progetto “A passo d’uomo”, attraverso un approccio olistico che prevede l’uso di tutti i sensi e di tutti i linguaggi e che coinvolgono tutte le dimensioni della persona (cognitiva, fisica, affettiva e relazionale), può influire su diversi aspetti della persona; per quanto riguarda le persone con problemi di dipendenza può favorire i processi di cura e riabilitazione, migliorare le strategie di coping, perfezionare le life skills e implementare le dinamiche funzionali al benessere psico-fisico dell’individuo. La popolazione adulta che parteciperà al progetto “A passo d’uomo” potrà confrontarsi con i ragazzi ospiti della struttura di Montefiore dell’Aso che permetterà da un lato di approfondire e conoscere le dinamiche della dipendenza e, dall’altro, ridurre e abbattere lo stigma sociale che riguarda questo fenomeno. Per quanto riguarda i giovani alunni delle scuole, per i quali verranno realizzate delle attività specifiche concordati con i vari istituti scolastici, il progetto “A passo d’uomo” vuole favorire la prevenzione dei comportamenti a rischio e implementare il benessere portando i ragazzi e le ragazze “fuori” dai luoghi e dagli spazi abituali e aiutarli a sviluppare nuove passioni, conoscere nuove modalità di condivisione e occupazione del tempo libero, conoscere l’ambiente naturale e nuove modalità di stare in gruppo. “A passo d’uomo” è un progetto triennale che prevede la realizzazione di circa 20 escursioni guidate all’anno, da marzo a dicembre, con frequenza settimanale o quindicinale a seconda dei mesi, sui sentieri del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga e nelle zone naturali del territorio; le escursioni saranno organizzate insieme a guide ambientali escursionistiche e psicologi, psicoterapeuti ed educatori professionali che implementeranno diverse attività, come: Un progetto innovativo che coinvolgerà diversi target e avrà un importante impatto sul territorio.

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Una giornata a porte aperte nella Comunità Dianova di Montefiore per l’inaugurazione de “Il Bicchiere tutto vuoto”

Presentato il nuovo modulo sperimentale per persone con Disturbo da uso di Alcol “Il bicchiere tutto vuoto” Questo nuovo modulo che nasce dall’esperienza delle formazioni fatte dalle equipe di Dianova, dall’esperienza del modello di intervento alcol e dalla formazione specifica del responsabile terapeutico della struttura di Montefiore nella Comunità di Cozzo sul modulo alcol, è stato finanziato attraverso i fondi innovazione regionali gestiti a livello dipartimentale dall’Area Vasta 5 sulla quale ha sede la struttura. Un progetto sperimentale partito a gennaio del 2023, che avrà la durata di due anni e potrà ospitare fino a 10 persone con problemi di dipendenza da alcol. Per presentare “Il bicchiere tutto vuoto” mercoledì 24 maggio è stata organizzata una giornata a porte aperte nella Comunità di Montefiore alla presenza di circa 60 persone tra cui i rappresentanti di diversi Sert, dei servizi di alcologia, delle cliniche e dei dipartimenti delle regioni Marche e Abruzzo insieme all’equipe della struttura, al Direttore Generale di Dianova e i rappresentanti delle Comunità Dianova di Cozzo e Palombara. Alle ore 11.00 tutti i partecipanti sono stati accolti e hanno visitato gli spazi della struttura per poi radunarsi per la presentazione del modulo: ha avviato gli interventi il Dott. Claudio Cacaci, direttore del dipartimento dipendenze dell’Ast 5 delle Marche, che ha presentato il progetto finanziato attraverso i fondi dipartimentali, dopo un breve saluto del Direttore Generale che ha messo l’accento sull’importanza di poter offrire interventi mirati a persone con dipendenza da alcol anche attraverso l’esperienza di un modello attivo da oltre 15 anni nella Comunità Dianova di Cozzo, la parola è passata a ogni membro dell’equipe della struttura che ha presentato il proprio ruolo e il proprio lavoro all’interno della stessa dando evidenza delle specificità del modulo alcol. Interessante il focus sugli strumenti e sulle tecniche specifiche applicate all’interno della Comunità di Montefiore, tra questi, ICF-Recovery, i gruppi, la testistica, la Mindfulness, la Schema therapy, le attività di outodoor education e il progetto Spex che si sta realizzando in tutte le strutture di Dianova. Tutti gli interventi hanno sottolineato la necessità e l’importanza della co-costruzione del progetto individuale in un’ottica di collaborazione e condivisione non solo con la persona coinvolta nel percorso ma anche tra la comunità e i servizi invianti; è grazie infatti a un lavoro sinergico tra tutti gli attori coinvolti nella presa in carico e nell’intervento che è possibile offrire percorsi mirati che siano efficaci. Al termine degli interventi è seguito un ricco pranzo a buffet preparato dai ragazzi ospiti della Comunità; in questo momento sono 22 gli utenti inseriti in struttura e molti dei servizi presenti hanno avuto modo anche di poter confrontarsi con le persone da loro inviate ed avere aggiornamenti e condivisioni sugli obiettivi raggiunti e/o da raggiungere all’interno del loro percorso. Una giornata che è stata ricca di spunti, svoltasi in un clima di grande partecipazione e interscambio che ha permesso il confronto tra diversi esponenti del settore delle dipendenze. Un ringraziamento speciale a tutti coloro che hanno partecipato.

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Un modulo sperimentale nella Comunità Dianova di Montefiore dell’Aso per persone con Disturbo da Uso di Alcol

È stato avviato nella Comunità di Montefiore dell’Aso (AP) di Dianova il progetto sperimentale “Il bicchiere tutto vuoto” finanziato attraverso i fondi innovazione regionali gestiti a livello dipartimentale dall’Area Vasta 5 sulla quale ha sede la struttura di Montefiore. Il progetto nasce dall’esperienza delle formazioni fatte dalle equipe di Dianova, dall’esperienza del modello di intervento alcol e dalla formazione specifica del responsabile terapeutico nella comunità di cozzo sul modulo alcol; il progetto prevede lo sviluppo di un modulo di intervento per pazienti DUA inserito all’interno della struttura e dei 23 posti accreditati e avrà una durata di due anni. Un modulo che potrà ospitare sino a 10 persone e offrirà un programma di intervento specifico per persone con dipendenza da alcol e si sviluppa attraverso un approccio che prevede una forte sinergia nell’intervento con i servizi pubblici o privati; mette al centro del percorso la persona e lavora in modo circolare con tutti gli strumenti delle diverse aree (educativa, psicologica, sanitaria e sociale), strumenti funzionali alla realizzazione degli obiettivi individuali nel rispetto del raggiungimento del massimo grado di autonomia possibile attraverso anche l’applicazione del set di strumenti ICF- Recovery che aiuta nella visione globale e che viene utilizzato in tutte le comunità di Dianova. I pazienti accedono al modulo sperimentale “Il bicchiere tutto vuoto” direttamente o dopo un programma di disintossicazione presso alcune cliniche del territorio marchigiano; sono infatti attive collaborazioni con Villa san Giuseppe di Ascoli Piceno e Villa Jolanda di Maiolati Spontini. I pazienti inseriti nel modulo alcol beneficiano anche di tutti gli interventi previsti dal programma di Dianova Montefiore per i pazienti con Disturbo da uso di sostanze. Il modulo si suddivide in tre fasi: Durante la prima fase della durata di un mese è prevista l’osservazione e la valutazione del caso e l’implementazione degli strumenti di intervento; nello specifico viene svolto un assessment sanitario, una valutazione psichiatrica e un’anamnesi individuale e famigliare. La persona fin dalla prima settimana viene inserita in diversi gruppi come: Accanto alle attività di gruppo terapeutiche ed educative, le persone vengono inserite nei laboratori di attività relativi alla gestione ordinaria della struttura (cucina, lavanderia, orti e giardini, piccola manutenzione, pulizie), con ruoli progressivamente sempre più responsabilizzanti, e in attività non ordinarie come laboratori ludici ed espressivi. Durante il secondo mese di permanenza viene somministrato il set di strumenti ICF-Recovery che permette una valutazione globale del funzionamento individuale nella quale si evidenziano le aree di criticità ma anche le risorse personali. La seconda fase rappresenta la strutturazione di un progetto terapeutico individualizzato nel quale vengono fissati gli obiettivi che saranno monitorati ogni 3 mesi, in base al raggiungimento degli obiettivi ne vengono poi definiti ulteriori. In questa fase del programma vengono approfonditi i vissuti individuali relativi all’uso della sostanza, la funzione della sostanza nel tempo e si lavora per favorire l’incremento della consapevolezza della problematica e dei rischi ad essa correlati sia a livello individuale che, tramite specifici incontri, a livello familiare. In questa fase vengono inoltre implementati gli strumenti orientati al monitoraggio della relazione con l’esterno alla Comunità e la persona viene inserita in diversi altri gruppi: e, dopo un’attenta valutazione delle condizioni psico-fisiche, la persona viene inserita nelle attività di Montagna-Terapia e Outdoor Education. Nella terza ed ultima fase del progetto “Il bicchiere tutto vuoto” si lavora allo sviluppo della capacità progettuale rispetto al percorso di vita della persona e alla definizione congiunta di un progetto di reinserimento sociale in previsione di una progressiva acquisizione di una nuova identità sociale. Sono utilizzati in maniera preponderante gli strumenti come la sperimentazione sul territorio, l’esposizione protetta e non protetta attraverso uscite mirate in autonomia e verifiche domiciliari, il lavoro con l’ambiente familiare, laddove possibile. Viene consolidato e favorito il collegamento con le realtà territoriali che si occupano delle problematiche di dipendenza e di percorsi di reinserimento. L’obiettivo di questo progetto sperimentale è quello di poter poi accreditare nella Regione Marche dei moduli specialistici per pazienti con Disturbo da Uso di Alcol.

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Schema Therapy nella Comunità di Montefiore

Un protocollo di intervento breve su base Schema Therapy applicato nel contesto riabilitativo-residenziale La Schema Therapy, ideata dallo psicologo americano Jeffrey Young nel 1990, offre un approccio innovativo per il trattamento di pazienti con disturbi d’ansia, depressione, e in particolar modo per i disturbi di personalità e con una grande resistenza al cambiamento. Originariamente la Schema Therapy veniva applicata sui pazienti che non avevano tratto beneficio dalla terapia cognitivo comportamentale standard ed è stata successivamente integrata con altre importanti teorie come quella comportamentalista, quella dell’attaccamento, la teoria della Gestalt e la psicodinamica (Young, Klosko, Weishaar, 2007). Nucleo centrale della Schema Therapy è che ogni essere umano, fin dall’infanzia, ha dei bisogni fondamentali da soddisfare: se nell’ambiente in cui è cresciuto il bambino i bisogni sono stati insoddisfatti in modo continuativo, l’individuo crescerà sviluppando una valutazione negativa non solo dell’altro ma anche di sé. In questo modo nascono degli Schemi Maladattivi Precoci che andranno a permeare le future relazioni dell’individuo; questi schemi infatti possono essere “riattivati” da particolari situazioni che in qualche modo richiamano gli eventi dolorosi del passato e possono essere rivissute in maniera ripetitiva nel corso della vita, portando a condotte disfunzionali. L’obiettivo terapeutico della Schema Therapy è quello di rendere consapevole il paziente dell’esistenza e del funzionamento di questi schemi e di aiutarlo a trovare strategie di coping più efficaci per soddisfare i propri bisogni. Partendo dunque da questo approccio teorico, il Dott. Stefano Mori, psicologo-psicoterapeuta cognitivo comportamentale della Comunità di Montefiore dell’Aso ha implementato un protocollo di intervento breve su base Schema Therapy che propone ed applica alle persone con problemi di dipendenza che svolgono un percorso terapeutico riabilitativo all’interno della struttura. Questo protocollo si sviluppa attraverso 3 fasi fondamentali: Fase 1: Assessment e psico-educazione In questa prima fase la persona viene aiutata nell’identificazione degli Schemi Maladattivi cercandone le origini, permettendo al paziente di famigliarizzare con il modello dei propri schemi e di riconoscere i propri stili di copying maladattivi per capire come essi agiscono nella sua vita. Fase 2: Modifica degli schemi Durante la terapia il paziente ha il compito di mettere in discussione la validità dello schema: si comincia elencando insieme al terapeuta tutte le situazioni della vita che possono costituire una prova a favore della validità dello schema o una contraria ad essa. Quando, però, le prove non sono sufficienti a invalidare lo schema, si può ricorrere a delle strategie per modificare gli aspetti della vita del paziente che non risultano soddisfacenti. In questa fase vengono anche adottate delle tecniche esperienziali per affrontare lo schema dal punto di vista emotivo: con le procedure immaginative, ad esempio, i pazienti possono esprimere la rabbia o la tristezza che provano per ciò che hanno vissuto nell’infanzia. Così facendo possono confrontarsi col genitore (o con gli altri significativi dell’infanzia) e proteggere e confortare il bambino vulnerabile, riuscendo a esprimere quei bisogni che avevano da bambini ma che non sono stati soddisfatti. Attraverso le tecniche immaginative e i role-playing i pazienti si possono esercitare a dialogare con le persone significative della loro vita, controbattendole e interrompendo il circolo vizioso che lo schema crea a livello emotivo.Infine vengono stabiliti alcuni esercizi comportamentali che la persona deve svolgere anche al di fuori delle sedute di Schema Therapy per imparare come sostituire le risposte di copying maladattivi con nuovi pattern comportamentali più funzionali. Fase 3: Restituzione e compendio del lavoro effettuato In questa fase conclusiva terapeuta e paziente riflettono sui passaggi che hanno caratterizzato il lavoro fin qui svolto, dalle fasi psico-educazionali e di esposizione del modello alle fasi di evoluzione del paziente all’interno delle considerazioni cognitive ed emotive, fino alle prove comportamentali. L’applicazione della Schema Therapy nella Comunità di Montefiore diventa quindi un ulteriore strumento rielaborativo a servizio delle persone accolte nella struttura che permette loro di acquisire maggiore consapevolezza di sé e del proprio vissuto; un nuovo approccio che verrà sviluppato successivamente anche nel contesto di gruppo.

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“Faccio dieci passi e poi mi fermo”: La Comunità Dianova di Montefiore dell’Aso al Festival di Smerillo

Dal 13 al 17 luglio Smerillo è stata protagonista del Festival “Le Parole della Montagna” In questi ultimi mesi la situazione pandemica prima e la guerra poi, ci hanno fatto sperimentare un senso di smarrimento. I punti di riferimento sociali, culturali, politici ed economici si sono assottigliati fino a scomparire. La distanza fisica è diventata relazionale, abbiamo perso di vista l’altro e facciamo fatica a orientarci nella quotidianità. Per questo il Festival “Le Parole della Montagna” di Smerillo, arrivato nel 2022 alla sua 13esima edizione, ha sentito l’esigenza di riflettere sulla parola PERDERSI, raccogliendo una serie di eventi culturali di filosofia, poesia, alpinismo, arte, cinema, letteratura, spettacolo. Anche Dianova ha partecipato a questo importante Festival con il contributo della Comunità di Montefiore dell’Aso attraverso la mostra fotografica “Faccio dieci passi e poi mi fermo”: una raccolta di esperienze e immagini delle escursioni in montagna dei ragazzi della Comunità di Montefiore all’interno delle attività di outdoor education a cura del fotografo Gianmaria Pennesi. Da diversi anni infatti nelle Comunità di Dianova le escursioni e le arrampicate in montagna vengono utilizzate come strumento terapeutico durante il percorso riabilitativo dei ragazzi ospiti delle strutture. Le attività di outdoor education, che comprendono anche diverse altre attività oltre al contesto della montagna, si sono dimostrate estremamente vantaggiose per le persone con problemi di dipendenza da sostanze; aumento della fiducia in sé stessi, consolidamento della relazione coi propri compagni e con le persone coinvolte nell’esperienza, scoperta della natura e dell’ambiente, approfondendo il rapporto tra uomo-natura-società. La mostra fotografica “Faccio dieci passi e poi mi fermo” allestita presso il museo MACS di Smerillo voleva proprio offrire una testimonianza visiva dell’importanza di queste attività, aprendo un dibattito tra esperti del settore: la mostra infatti era il passaggio finale dell’evento “In cerca della via” di venerdì 15 luglio dove sono state raccontate le storie e le esperienze non solo delle Comunità Dianova ma anche del Carcere di Bollate e della Comunità di accoglienza San Cristoforo; storie di vita di persone che hanno perso la propria strada e che ogni giorno si impegnano per ritrovarla. Una giornata di scambio e confronto nella bellissima città di Smerillo; un ringraziamento agli organizzatori del Festival e a Gianmaria Pennesi, fotografo e amico della Comunità Dianova di Montefiore dell’Aso che ha immortalato i nostri ragazzi. Per chi volesse approfondire le tematiche e gli eventi del Festival “Le parole della montagna”: www.leparoledellamontagna.it

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Nuovi corsi nella Comunità di Montefiore grazie ad Accademia Chefs di San Benedetto del Tronto

Una nuova opportunità di reinserimento sociale per i nostri ragazzi Nella Comunità Dianova di Montefiore dell’Aso i nostri ragazzi stanno seguendo dei corsi, realizzati dai maestri di Accademia Chefs di San Benedetto del Tronto che permetteranno loro di imparare l’arte della pasticceria e della panificazione. Ogni lunedì, partendo dalla prima settimana di novembre e per la durata di un mese, 12 ragazzi della struttura si incontrano per 4 ore con un maestro pasticciere che per ogni lezione insegna loro un diverso tipo di preparazione; biscotti, torte, pasticcini etc… Ogni venerdì invece, sempre guidati da un maestro dell’Accademia Chefs di San Benedetto del Tronto, 13 ragazzi seguono le lezioni di “arti bianche” imparando l’arte della panificazione e della pizzeria. A dicembre, alla fine del corso tutti i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e applicheranno le nozioni messe in pratica anche durante le feste di Natale per preparare piatti e dolci da condividere con tutti gli ospiti della struttura e l’equipe.

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Il protocollo Mindfulness nella Comunità Dianova di Montefiore
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Mindfulness nella Comunità di Montefiore: un protocollo strutturato per le persone con problemi di dipendenza

Diverse pratiche per aiutare i ragazzi a raggiungere una maggiore consapevolezza di sé e del proprio vissuto. “Mindfulness significa prestare attenzione in modo particolare, intenzionalmente, in maniera non giudicante, allo scorrere dell’esperienza, momento per momento” (Kabat-Zinn, 1994). Diverse ricerche scientifiche hanno evidenziato come gli interventi Mindfulness-based portino a significativi cambiamenti delle funzioni cognitive legate ad attenzione e memoria, migliorando l’attenzione selettiva, esecutiva e sostenuta, la memoria a breve termine, favorendo un’attitudine caratterizzata da accettazione, apertura, sospensione del giudizio, auto-compassione. I veri programmi basati sulla Mindfulness hanno efficacia sulla riduzione dello stress, dell’ansia, della depressione, ed esistono ad applicazioni focalizzate al trattamento dei disturbi alimentari, del disturbo post-traumatico da stress e delle dipendenze. Esiste infatti uno specifico protocollo denominato Mindfulness Based Relapse Prevention (MBRP) per la prevenzione delle ricadute in soggetti già in trattamento per problemi di dipendenza da sostanze. Le pratiche di cui è composto il programma MBRP mirano, in primo luogo, a implementare il livello di consapevolezza relativo ai fattori scatenanti e ai modelli abituali di risposta ad essi implicati nelle condotte di abuso e, in secondo luogo, a fornire strumenti specifici rispetto alla gestione delle ricadute, lavorando sulla ricerca di strategie di coping alternative nelle situazioni stressanti e sul potenziamento del senso di autoefficacia; la dipendenza da sostanze infatti, non diversamente dalle nuove e sempre più diffuse forme di dipendenza comportamentale, esaspera la tendenza innata dell’essere umano a dividere in opposti il mondo che percepisce, spingendo il soggetto a evitare l’esperienza presente a favore della ricerca di uno stato mentale che alteri la percezione della realtà.Le pratiche di MBRP permettono di affinare le proprie capacità di riconoscere i processi cognitivi ed affettivi che orientano il comportamento e le abitudini, soprattutto nelle situazioni emotive rilevanti; tutto ciò per chi ha un problema di dipendenza, il cui rapporto con la sostanza è veicolato dalla funzione di regolazione degli stati affettivi che essa svolge, significa riuscire, di fronte a uno stimolo che innescherebbe solitamente la condotta d’abuso, a rispondere in maniera funzionale allo stimolo stesso, attraverso un processo di scelta consapevole, anziché reagirvi impulsivamente. Nella Comunità Dianova di Montefiore fin dal 2017 viene applicato il protocollo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction), il trattamento più diffuso e maggiormente corroborato da prove scientifiche circa l’efficacia.La scelta di non utilizzare il protocollo specificatamente pensato per le dipendenze (MBRP) deriva dal fatto che, essendo quest’ultimo orientato alla prevenzione delle recidive, viene applicato nella fase conclusiva e avanzata dei percorsi terapeutici, se non addirittura post-trattamento; seguire tale impostazione avrebbe significato escludere dalla partecipazione la maggior parte dei ragazzi presenti nella struttura, mentre l’intenzione dell’equipe di Montefiore fin dal 2017, è stata quella di fornire uno strumento terapeutico aggiuntivo a chiunque avesse voluto utilizzarlo. La partecipazione al percorso di Mindfulness nella Comunità di Montefiore è, infatti, volontaria e ogni ragazzo, prima di cominciare l’attività, viene informato sul tipo di esperienza che andrà ad incontrare, sottolineando l’importanza dell’impegno richiesto e presentando nel dettaglio le tecniche proposte.L’ultimo protocollo effettuato in ordine di tempo (novembre-dicembre 2020) ha raccolto l’adesione di 17 ragazzi: durante il percorso sono state affrontate le tematiche relative alle dinamiche della dipendenza, correlandole ai diversi concetti e alle diverse esperienze legate al protocollo stesso (stress, ruolo delle aspettative, allenamento all’attenzione e alla concentrazione, padronanza delle proprie reazioni emotive nei momenti difficili etc…). Ecco alcune testimonianze dei ragazzi che hanno partecipato al percorso di Mindfulness: “Il protocollo Mindfullness mi ha aiutato molto nell’accorgermi dei comportamenti del quotidiano che facevo con il pilota automatico, inconsapevolmente, sia nelle azioni che nei pensieri, così ho potuto lavorarci per cercare di cambiarli. Con la riscoperta di me sto ricominciando ad ascoltare i bisogni del mio corpo e della mente (dopo 15 anni di tossicodipendenza non sei più abituato) scoprendo anche una parte di me che non conoscevo prima” “Molto positiva l’esperienza degli incontri sulla Mindfulness. Sono un tipo ansioso e abbastanza stressato e questa pratica, attraverso la focalizzazione sul respiro inverso e diretto oltre che sulla consapevolezza del corpo, mi ha dato la possibilità di lavorare sui miei problemi. Inoltre ho potuto capire che si può mettere mano anche all’impulsività, alla rabbia, alla frustrazione. Di sicuro continuerò a praticare la mindfulness anche al di fuori, per vivere una vita migliore ed essere “in pace” con me stesso e il mondo che mi circonda.”

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La dott.ssa Giusti durante la presentazione della mindfulness nelle dipendenze
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Mindfulness nelle dipendenze: uno strumento terapeutico nella Comunità di Palombara

Le pratiche della mindfulness applicate nell’intervento sulla dipendenza da sostanze Esiste uno specifico protocollo rivolto alle persone che sviluppano una qualche forma di dipendenza che integra il trattamento cognitivo-comportamentale ai tradizionali insegnamenti; la mindfulness nelle dipendenze consiste in pratiche che offrono agli utenti l’opportunità di osservare i propri vissuti, comprendere i reali bisogni e trovare uno spazio per mentalizzare anche gli stati di sofferenza. Letteralmente la mindfulness è la capacità di “porre attenzione in modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in assenza di giudizio”. Ed ecco che la mindfulness applicata nelle dipendenze diventa uno strumento terapeutico che permette ai ragazzi di approfondire diversi aspetti interiori. È da questi presupposti che nasce il laboratorio esperienziale di minfulness nella Comunità di Palombara tenuto dalla Dott.ssa Tania Giusti; un corso dove partecipano volontariamente 14 ragazzi e ragazze con incontri a cadenza settimanale. I primi incontri, della durata di circa 1 ora e mezza hanno l’obiettivo di portare i partecipanti ad avere una maggiore consapevolezza del quotidiano, per poi passare all’accettazione di sé stessi e delle esperienze passate e infine concludere con lezioni di 2 ore e 30 basate sulla ricerca di uno stile di vita equilibrato e sul miglioramento dei rapporti interpersonali. Ogni incontro ha una parte teorica per illustrare le caratteristiche della mindfulness e una parte esperienziale dove i ragazzi svolgono meditazioni sempre diverse guidati dalla voce della psicologa Tania Giusti, che scandisce l’inizio e la fine della pratica con il suono di una campana tibetana. Per concludere, ogni lezione termina con un momento di condivisione e confronto tra i partecipanti. Nel praticare lo strumento terapeutico della mindfulness nelle dipendenze si coltivano comprensione ed accettazione, i ragazzi imparano ad elaborare anche i sentimenti e i vissuti più negativi. Il dolore viene accolto come qualsiasi altra esperienza umana, non viene negato né evitato, e questo ne riduce la sofferenza.Si sviluppa la capacità di auto-osservarsi, si diventa più consapevoli dei propri stati interni e si impara a lasciare andare pensieri ed emozioni. “Attraverso le meditazioni si sviluppa la capacità di vedere ed accettare le cose per quelle che sono senza giudizio e ciò aiuta a non reagire in modo automatico e inconsapevole, che per i ragazzi della Comunità corrisponde alla droga o alla bottiglia e a tutte le conseguenze negative che la tossicodipendenza comporta.Semplicemente ancorandosi al presente, portando l’attenzione al respiro o alle sensazioni del proprio corpo, i ragazzi imparano nuove strategie di coping, maggiormente utili nelle situazioni ad alto rischio, con cui dovranno confrontarsi per il resto della vita.” dice la Dott.ssa Giusti L’applicazione dello strumento terapeutico della mindfulness nelle dipendenze in Dianova parte da una ricerca condotta dalla Dott.ssa Barnato; ad oggi viene utilizzata nelle Comunità di Palombara, Ortacesus e Montefiore.

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Montagnaterapia: valutata l’esperienza di Dianova

La montagnaterapia come strumento educativo nell’intervento per persone che hanno problemi di dipendenza da sostanze Le Comunità Dianova di Cozzo e di Garbagnate, alle quali si aggiungerà presto anche la Comunità di Montefiore, integrano nel percorso terapeutico di ciascun ragazzo le attività di montagnaterapia: ferrate, arrampicate ed escursioni. Per valutare l’impatto della montagnaterapia viene definita una scheda per ogni partecipante che contiene gli obiettivi che si intende far raggiungere alla persona attraverso quest’esperienza: uno strumento grazie al quale è possibile per l’equipe capire se al termine annuale dell’attività di montagnaterapia sono stati  raggiunti gli obiettivi individuali, se non sono stati raggiunti o se ne sono stati raggiunti degli altri, e quindi valutare quanto, secondo l’équipe, tutta l’attività sia stata terapeutica.  Dopo ogni attività in montagna vengono chiesti dei feedback (chiamati “diari di bordo”) ai partecipanti che vengono condivisi con l’equipe e con il gruppo: la condivisione del proprio vissuto è importante perché consente di rielaborare l’esperienza mentre le considerazioni del resto del gruppo permettono di confrontare i propri sentimenti con quelli degli altri.  Acquisire maggior senso di responsabilità e sicurezza di sé, sperimentarsi nel superamento delle difficoltà, far emergere le proprie risorse personali, sviluppare o incrementare l’appartenenza al gruppo e acquisire fiducia nello stesso sono gli obiettivi raggiunti emersi dai feedback dei 16 ragazzi di Dianova che hanno partecipato alle attività del 2019. Inoltre, dal 2014 Dianova fa parte della Rete Passaggio Chiave, un gruppo formato da servizi del privato sociale ed istituzioni pubbliche che hanno in comune l’utilizzo della montagna come strumento educativo; un importante modo di confrontarsi con altri operatori del settore per continuare a sviluppare strategie utili a percorso terapeutico di tante persone con problemi di dipendenza.

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Responsabile della protezione dei dati

Informazioni sul contatto

Ruolo: responsabile della protezione dei dati Carrino Giovanni

Indirizzo: viale Forlanini, 121 20024 Garbagnate Milanese Milano

Email:  [email protected]

Telefono:  02 99022033