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Tutte le news del mondo Dianova

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Nella comunità Dianova di Cozzo, il workshop di fotografia terapeutica SPEX

Tre giorni intensi e pieni di emozioni per un bellissimo e interessante progetto proposto e realizzato da Cristina Nunez all’interno della Formazione per Facilitatori del workshop SPEX. Si è svolto nella Comunità di Cozzo con la partecipazione di otto facilitatori che stanno realizzando il corso formativo sul metodo SPEX ideato e creato da Cristina Nunez, fotografa di fama internazionale, una formazione di tre giorni di workshop che ha visto coinvolti nove utenti delle Comunità di Dianova Cozzo e Garbagnate. Il metodo SPEX (Self-Portrait Experience) è un dispositivo artistico creato nel 2004 da Cristina Nuñez, che utilizza l’arte autobiografica con la fotografia e il video, per favorire una trasformazione individuale; è basato sull’esperienza con l’autoritratto della fotografa che ha utilizzato questo strumento per superare l’auto-stigma provocato dalla sua dipendenza da eroina in adolescenza. SPEX è un viaggio attraverso tutti gli aspetti della propria vita, e viene realizzato con una serie di esercizi fotografici, suddivisi in tre ambiti: – Io: emozioni, personaggio, corpo, luoghi, radici. – Io e l’Altro: ritratti e autoritratti relazionali – Io e il Mondo: ritratti e autoritratti di gruppo I partecipanti lavorano, sia individualmente che in gruppo, sulle molteplici percezioni delle opere prodotte, attraverso diversi criteri, per scoprire come la percezione di sé stessi sia in costante evoluzione e per stabilire un dialogo continuo con e tra le immagini. Durante questo percorso i partecipanti costruiscono sequenze che danno forma al loro progetto d’autoritratto per dare inizio alla loro autobiografia visiva. In sintesi, gli obiettivi del metodo SPEX che sono stati applicati in diversi ambiti nelle carceri, nei centri di salute mentale, centri di riabilitazione, centri giovanili, scuole, musei, gallerie d’arte e aziende in vari paesi: Italia, Spagna, Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Germania, Stati Uniti, Canada, Corea del Sud, Bangladesh e Australia sono i seguenti: Nella comunità è stato allestito un vero e proprio studio fotografico e le giornate si sono divise in momenti diversi tra attività individuali e di gruppo, dopo una prima giornata di presentazione del progetto e del gruppo dei partecipanti, i nostri ragazzi, accompagnati e supportati dai facilitatori presenti, hanno iniziato il primo giorno con la presentazione del progetto e l’organizzazione delle giornate ma soprattutto hanno lavorato nello studio fotografico sull’espressione delle emozioni attraverso autoscatti sulle percezioni di ciò che le immagini restituivano. Il resto del gruppo ha lavorato su diversi esercizi scritti che hanno avuto sempre come obiettivo la codificazione delle loro emozioni e dei loro bisogni emotivi attraverso le immagini di altri. Il gruppo poi è stato suddiviso in coppie che insieme al proprio facilitatore di riferimento ha esplorato i dintorni della comunità e fatto delle foto sia al proprio compagno che all’ambiente. L’ultimo giorno è avvenuta una restituzione di gruppo dove sono state presentati gli autoscatti di ognuno e ogni partecipante ha potuto esprimere ciò che vedeva dentro quelle immagini; interessante e di rilievo è stata la capacità del gruppo di esimersi da qualsiasi giudizio sull’immagine e di staccarsi dalla conoscenza della persona per interpretare le immagini senza pregiudizi. Alle giornate è stata sempre presente la responsabile terapeutica (psicologa-psicoterapeuta) della comunità di Cozzo, la D.ssa Eugenia Luraschi, che ha osservato e raccolto ulteriori elementi sulle persone coinvolte. Un’esperienza di tre giorni che è stata intensa sia in termini di condivisione ma anche di emozioni e che ha stimolato i nostri ragazzi verso una maggior conoscenza di sé e del proprio potenziale ma anche verso la crescita della propria autostima. Il percorso verrà riproposto nelle altre comunità di Dianova e per i partecipanti di questa esperienza è previsto un proseguimento del progetto con il supporto di alcuni facilitatori per realizzare la propria autobiografia. È così che la fotografia, attraverso il metodo SPEX, si trasforma in uno strumento terapeutico a supporto del percorso individuale di ogni partecipante.

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I Gruppi Intensivi nella Comunità Dianova di Cozzo: un importante strumento di cambiamento

Nella Comunità Terapeutica di Cozzo è attivo da alcuni anni uno strumento terapeutico importante: il gruppo intensivo; un gruppo che viene proposto una sola volta e durante la fase centrale del percorso individualizzato al quale partecipano 7-8 utenti. Prima di entrare nel merito del gruppo intensivo è necessario offrire una breve introduzione sul ruolo del gruppo nel percorso residenziale che, agendo da propulsore riveste, come detto, un importante e fondamentale ruolo. Infatti, il gruppo dei pari/compagni di percorso, la loro partecipazione, il clima che si vive, il fatto di condividere lo stesso ambiente e di essere comunemente impegnati a raggiungere analoghi obiettivi, è considerato uno degli aspetti peculiari della residenzialità; il gruppo però non è la semplice somma dei partecipanti, ma assume la forma di contenitore, in grado di assemblare i contenuti che aleggiano nell’atmosfera della Comunità Terapeutica Residenziale; svolge la funzione di attenuare e, a volte, mediare le emozioni dei singoli partecipanti. La matrice del gruppo è complessa poiché il gruppo è inserito nella vita quotidiana della struttura, entra in relazione con le diverse attività educative svolte dall’equipe, con i laboratori espressivi e con gli incontri nel setting individuale. Il “campo non lascia scampo”: non ci si può permettere di stare in Comunità senza mettere in discussione le proprie abitudini, il proprio modo di stare insieme e relazionarsi, sia con il gruppo dei pari che nei confronti dell’Equipe. La dimensione gruppale del trattamento residenziale fornisce anche prezioso materiale da elaborare nelle sedute di psicoterapia individuale, negli incontri educativi o nel dialogo con gli operatori. Nel contesto di gruppo le difese di ciascun utente, inoltre, tendono ad abbassarsi, creando terreno fertile per attuare, da parte degli operatori, anche degli interventi riabilitativi e riflessivi che, al di fuori di quel contesto, non sarebbero attuabili per attivare un vero e proprio processo di cambiamento. È infatti necessario promuovere esperienze che permettono all’individuo di passare da una pensabilità ad un’azione di cambiamento per promuovere il raggiungimento del massimo grado di autonomia e degli obiettivi personali specifici. Da queste premesse nasce anche il gruppo intensivo nella Comunità di Cozzo che viene proposto un’unica volta durante il percorso; è un gruppo co-condotto da un educatore e da uno psicologo psicoterapeuta che in media vede la partecipazione di 7/8 persone e ha come obiettivo la condivisone della storia emotiva della propria famiglia per aiutare l’utente ad unire i comportamenti (ciò che vedo tutti i giorni) con la sua storia personale e agire un cambiamento nelle sue modalità relazionali. La preparazione a questo gruppo viene svolta all’interno della prima fase del percorso svolto all’interno dei cosiddetti “Gruppi fascia” che prevede, tramite l’auto-aiuto tra i pari, la consapevolizzazione dei propri vissuti emotivi, quindi il mondo delle emozioni e dei sentimenti, e l’individualizzazione delle reazioni autodistruttive legate alla vita comunitaria quotidiana nel presente. Il gruppo si sviluppa attraverso diverse fasi, si parte dalla stesura della propria autobiografia con particolare riferimento ai vissuti ed alle reazioni dal passato che verranno confrontate con ciò che è stato osservato nel percorso residenziale attuale. Grazie alla condivisione e all’analisi del proprio vissuto si indagano infatti anche i comportamenti messi in atto nella quotidianità, da dove derivano, per mettere in atto le azioni necessarie di cambiamento; infatti il confronto con gli altri compagni fa emergere alla persona la consapevolezza che nel modo in cui l’utente “agisce e funziona” nel contesto famigliare, agisce e funziona in Comunità. Infatti particolare attenzione viene posta al contesto famigliare: all’interno del Gruppo Intensivo il lavoro si sviluppa verso le figure genitoriali ed i relativi tratti caratteriali che hanno condizionato la propria storia e la vita familiare utilizzando tecniche di varie estrazioni terapeutiche ed esperienziali. Alla fine di quello che potremmo definire più un processo che un gruppo, segue la seconda tappa del percorso comunitario del singolo utente con l’obiettivo di sviluppare ciò che nel gergo comunitario viene denominata “la parte adulta” utilizzando ruoli interni di maggiore responsabilità permettendo gradualmente di affrancarsi dal ruolo di “figlio/bambino” e di rinforzare un ruolo maggiormente responsabile.

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Dipendenza da alcol: nella Comunità Dianova di Cozzo un programma di intervento specialistico

Da oltre quindici anni nella Comunità Dianova di Cozzo vicino a Pavia è presente un percorso specifico per persone con problemi di dipendenza da alcol, il modulo specialistico per alcol e polidipendenti che può ospitare sino a 14 persone. Prima di entrare nel merito dell’intervento proposto da Dianova, occorre fare una breve premessa per quanto riguarda la figura della persona alcolista nel contesto residenziale della Comunità che generalmente è connotata come il luogo dove si “cura” chi ha una dipendenza da droghe.Infatti, da sempre la dipendenza da alcol viene trattata principalmente in maniera ambulatoriale o attraverso gruppi di auto-aiuto (Alcolisti Anonimi); nel tempo però e in base alle esperienze dei diversi servizi si è reso necessario pensare ad un modello di intervento anche in ambito residenziale che favorisse l’accoglienza e la residenzialità di persone con problemi di alcol non in grado di raggiungere l’astinenza e quindi la realizzazione di un programma diurno. Un passaggio che riveste anche culturalmente una grande importanza in termini di considerazione di questo fenomeno all’interno della nostra società che spesso viene sottovalutato o associato alla persona trasandata e costantemente ubriaca. Il modulo per alcolisti e polidipendenti nella Comunità Dianova di Cozzo è nato dopo un percorso formativo realizzato con professionisti di diverse strutture residenziali del privato e del settore pubblico che era rappresentato dai NOA (Nuclei Operativi Alcologia nati in Lombardia nei primi anni 2000 che sono servizi pubblici che offrono erogazioni ambulatoriali finalizzate all’assistenza alle persone con Disturbo da Uso di Alcol e alle loro famiglie, così come previsto e definito dalla legge 125/2001.); l’obiettivo era quello di definire un modello di intervento per gli alcolisti all’interno del contesto residenziale. Dal 2004 ad oggi questo modulo in continua evoluzione, si sviluppa attraverso un approccio che prevede una forte sinergia nell’intervento con i servizi pubblici (Ser.D. e quando presenti NOA) o privati (SMI, cliniche, etc …), mette al centro del percorso la persona e lavora in modo circolare con tutti gli strumenti delle diverse aree (educativa, psicologica, sanitaria e sociale); strumenti funzionali alla realizzazione degli obiettivi individuali nel rispetto del raggiungimento del massimo grado di autonomia possibile attraverso anche l’applicazione del set di strumenti ICF- Recovery che aiuta nella visione globale e che viene utilizzato in tutte le comunità di Dianova. Nello specifico vengono contestualizzate, analizzate, affrontate ed elaborate nella storia della persona le criticità che sono alla base dello sviluppo della dipendenza da alcol. Questi aspetti vengono approfonditi al fine di costruire un percorso individuale che definisce degli obiettivi e delle tempistiche per il loro raggiungimento, il tutto viene sviluppato all’interno del setting della comunità dove l’intervento educativo è realizzato attraverso il coinvolgimento dei diversi attori presenti: l’operatore di riferimento, il gruppo dei pari/compagni di percorso e l’equipe della struttura; la specificità del contesto residenziale permette alla persona di sperimentare nuove modalità di comportamento, di confrontarsi con gli altri anche nelle attività quotidiane nel quale si è impegnati e applicare nella pratica gli obiettivi previsti; in sinergia poi viene realizzato un intervento individuale di tipo psicologico/psicoterapeutico e dal 2016 nella struttura viene utilizzato anche il metodo di psicoterapia EMDR. Il nucleo famigliare riveste un ruolo fondamentale, è importante sottolineare che durante il percorso sono previsti colloqui specifici che oltre alla persona prevedono il coinvolgimento dei famigliari, interventi finalizzati a sviluppare la consapevolezza della problematica e lavorare sulle possibilità di cambiamento in relazione anche alle eventuali dinamiche relazionali disfunzionali presenti al suo interno; inoltre, la famiglia spesso rappresenta il luogo “di ritorno” dopo il percorso comunitario ed è per questo necessario che abbia ben presente quale sia il proprio ruolo e sappia assumere comportamenti che diventino protettivi e non di rischio. Tra gli strumenti utilizzati nel programma specialistico per la dipendenza da alcool i gruppi rivestono un ruolo focale e vengono realizzati durante le diverse fasi del percorso; il primo gruppo che viene realizzato con le persone che hanno appena intrapreso il percorso è denominato “Gruppo informativo” è condotto da un educatore dell’equipe della struttura e ha l’obiettivo di formare e informare rispetto ai fattori correlati all’abuso di sostanze affrontando diverse tematiche come i luoghi comuni sull’alcol, i fattori sanitari, culturali, sociali e clinici ma anche di sviluppare un confronto sulla propria percezione della problematica di dipendenza da alcol. Lo stesso gruppo di persone successivamente partecipa al “Gruppo specialistico” che è condotto da una psicologa e ha l’obiettivo di lavorare sugli aspetti individuali legati al proprio problema di alcolismo e sugli automatismi che hanno portato all’uso della sostanza al fine di mettere in atto comportamenti e/o strategie alternative che possano invece prevenirne l’utilizzo. È importante sottolineare anche come all’interno della comunità la presenza di questo intervento specifico sugli alcolisti permetta poi di sviluppare anche nelle altre persone inserite una maggior consapevolezza sul proprio rapporto con questa sostanza spesso sottovalutata all’interno della propria esperienza di dipendenza. Oltre a quanto già descritto, la comunità offre una serie di altri strumenti funzionali al percorso proposto: laboratori, gruppi esperienziali, attività interne ed esterne, etc… Per chi ha un problema di dipendenza da alcol i fattori di rischio sono numerosi e molteplici e uno dei più rilevanti lo riveste il contesto esterno; infatti l’alcol è molto presente in generale nella quotidianità di ogni persona: l’aperitivo con i colleghi dopo il lavoro, la cena aziendale, il brindisi per un traguardo raggiunto, la festa in famiglia… tutte situazioni che possono far sentire inadatta e fuori luogo la persona con problemi di alcol o che ha avuto una dipendenza, che dovrebbe riuscire a stare in queste situazioni sicura della sua scelta e senza doversi auto-escludersi dal contesto conviviale per tutelarsi. Alla luce di questi fattori specifici il percorso prevede infatti diverse uscite all’esterno del contesto protetto della comunità proprio per poter lavorare sulle difficoltà che si riscontrano una volta conclusa la permanenza in comunità e per aiutare la persona con problemi di alcolismo a comprendere la necessità di accettare l’astinenza completa e costante che dovrà portare avanti anche al termine del percorso. Questo è un ulteriore aspetto che si rivela critico perché le

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La testimonianza di Cesare, volontario nella Comunità di Cozzo

Dianova: QUALCOSA DI SPECIALE E UNICO… Mi chiamo Cesare sono volontario da pochi mesi presso la Comunità Dianova di Cozzo ma è come se fossi parte di questa realtà da sempre….vi spiego il perché. Il mio primo incontro con Dianova risale a qualche anno fa quando, camminando per la mia città, sono stato avvicinato da due ragazzi che indossavano una pettorina con la scritta “Dianova”. Erano dialogatori, si occupavano di presentare i progetti e le attività di Dianova e raccogliere fondi per sostenerli. Mi hanno chiesto se conoscessi il mondo delle dipendenze e se mai avessi avuto dei pregiudizi sulle persone con problemi di dipendenza da sostanze. Erano due giovani ragazzi di qualche anno meno di me, mi sono fermato a parlare con loro, con poche e semplici parole mi hanno trasmesso subito qualcosa di speciale; non mi ero mai soffermato a riflettere su questa problematica e sono tornato a casa con molte domande, con una nuova curiosità da esplorare. Qualche anno dopo, per caso, su Facebook vedo il video di una campagna di Dianova… quel nome mi era famigliare, mi ricordava qualcosa ed ecco che mi è tornato alla mente quell’incontro casuale di qualche tempo prima. Per curiosità ho cominciato a visitare i canali social e il sito internet le pagine delle comunità sparse per l’Italia, le attività, le interviste e le storie dei ragazzi. In qualche modo questi viaggi virtuali dentro le strutture, sempre aggiornati e molto coinvolgenti, mi facevano compagnia prima di addormentarmi. Una mattina ho deciso di voler vedere con i miei occhi il mondo di Dianova e ho contattato la Comunità di Cozzo, la più vicina a casa mia, nella Lomellina in provincia di Pavia: volevo conoscere meglio questa realtà. Subito, in maniera molto disponibile, con gli educatori dell’equipe abbiamo fissato un incontro dove oltre ad avermi parlato della struttura e della sua storia, mi hanno fatto visitare i laboratori e tutta la comunità. Durante la mia visita ho conosciuto alcuni ragazzi che mi hanno fatto subito sentire “uno di loro”, spiegandomi quello che stavano facendo, raccontandomi la loro storia e quali fossero i loro obiettivi per il futuro. Ho avuto la stessa sensazione di quella volta che sono stato fermato per strada, quel qualcosa di speciale e unico, quella voglia di entrare a far parte di questo mondo. Da quel momento ho iniziato ad offrire un po’ del mio tempo, almeno un paio di volte a settimana vado nella struttura di Cozzo, accompagno i ragazzi nelle loro attività quotidiane, ascolto le loro storie e aiuto dove e quando c’è bisogno, a volte mi fermo a pranzo e posso dire che è un’esperienza molto bella condividere insieme a loro questo momento. Quello che mi ha colpito molto è stata anche l’equipe che opera nella struttura, persone molto preparate e sempre “sul pezzo”, la comunità poi è un luogo molto accogliente e offre attività ben definite e strutturate. Sono passati diversi mesi dal giorno che sono arrivato nella Comunità Dianova di Cozzo per la prima volta, ormai mi sento parte di una grande famiglia. Credo che ognuno di noi nella vita debba fare un’esperienza come la mia, tutti abbiamo del tempo libero a volte impiegato in maniera non costruttiva e fine a sé stesso.Donando e trascorrendo del tempo con questi ragazzi si esce e si torna a casa con qualcosa in più, quel qualcosa di SPECIALE e UNICO che a parole è anche difficile da spiegare. Quando arrivi nella Comunità c’è un grande murales su cui c’è scritta una frase che mi colpisce ogni volta che la leggo: “Forte non è chi non cade mai, forte è chi cade si rialza e torna a camminare.” Questa frase mi accompagna ogni giorno. GRAZIE RAGAZZI, GRAZIE DIANOVA!

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Webinar Dianova “La persona dipendente da alcol: il modello di trattamento residenziale di Dianova come risorsa”

Un approccio multidisciplinare e integrato con i servizi sulla dipendenza da alcol. Venerdì 26 novembre oltre 50 professionisti dei servizi pubblici e privati d’Italia hanno partecipato al webinar di Dianova “La persona dipendente da alcol: il modello di trattamento residenziale di Dianova come risorsa” realizzato con gli interventi di alcuni professionisti dell’equipe della Comunità di Cozzo, la Dott.ssa Eugenia Luraschi, Psicoterapeuta – Responsabile terapeutica, la Dott.ssa Barbara Caneva, psicologa e il Dr. Gino Sciortino, educatore professionale e con il prezioso contributo finale della D.ssa M. Raffaella Rossin Responsabile NOA Perini – Ricordi – UOC Dipendenze – ASST Fatebenefratelli – Sacco. Il webinar, iniziato alle 11 e terminato alle 13, aveva come obiettivo principale quello di presentare nel dettaglio il programma specialistico residenziale per alcolisti e polidipendenti che può accogliere fino a 14 persone (uomini e donne) attivo da oltre 15 anni nella Comunità di Cozzo; un servizio accreditato, così come previsto dalla Regione Lombardia, che offre appunto la possibilità di accreditare moduli specialistici. Questo modello di trattamento nasce nei primi anni del 2000 grazie ad un percorso formativo condiviso tra i servizi del pubblico e del privato in particolare con i NOA di Milano (Nuclei Operativi Alcologia), servizi pubblici che offrono erogazioni ambulatoriali finalizzate all’assistenza alle persone con Disturbo da Uso di Alcol e alle loro famiglie, così come previsto e definito dalla Legge Nazionale 125/2001. Una collaborazione tra esperti del settore delle dipendenze che ha permesso la costruzione di un modello che basa la sua forza sulla sinergia e la condivisione delle diverse parti coinvolte soprattutto anche nell’ottica di una co-progettazione del percorso individualizzato, del suo monitoraggio in itinere ma anche in relazione al seguimento post dimissioni. Il webinar è stato così articolato: dopo una breve presentazione della moderatrice, Ombretta Garavaglia, Responsabile del Dipartimento Comunicazione di Dianova, la Dott.ssa Eugenia Luraschi ha presentato “L’approccio di intervento di Dianova nella CT di Cozzo” dove è stata data una panoramica generale dei programmi della struttura con un particolare accenno sul set di strumenti ICF-Recovery e un focus sull’evoluzione del modello di intervento soprattutto in relazione al Modulo alcol. Successivamente la parola è passata alla Dott.ssa Barbara Caneva e al Dr. Gino Sciortino con l’intervento “L’applicazione di strumenti specifici all’interno del percorso nella CT di Cozzo” dove sono stati presentati nel dettaglio i diversi strumenti adottati, in particolare i gruppi terapeutici, previsti all’interno del modulo specialistico attraverso anche degli interessanti contributi con video testimonianze degli utenti della struttura coinvolti. Ultimo contributo prima di lasciare spazio alle domande è stato quello della Dott.ssa Maria Raffaella Rossin “Il valore del servizio durante il percorso residenziale: l’esperienza con il NOA” che ha dato evidenza dell’importanza di creare la giusta sintonia tra l’intervento ambulatoriale e quello residenziale al fine di dare continuità al percorso del paziente per permettergli di affrontare al meglio le difficoltà e le problematiche che riscontrerà all’uscita dalla struttura. Inoltre è stata fortemente sottolineata la crucialità di definire obiettivi a breve/medio termine tra tutte le parti coinvolte (utente, famiglia, servizio e comunità) e il monitoraggio congiunto degli stessi. Un webinar che ha dimostrato e ribadito la necessità di creare approcci integrati che prevedano una forte sinergia nell’intervento con i servizi pubblici (Ser.D. e NOA) o privati (SMI, cliniche, etc …) e mettano al centro del percorso l’utente, lavorando in modo circolare con tutti gli strumenti delle diverse aree (educativa, psicologica, sanitaria e sociale) funzionali alla realizzazione degli obiettivi individuali nel rispetto dell’autonomia possibile di ogni persona. Per maggiori informazioni sul webinar o ricevere i materiali e la registrazione dell’evento: [email protected]

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CryptoPop in interazione: l’arte contemporanea a supporto delle Comunità di Dianova

Un progetto nato dalla volontà dell’artista italiano RoddAlt che definisce la sua arte “Imperfetta, inconsistente e immediata” Ha preso il via dalla comunità di Garbagnate il progetto Cryptopop: un’iniziativa che mira ad offrire un’esperienza artistica per gli utenti delle strutture di Dianova, per dare spazio ad una libera espressione attraverso l’arte contemporanea, dove l’unico requisito è la volontà di raccontare il proprio stato d’animo attraverso forme e colori. RoddAlt ha avuto modo negli anni di conoscere Dianova ed ha voluto proporre alla nostra realtà un progetto artistico per coinvolgere i ragazzi e le ragazze dei centri di Dianova e realizzare delle opere a più mani: partendo da uno stato d’animo che RoddAlt metterà su tela, si passerà il testimone ad un Co-Artista (un ragazzo delle nostre comunità). Come in una staffetta, invece del bastone, il testimone sarà il pennello, per completare l’opera e rendere questo incontro unico.Sarà prodotto in co-partecipazione, prendendo liberamente ispirazione dalla metà della tela realizzata da RoddAlt in totale libertà secondo la propria personale capacità creativa. Il risultato finale sarà la presentazione dei propri lavori attraverso mostre e partecipazione ad eventi rivolti a tutta la comunità locale, con l’obbiettivo di abbattere lo stigma e gli stereotipi ancora presenti sulle persone con problemi di dipendenza da sostanze. L’iniziativa, mira ad offrire una esperienza artistica per gli utenti dei centri di Dianova, con la finalità di dare spazio ad una libera espressione attraverso l’arte contemporanea, la quale si rivolge ad un pubblico variegato, ove l’unico requisito è la volontà di raccontare il proprio stato d’animo attraverso forme e colori.Un modo per sviluppare le iniziative personali attraverso un linguaggio non giudicante, interpretando l’opera dal proprio punto di vista senza filtri e pregiudizi.Il progetto favorirà l’emersione delle differenze, contribuendo allo sviluppo delle propensioni individuali, nel proprio percorso di cura e riabilitazione dalle problematiche legate alle dipendenze permettendo di utilizzare la creatività come strumento comunicativo.L’ultimo aspetto, di importanza rilevante, sarà la restituzione al territorio dell’esperienza attraverso mostre ed eventi, in grado di far conoscere la problematica delle dipendenze, diminuendo il divario tra percepito e reale. All’interno di ogni singola mostra verranno esposte le opere realizzate. Questo progetto, della durata di 6 mesi, vede il coinvolgimento di 20 ragazzi e ragazze delle Comunità di Garbagnate, di Cozzo e di Ortacesus che realizzeranno 12 opere su tela di grandi dimensioni (220x160cm) che verranno poi esposte durante eventi e mostre che si realizzeranno sul territorio.

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l'equipe di cozzo durante il corso anti-burnout
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Corso anti Burnout per l’equipe della Comunità di Cozzo

Un corso teorico/pratico sulla gestione dello stress lavorativo e sulla prevenzione del Burnout attraverso metodologie esperienziali. La sindrome del Burnout indica una forma particolare di stress lavorativo relativa alle professioni d’aiuto, ovvero quelle dove, oltre alle competenze tecniche, si utilizzano abilità sociali, energie psichiche ed emozioni. Questa forma di stress lavoro-correlato può riguardare educatori, psicologi, operatori sociali, medici, infermieri, e può portare a diversi problemi di natura psicologica, fisica ed emotiva che possono incidere sia sulla vita privata che nell’ambito professionale.Il nuovo corso per l’equipe multidisciplinare della Comunità Dianova di Cozzo vuole lavorare proprio sulla prevenzione del Burnout e sulla gestione dello stress lavorativo attraverso tecniche di Counseling, che offrono spazi di ascolto e riflessione, e metodologie esperienziali, che intervengono sul piano razionale ed emozionale della persona; un corso sia teorico che pratico, della durata di 16 ore strutturate in quattro incontri di quattro ore ciascuno.Il corso, tenuto da un educatore professionale e Counselor, ha lo scopo di prevenire i fenomeni di Burnout e ridurre il rischio di insorgenza di stress, migliorando così la qualità dell’intervento professionale, utilizzando strumenti sia teorici che pratici come: attività di gruppo, tecniche di respirazione, tecniche di Gestalt, tecniche di Bioenergetica, tecniche di comunicazione, condivisione in gruppo, indagando sia la sfera individuale che quella dell’equipe.Inoltre, nelle fasi iniziale e finali del progetto verranno somministrati all’equipe multidisciplinare della Comunità di Cozzo, dei questionari che avranno la funzione di comprendere il contesto all’interno del quale è strutturato l’intervento, fare un confronto pre-post, restituire i risultati ai singoli partecipanti e alla direzione della struttura dei feedback per evidenziare eventuali aree di intervento future.

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I ragazzi di cozzo durante le lezioni del gruppo esperienziale
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I gruppi esperienziali nella Comunità Dianova di Cozzo

Sono stati introdotti nella struttura di Cozzo a partire da giugno del 2018 e si sviluppano attraverso alcune tecniche psico-corporee. Da giugno del 2018 sono stati introdotti, all’interno della Comunità di Cozzo, con l’obiettivo di proporre agli utenti presenti uno strumento ed uno spazio in cui potersi esprimere in libertà e mostrare emozioni, sentimenti e vissuti repressi o trattenuti attraverso tecniche psico corporee, metodi che utilizzano il corpo per contattare e fare emergere in maniera sana e costruttiva le proprie emozioni, aiutando anche a rilasciare ansie e tensioni.Uno dei grandi vantaggi che provoca l’utilizzo di tali tecniche è quello di agevolare e spesso accelerare i processi di cambiamento e di crescita, creando un’armonizzazione ed una maggiore efficacia tra gli strumenti terapeutici ed educativi presenti nel percorso in comunità (colloqui psicoterapeutici ed educativi, gruppi, attività, ecc.). Infatti, subito dopo la sperimentazione del gruppo viene realizzato un colloquio con la psicologa per accogliere e dare maggiore efficacia alle esperienze vissute durante la sessione.Il gruppo non è aperto a tutti gli ospiti; l’inserimento dei partecipanti è valutato in base a dei criteri specifici. In genere viene proposto un nuovo inserimento nel gruppo dopo alcuni mesi dall’ingresso in struttura affinché l’osservazione sinora svolta sia sufficientemente adeguata. La proposta viene posta all’interno dell’èquipe multidisciplinare e la valutazione viene effettuata dal case manager, dalla psicologa, dal conduttore del gruppo e, per alcuni casi particolari dal medico-psichiatra. Alcune patologie sanitarie o psichiatriche sono controindicate per l’utilizzo di alcune metodologie, come ad esempio le crisi epilettiche. Una volta valutato positivamente l’inserimento, viene esposta all’utente la tecnica e proposta la partecipazione, in quanto uno dei principali criteri, è la partecipazione volontaria; pertanto è importante che la persona abbia la motivazione per sperimentare nuovi percorsi attraverso nuove tecniche.Le metodologie utilizzate sono diverse, tra queste vengono utilizzate tecniche legate sono il Rebirthing (tecnica di respirazione), le meditazione attive e tecniche mutuate dalla Bioenergetica e dalla Danzaterapia.Il Rebirthing è uno dei più importanti strumenti utilizzati, anche se viene applicato con delle importanti varianti rispetto alla forma originaria; questo termine viene utilizzato per indicare una tecnica di respiro attraverso la quale è possibile, metaforicamente parlando, “rinascere” e stabilire un contatto con il proprio sé più profondo.L’altra tecnica utilizzata sono le meditazioni attive, a differenza della meditazione classica che prevede generalmente posizioni statiche, di difficile attuazione per il nostro modo di vivere ricco di dinamicità, di movimento, di tensione e talvolta di sentimenti repressi, quelle attive, attraverso una serie di stimoli: musiche potenti e stimolanti accompagnate alla danza, allo scuotimento, alla vibrazione e talvolta nell’uso della voce aiutano ad entrare in uno stato di attenzione e di rilassamento profondo.Annualmente vengono coinvolti 9 utenti, il gruppo viene realizzato settimanalmente e ha una durata di circa un’ora; è condotto da un educatore presente nell’equipe multidisciplinare della struttura, conduttore esperto, che oltre a un titolo specifico ha sviluppato questi strumenti sia in ambito di crescita personale che in strutture che intervengono negli ambiti della dipendenza da sostanze.Per rendere ancora più efficace l’utilizzo di questo metodo, a tutti i componenti dell’équipe multidisciplinare della struttura è stata data l’opportunità di sperimentare direttamente queste tecniche in modo tale da comprendere ed interagire con gli ospiti partecipanti in maniera più agevole.

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incontro montagnaterapia Dianova Cozzo con Sert di Vigevano
comunità

L’esperienza di montagnaterapia di Dianova al Ser.D di Vigevano

Un incontro per presentare lo strumento della montagnaterapia e la rete “Passaggio Chiave” nel trattamento delle dipendenze da sostanze. Dal 2013 Dianova fa parte di “Passaggio Chiave” un gruppo formato da un insieme di servizi e istituzioni (comunità terapeutiche, Ser.T e C.A.I.) che hanno in comune l’utilizzo della montagna come strumento educativo nell’ambito delle dipendenze; fanno parte del gruppo Alpiteam (Scuola regionale di alpinismo), Arca di Como, Comunità il Molino, Comunità Nuova, Coop. Atipica, Coop. Di Bessimo e Ser.T di Monza.Le equipe delle Comunità Dianova di Garbagnate, di Cozzo e di recente di Montefiore, integrano nel percorso dei ragazzi ospiti nelle strutture l’attività di montagnaterapia, uno strumento che si è rivelato molto utile non solo per la sua valenza educativa e pedagogica, ma anche per creare sinergie e condividere esperienze e risultati con altre realtà del settore.A novembre Dianova ha presentato e descritto la propria esperienza di montagnaterapia ad un incontro organizzato presso la sede del Ser.D di Vigevano insieme a Caritas di Vigevano, Ser.T di Magenta e Ser.T di Pavia, presentando anche il gruppo “Passaggio Chiave”: un’iniziativa che verrà proposta sia dai Ser.T che dalla Caritas all’interno dei propri Servizi per valutare un’eventuale adesione e di creare un “sotto gruppo” di Passaggio Chiave localizzato sul territorio.Le uscite organizzate in montagna infatti permettono alla persona di lavorare su diversi aspetti come l’appartenenza ad un gruppo, la fiducia, la fatica e la soddisfazione di arrivare in cima, il tutto contornato dal contatto con la natura, concetti efficaci dal punto di vista terapeutico.

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Montagnaterapia: valutata l’esperienza di Dianova

La montagnaterapia come strumento educativo nell’intervento per persone che hanno problemi di dipendenza da sostanze Le Comunità Dianova di Cozzo e di Garbagnate, alle quali si aggiungerà presto anche la Comunità di Montefiore, integrano nel percorso terapeutico di ciascun ragazzo le attività di montagnaterapia: ferrate, arrampicate ed escursioni. Per valutare l’impatto della montagnaterapia viene definita una scheda per ogni partecipante che contiene gli obiettivi che si intende far raggiungere alla persona attraverso quest’esperienza: uno strumento grazie al quale è possibile per l’equipe capire se al termine annuale dell’attività di montagnaterapia sono stati  raggiunti gli obiettivi individuali, se non sono stati raggiunti o se ne sono stati raggiunti degli altri, e quindi valutare quanto, secondo l’équipe, tutta l’attività sia stata terapeutica.  Dopo ogni attività in montagna vengono chiesti dei feedback (chiamati “diari di bordo”) ai partecipanti che vengono condivisi con l’equipe e con il gruppo: la condivisione del proprio vissuto è importante perché consente di rielaborare l’esperienza mentre le considerazioni del resto del gruppo permettono di confrontare i propri sentimenti con quelli degli altri.  Acquisire maggior senso di responsabilità e sicurezza di sé, sperimentarsi nel superamento delle difficoltà, far emergere le proprie risorse personali, sviluppare o incrementare l’appartenenza al gruppo e acquisire fiducia nello stesso sono gli obiettivi raggiunti emersi dai feedback dei 16 ragazzi di Dianova che hanno partecipato alle attività del 2019. Inoltre, dal 2014 Dianova fa parte della Rete Passaggio Chiave, un gruppo formato da servizi del privato sociale ed istituzioni pubbliche che hanno in comune l’utilizzo della montagna come strumento educativo; un importante modo di confrontarsi con altri operatori del settore per continuare a sviluppare strategie utili a percorso terapeutico di tante persone con problemi di dipendenza.

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Responsabile della protezione dei dati

Informazioni sul contatto

Ruolo: responsabile della protezione dei dati Carrino Giovanni

Indirizzo: viale Forlanini, 121 20024 Garbagnate Milanese Milano

Email:  [email protected]

Telefono:  02 99022033