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posizionamento

Il potere delle parole

Dianova pubblica “Il potere delle parole” un documento realizzato per abbattere lo stigma che accompagna le persone che fanno uso di sostanze attraverso il linguaggio. Le parole che utilizziamo hanno un impatto diretto sulle persone con cui dialoghiamo; quando parliamo con qualcuno o di qualcuno che si trova in una condizione di vulnerabilità ci sono parole e termini che possono ferire, denigrare o dividere. Purtroppo nell’ambito della salute mentale e delle problematiche legate all’uso di sostanze le parole stigmatizzanti sono piuttosto diffuse. Nel caso della dipendenza da sostanze lo stigma è ancor più accentuato in quanto la dipendenza viene considerata una scelta (“le persone hanno scelto di drogarsi”) e qualcosa a cui si potrebbe rinunciare se solo si volesse (“potrebbero smettere se lo volessero davvero”). Un altro esempio è lo stigma collegato alle persone che vivono con l’HIV che ancora oggi vengono ampiamente stigmatizzate perché si pensa che la loro condizione sia causata da condotte “moralmente inaccettabili” o “devianti” legate al sesso o al consumo di sostanze per via endovenosa, etc… La dipendenza è una malattia e diversi studi evidenziano che le persone con un problema di dipendenza non sono responsabili della propria condizione; nonostante ciò lo stigma resta onnipresente e uno dei fattori principali che contribuisce ad alimentarlo è proprio il linguaggio utilizzato. Parole come “drogato”, “tossico”, “tossicodipendente”, “alcolizzato” mettono sullo stesso piano l’identità di una persona e il suo consumo di sostanze, negandone l’individualità: questo stigma non solo ha una notevole influenza sulla società nel suo complesso, ma può condizionare anche chi lavora nell’ambito delle dipendenze e le persone che consumano sostanze. È importante utilizzare un linguaggio rispettoso e non giudicante proprio perché le persone più vulnerabili che si trovano in una condizione di fragilità tendono ad interiorizzare la stigmatizzazione, identificandosi all’interno di una categoria: “sono un fallito e non riuscirò a cambiare le cose”, “non valgo niente”, sono alcuni esempi di auto-stigmatizzazione che possono portare ad una bassa autostima, al senso di colpa e di vergogna. I pregiudizi e lo stigma possono scoraggiare le persone dal cercare servizi e risposte per le problematiche che stanno vivendo o addirittura a peggiorare il loro problema con l’uso di sostanze. In questo documento Dianova offre consigli e raccomandazioni su quali termini utilizzare quando si parla di e con persone che fanno uso di sostanze o che vivono un problema di dipendenza, un documento diretto a tutti ma soprattutto a chi lavora nell’ambito delle dipendenze e alla società in generale. Scarica e leggi il documento “Il potere delle parole” nella sua versione completa

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istituzionale

Che cos’è l’alcol?

Dipendenza da alcol: “Prima tu prendi un drink, poi il drink ne prende un altro, e infine il drink prende te” Francis Scott Fitzgerald Dall’esperienza ultra decennale della Comunità Dianova di Cozzo nella cura della dipendenza da alcol vogliamo condividere alcune riflessioni e dare informazioni su ciò si intende quando si parla delle problematiche dell’alcolismo, anche e soprattutto perché nella società emerge sempre più come l’abuso di alcol non sia un argomento che riguarda solo l’alcolista, riguarda anche il ruolo che l’alcool riveste a livello culturale e sociale del nostro paese.Con questo articolo vogliamo fare chiarezza sia sui rischi correlati all’alcol, sia sui luoghi comuni che ne accompagnano il consumo ma anche sui pregiudizi legati al suo utilizzo. Che cos’è l’alcol? Con il termine “alcolici” si raggruppano tutte le sostanze che contengono alcol etilico: vino, birra, superalcolici. L’alcol è farmacologicamente una droga che, secondo le dosi, ha effetti euforizzanti, disinibitori, stimolanti o calmanti. L’alcol etilico o etanolo è una sostanza liquida e incolore che si forma per fermentazione di alcuni zuccheri semplici o per distillazione del mosto fermentato. Le bevande alcoliche sono tutte quelle che contengono alcol etilico in una determinata concentrazione indicata per legge nell’etichetta della bottiglia. Come viene assunto l’alcol? Si assume sotto forma di bevanda. Effetti ricercati dell’alcol L’assunzione di bevande alcoliche può produrre sensazioni d’ebbrezza, di leggerezza, di disinibizione e di maggiore predisposizione a socializzare. Gli effetti variano a seconda della quantità assunta, della velocità dell’assunzione, dell’abitudine al consumo, dello stato di salute nonché del sesso e della corporatura di chi beve. Agisce soprattutto sul Sistema Nervoso Centrale (SNC), altera la capacità di concentrazione, le capacità motorie e l’equilibrio.   Conseguenze a breve termine L’intossicazione da alcol (ubriachezza) provoca mancata coordinazione dei movimenti, lentezza dei riflessi, difficoltà a parlare e, soprattutto, tendenza all’aggressività. Secondo le ricerche eseguite in tutti i paesi l’alcol, fra tutte le droghe, è quella che provoca il più alto livello di violenza verso sé stessi e verso gli altri. – ha potere psicoattivo: altera il funzionamento del sistema nervoso centrale;– la sindrome di astinenza è più drammatica di quella di tutte le altre sostanze. Negli stadi iniziali si manifesta con il tremore delle mani, nei casi estremi si hanno delirio e convulsioni (delirium tremens). Conseguenze a lungo termine il consumo di alcol può dare dipendenza fisica e psichica, caratterizzata dall’incapacità di controllare l’assunzione di alcol nonostante il verificarsi di conseguenze negative; dà assuefazione: per ottenere lo stesso effetto bisogna aumentare costantemente la dose; ha conseguenze sul piano individuale, sociale e familiare. Esiste un modo di bere che non fa male? Pochi sanno, anche coloro che hanno un contatto quotidiano, che l’alcol è considerato per l’OMS una droga legale perché come tutte le sostanze stupefacenti ha un potere psicoattivo e di conseguenza altera il funzionamento del sistema nervoso centrale; l’alcol dà dipendenza fisica e psicologica con chiari segni di bisogno di assumere dosi giornaliere per affrontare alcune situazioni o per alleviare i sintomi fisici come tremori o irrequietezza; dà assuefazione e implica pericolosità sociale e individuale proprio come l’eroina e la cocaina. Allora perché l’alcol è più accettato? Per chi nel bere trova il piacere, la gratificazione per aver terminato una giornata di lavoro, per chi ha bisogno di condividere l’alcol con gli amici o di “farsi forza” per affrontare una situazione difficile risulterà difficile accettare di concepire l’alcol come una droga. Per non parlare del produttore di vino o di super alcolici che potrebbe sentirsi paragonato al pusher. Ci rendiamo conto che – culturalmente – associare l’alcol a una droga possa sembrare allarmistico, ridicolo o esagerato, in fondo tutti noi abbiamo ereditato una visione salvifica e irreale dell’alcol: pensiamo al detto che il vino fa buon sangue, la birra fa il latte buono, l’alcol riscalda e ci protegge dal freddo e altri luoghi comuni. Perché allora l’abuso di alcol è così diffuso tra i giovani? L’alcol è una droga che risponde, senza incorrere in sanzioni giudiziarie e troppi pregiudizi sociali, alle esigenze di una società spesso focalizzata sulla soddisfazione immediata del piacere e sempre meno sull’attesa del piacere, in cui il consumismo sfrenato, l’impulso a “possedere” e il bisogno di assorbire velocemente ogni cosa sta prendendo sempre più piede. Come si crea la dipendenza da alcol? Inoltre, ad aumentare la diffusione e l’utilizzo dell’alcol compartecipa la componente che, come gran parte delle sostanze che creano dipendenza, agisce in modo subdolo e distrugge lentamente il bevitore senza che se ne accorga. Infatti, la maggior parte dei bevitori pensano che l’alcol diventi un problema solo nel momento in cui il fisico fa fatica a reggerlo, senza attribuire alcuna importanza al quantitativo di alcol in eccesso ingerito per arrivare al sentirsi ubriachi. Paradossalmente rispetto alle credenze i bevitori che sviluppano una maggiore tolleranza all’alcol (maggiore capacità a reggere l’alcol che il fisico acquisisce spontaneamente ad ogni esposizione con la sostanza e che con il tempo e l’aggravarsi dell’alcolismo si perde quasi totalmente) sono quelli che vanno incontro a danni fisici e psicologici maggiori perché introducono quantità eccessive di alcol nel corpo. Per concludere possiamo dire che il problema della dipendenza da alcol necessita di una specifica attenzione per diversi motivi: l’utilizzo di alcol è accompagnato da molti luoghi comuni e porta con sé molti miti e false credenze che si sono tramandate nel tempo; è una problematica che spesso viene rilevata in maniera tardiva data anche dalla facile reperibilità della sostanza e dal contesto di consumo molto più sdoganato, che porta spesso la persona con problemi di alcol ma anche chi gli sta accanto a “sottovalutare” il fenomeno e a non chiedere aiuto. Sfatiamo i luoghi comuni sull’alcol! L’alcol aiuta la digestione.Non è vero! La rallenta e determina un alterato svuotamento dello stomaco. Le bevande alcoliche sono dissetanti.Non è vero! Disidratano: l’alcol richiede una maggiore quantità di acqua per il suo metabolismo in quanto provoca un blocco dell’ormone antidiuretico, quindi fa urinare di più aumentando la sensazione di sete. L’alcol dà calore.Non è vero! In realtà la dilatazione dei vasi sanguigni di cui è responsabile

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convegni

Verso la “VI Conferenza Nazionale sulle Dipendenze”

Dianova al tavolo tecnico 3: Evoluzione delle dipendenze e innovazione del sistema dei Ser. D., delle comunità terapeutiche e del volontariato. Sono partiti i lavori di avvicinamento alla “VI Conferenza Nazionale sulle Dipendenze: oltre le fragilità” che vedrà la sua conclusione il prossimo 27 e 28 novembre a Genova; un evento che potrà essere seguito anche online. Il percorso di avvicinamento raccoglierà le proposte e le discussioni emerse dai sette tavoli tecnici che saranno così articolati: Giustizia penale, misure alternative e prestazioni sanitarie penitenziarie nell’ambito della dipendenza da sostanze psicoattive (5 e 6 ottobre 2021); Efficacia dell’azione di prevenzione e presa in carico precoce delle dipendenze patologiche (11 e 12 ottobre 2021); Evoluzione delle dipendenze e innovazione del sistema dei Ser.D. e delle comunità terapeutiche (14 e 15 ottobre 2021); Potenziamento delle modalità di intervento in ottica preventiva e nell’ottica della riduzione del danno. Analisi di esperienze nazionali ed europee (18 e 19 ottobre 2021); Modalità di reinserimento socioriabilitativo e occupazionale come parte del continuum terapeutico (25 e 26 ottobre 2021); Prodotti di origine vegetale a base di cannabis a uso medico (28 e 29 ottobre 2021); Ricerca scientifica e formazione nell’ambito delle dipendenze (2 e 3 novembre 2021). e culminerà nella costruzione di un nuovo piano d’azione italiano sulle dipendenze (tenendo conto anche del piano europeo) e fornirà al Parlamento gli strumenti e le informazioni necessarie per intervenire sul piano legislativo. Dianova ha partecipato online il 14 e il 15 ottobre al tavolo tecnico 3, seguito da oltre 600 persone; un tavolo con un programma ricco di tematiche che ha dato evidenza della situazione attuale, delle criticità e delle proposte migliorative. Gli interventi e il dibattito hanno portato alla luce una serie di questioni che sono evidenti anche per noi di Dianova e che spesso riportiamo alla luce, come, in primis la revisione del T.U. (Testo Unico) in materia di droghe, fermo al 1990 (309/90) e molti temi da rivedere in termini di sistema e di intervento nelle dipendenze, tra questi: le disomogeneità presenti nelle regioni e a volte anche interregionali sia nell’organizzazione dei servizi pubblici e privati sia in ambito di accreditamento; la necessità di una pari dignità vera tra pubblico e privato; un accorpamento in molte regioni dell’area dipendenze nella salute mentale; una presa in carico globale della persona attraverso l’integrazione dei servizi (sanitari, sociali, etc…) così come il coinvolgimento/protagonismo attivo nei percorsi di cura delle persone e delle loro famiglie anche in termini di progettazione, di monitoraggio e di verifica dei propri percorsi; multidisciplinarità del personale dei servizi; formazione permanente e supervisione integrata come condizione obbligatoria e necessaria; l’introduzione di un budget “salute” che tenga conto della componente sociale e sanitaria; il diritto di protagonismo e di scelta della persona anche in termini di luogo (mobilità interregionale); l’adeguamento dei servizi verso nuove domande di trattamento (giovani, adolescenti, donne) e di aggancio precoce; la necessità di disporre di un’analisi aggiornata ampia e dettagliata del fenomeno che è ancora oggi troppo legata al “vecchio modello di dipendenza” che possa essere di impulso anche alle decisioni politiche; necessità di monitoraggio e appropriatezza dei percorsi attraverso linee guida e raccomandazioni di buone prassi cliniche; una maggiore attenzione da parte della sanità sulle dipendenze perché venga trattata come un problema di salute pubblica; la costruzione di organismi di coordinamento nazionale centrali, regionali, locali attraverso un’ampia rappresentanza che abbia grande connessione con terzo settore, società scientifica, società civile e portatori di interesse; in ultimo l’aspetto della raccolta dei dati oggi frammentata e diversificata in moltissimi osservatori che spesso non sono in rete e che non generano impatto sulle decisioni politiche e di indirizzo e l’utilizzo di nuovi strumenti tecnologici anche in ambito di assistenza e cura. In rappresentanza delle comunità terapeutiche sono intervenuti i coordinamenti nazionali Intercear (a cui Dianova aderisce e partecipa nelle 4 regioni in cui è presente), Cnca, Comunitalia e FICT. Non ci resta ora che capire come si concluderà la Conferenza Nazionale sulle Dipendenze e quali saranno i risultati che ne deriveranno; un’attesa che dura da anni dato che l’ultima conferenza si è tenuta a Trieste nel 2009. Le aspettative verso la Conferenza sono sempre alte e sino ad ora non hanno quasi mai portato i risultati attesi, speriamo che questa volta vengano soddisfatte tenendo presente, soprattutto per l’area di intervento di Dianova, i bisogni delle persone con problemi di dipendenza e la necessità di avere risposte articolate, diversificate e personalizzate.

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istituzionale

Il posizionamento di Dianova in materia di dipendenza e di regolamentazione delle politiche sulla Cannabis

Il nuovo punto di vista di Dianova International a cui aderisce anche Dianova Italia in materia di dipendenza e in relazione alla Cannabis Approvato dai membri di Dianova nell’Assemblea Generale del novembre 2020 e pubblicato nel 2021 il nuovo Manifesto di Dianova International nel quale è contenuto il punto di vista in materia di politiche sulle dipendenze anche in relazione alla Cannabis. Un documento redatto la prima volta nel 2010 e revisionato anche nel 2017 nel quale viene definito in generale l’impegno e la posizione del network Dianova nelle diverse aree di interesse della rete; uno strumento importante per delineare le linee guida per le attività di incidenza politica sviluppate sia da Dianova International che dai suoi membri. Il documento è composto da due parti, nella prima viene descritto il contesto nel quale opera Dianova e le relazioni che sviluppa; nella seconda, viene evidenziata la posizione dell’organizzazione sui diversi temi sociali considerati prioritari. Tra le principali novità del documento viene rivista e condivisa una nuova definizione della dipendenza proposta nel 2019 dalla Società Americana di Medicina delle Dipendenze (ASAM) (revisione della definizione del 2011): “La dipendenza è una malattia cronica e trattabile, che genera interazioni complesse tra i circuiti cerebrali di un individuo, la genetica, l’ambiente e le esperienze di vita. Le persone con problemi di dipendenza fanno uso di sostanze o adottano comportamenti che diventano compulsivi, e spesso continuano nonostante le conseguenze negative”. Secondo tale definizione quindi le persone con problemi di dipendenze hanno bisogno delle stesse attenzioni di chi è affetto da qualsiasi altra malattia. Per questo Dianova aderisce a questa visione della dipendenza che la considera come una qualsiasi altra patologia, una visione che a nostro parere aiuta a ridurre la stigmatizzazione delle persone con problemi legati al consumo di sostanze e di altre dipendenze.  Nonostante questo però il modello esplicativo della “malattia della dipendenza” non deve non tenere conto del carattere multifattoriale del problema, infatti pur condividendo lo sviluppo dei risultati e dell’evoluzione forniti dalla ricerca medico scientifica non deve essere messo in dubbio il valore degli approcci di tipo biopsicosociale impiegati nel trattamento delle dipendenze. Un ulteriore aggiornamento è stato realizzato a seguito dello Studio sulla Regolarizzazione e la legalizzazione dell’uso terapeutico e ricreativo, la dipendenza e i rischi sociosanitari legati alla cannabis di Dianova International condotto e realizzato da Antonio Jesus Molina Fernandez, Professore Associato dell’Universidad Complutense di Madrid che ha visto il coinvolgimento di esperti a livello internazionale provenienti da diversi ambiti legati alla regolamentazione della cannabis (policy makers, prevenzione e intervento, ricerca, società civile, ecc) tra cui anche utenti, professionisti dei servizi pubblici per le dipendenze e il personale di Dianova Italia. Lo status giuridico della cannabis è una questione controversa nell’agenda politica internazionale; la rete Dianova, composta da 25 enti di diversa natura (associazioni, fondazioni, ONG e cooperative) presenti in 19 paesi del mondo, fornisce servizi volti al trattamento delle dipendenze ed è direttamente coinvolta nel dibattito politico che ne deriva. Per questo Dianova International ha deciso di realizzare questo studio scientifico che aveva come obiettivo, tra gli altri, di fornire una base solida per la revisione della posizione di Dianova sulle dipendenze anche a seguito del dibattito internazionale in materia di politiche sulla cannabis. Lo studio si è svolto in più fasi; tra gennaio e marzo 2019 sono stati esaminati i principali studi di ricerca pubblicati negli ultimi dieci anni e sono stati identificati i principali aspetti da trattare; successivamente sono stati intervistati 18 esperti internazionali sugli aspetti relativi alla regolamentazione della cannabis: prevenzione, intervento, attivismo sociale o definizione delle politiche. Le interviste sono state realizzate in 3 lingue diverse (spagnolo, inglese e italiano) e sono state analizzate prima di attivare i gruppi di discussione che avevano l’obiettivo di sviluppare e convalidare le conclusioni tratte dalle interviste. In un’ultima fase, sono stati scritti il ​​rapporto completo e un sommario esecutivo, inclusi tutti i processi e i risultati dello studio. Questo rapporto è stato definito e approvato dal consiglio e dall’assemblea dei delegati di Dianova International un nuovo posizionamento sulle dipendenze. Nei seguenti nove punti sono riassunti i concetti chiave del punto di vista di Dianova sulle dipendenze e le politiche sulle droghe anche in materia di cannabis: Dianova prende atto dei limiti delle politiche internazionali centrate principalmente sul proibizionismo e la repressione. Dianova appoggia una riforma del quadro generale delle convenzioni e delle istituzioni delle Nazioni Unite in materia di droghe verso un approccio di sistema di salute pubblica. Dianova sostiene lo sviluppo di dibattiti sulle dipendenze a livello nazionale. Dianova è a favore della depenalizzazione dell’uso di tutte le sostanze psicoattive nei limiti previsti dalla legge. Dianova sostiene l’attuazione di misure basate sulle evidenze scientifiche. Dianova supporta l’attuazione di misure complementari e innovative. Dianova sostiene l’accesso universale ai farmaci essenziali e alle terapie del dolore per tutti i pazienti che ne hanno bisogno. In materia di cannabis, Dianova difende il diritto degli stati ad implementare dei regimi giuridici adattati alla specifica situazione di ciascuno di essi nel rispetto dei diritti umani. Dianova si posiziona contro la legalizzazione di qualsiasi altra sostanza oggetto del controllo internazionale. Scarica il posizionamento Scarica il manifesto

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posizionamento

Cos’è la dipendenza

Cos’è la dipendenza oggi: un fenomeno ancora stigmatizzato e sottovalutato accompagnato da troppi luoghi comuni Quando ci chiediamo “Cos’è la dipendenza” quasi tutti siamo propensi a pensare alla raffigurazione del tossicodipendente eroinomane degli anni 70/80/90: una persona poco curata, mal integrata, spesso ai margini della società, dedita al consumo della sostanza per via endovenosa (siringa), una persona con evidenti segni fisici: il cosiddetto “tossico”. Invece la dipendenza da sostanze oggi si è completamente trasformata: nuovi modelli di consumo e nuove sostanze si sono introdotte nella nostra società in maniera prepotente.In questi ultimi anni ci troviamo ad affrontare innumerevoli forme di dipendenza: consumo e abuso di molteplici sostanze come eroina, cocaina, cannabis, nuove droghe, alcol, psicofarmaci, tabacco etc… senza contare le sempre più diffuse dipendenze comportamentali come il gioco d’azzardo, l’uso compulsivo di internet, i disturbi alimentari, lo shopping compulsivo, sex-addiction e le dipendenze affettive. Per avere un’idea della portata del fenomeno di cui stiamo parlando e rispondere alla domanda “Cos’è la dipendenza” è necessario provare a fornire dei dati, soprattutto per quanto riguarda l’area di competenza di Dianova che ha visto l’evoluzione e il cambiamento nell’ambito delle dipendenze dopo oltre trentacinque anni di intervento nelle sue cinque comunità terapeutiche in tutta Italia. Iniziando dall’alcol possiamo dire che nel nostro paese, in base ai dati della Società Italiana di alcologia, i soggetti a rischio dipendenza sono 10 milioni di cui 1 milione sono ragazzi minorenni; un numero preoccupante su una popolazione di circa 60 milioni di persone. Per quanto riguarda le sostanze illegali è estremamente difficile fare delle stime così approfondite come per l’alcol, proprio perché si tratta di un mercato illegale; secondo i dati Europei possiamo dire che si stima che siano oltre 96 milioni le persone che hanno fatto uso di sostanze illegali tra i 15 e i 64 anni e l’Italia è tra i primi paesi con il tasso di consumo più elevato; in Italia la ricerca ESPAD evidenzia che il 34% degli studenti italiani  (15-19 anni) ha fatto uso di sostanze nell’ultimo anno e il 21% degli studenti utilizzatori ha abitudini di consumo che possono sviluppare dipendenze. In qualità di professionisti del settore delle dipendenze possiamo, purtroppo, ipotizzare anche uno scenario futuro: nell’ultimo periodo di pandemia, l’isolamento, l’incertezza sul futuro e la privazione dei contatti sociali hanno portato e porteranno molte persone a cercare “rifugio” e “soddisfazioni” nelle sostanze legali e illegali. Di questi comportamenti continueremo a vederne le conseguenze anche negli anni a venire. Ma allora che cos’è la dipendenza? La definizione più attuale di dipendenza e che anche Dianova sottoscrive è la seguente: “La dipendenza è una malattia cronica e trattabile, che genera interazioni complesse tra i circuiti cerebrali di un individuo, la genetica, l’ambiente e le esperienze di vita. Le persone con problemi di dipendenza fanno uso di sostanze o adottano comportamenti che diventano compulsivi, e spesso continuano nonostante le conseguenze negative.” Per questo è importante comprendere il fenomeno della dipendenza oggi sia in termini di salute delle persone ma anche di impatto sociale, sanitario ed economico ed è necessario pensare e guardare alla dipendenza come un problema di salute che genera effetti diretti ed indiretti e coinvolge sia chi usa, sia la sua famiglia ma anche tutta la società in generale. Proviamo a riflettere su questo aspetto e torniamo a quanto detto precedentemente; ponendoci la domanda “Cos’è la dipendenza da droga” pensiamo subito al “tossico” se parliamo di alcol pensiamo al “senzatetto” con il “vino nel cartone”.Questa è una visione estremamente limitata di che cos’è la dipendenza: non è solo quello, oggi le sostanze di abuso più frequenti sono la cocaina e la cannabis e vengono usate con modalità che non prevedono la via iniettiva ma fumate o sniffate; l’eroina stessa, ancora molto presente, è utilizzata con modalità completamente diverse dal passato e viene anch’essa fumata o sniffata; senza poi pensare a tutte quelle sostanze che attualmente vengono prese per via orale come anfetamine, allucinogeni, ecstasy. Nel caso dell’alcol sono tante le sfaccettature da tenere in considerazione; ci sono i bevitori sociali, quelli eccessivi, quelli problematici e gli alcolisti (in genere sono solo questi a richiedere un aiuto); purtroppo la dipendenza da alcol è estremamente sottovalutata soprattutto perché è una sostanza legale, fa parte delle nostre tradizioni ed è socialmente più accettata, infatti il suo consumo e il contesto nel quale si consuma è molto più sdoganato, basti pensare ai brindisi durante le ricorrenze o anche ai falsi miti con cui siamo cresciuti, “un bicchiere di vino rosso fa bene al cuore”. Parlare di dipendenza spesso ci fa paura e pensiamo che tutto ciò non ci riguardi, molti pensano che la dipendenza metta radici solo in situazioni di estremo disagio. Ma proviamo a sgombrare la mente e a porci questa semplice domanda: chi di noi nella sua vita e nella sua famiglia non ha avuto un’esperienza diretta o indiretta con questa problematica?La risposta è tutti … ce lo confermano non solo i numeri che abbiamo visto prima ma anche le centinaia di richieste di aiuto che riceviamo ogni settimana da mogli, mariti, amici e famigliari. Pertanto, tutte quelle visioni e opinioni che sentiamo comunemente riguardo a che cos’è la dipendenza nelle quali si dice che è qualcosa che “ti sei cercato, che è perché sei un debole, perché è colpa della famiglia” etc… sono soltanto un modo per non farci pensare a quanto vediamo intorno a noi: la dipendenza è una malattia che genera determinati comportamenti, tutti siamo dipendenti da qualcosa il problema è quanto la dipendenza conduce la nostra esistenza o, peggio ancora, la determina. La dipendenza e l’abuso delle sostanze non sono mai la causa del problema ma l’espressione del sintomo di un malessere: solo rimuovendo la causa e agendo su quelle condizioni che valgono per il “benessere” di ogni essere umano, riconoscimento, identità, ruolo, appartenenza sociale, affetti e relazioni è possibile pensare che le persone possano uscire dalla condizione di dipendenza e riprendere in mano la propria vita nella maniera più funzionale e dignitosa possibile. Il ruolo della società

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istituzionale

È stata pubblicata la Relazione al Parlamento 2021 sulle tossicodipendenze: l’opinione di Dianova

I dati aggiornati all’anno 2020 sul consumo e l’abuso di sostanze legali e illegali in Italia. *In Italia è presente un sistema articolato di assistenza e trattamento delle persone con problemi di dipendenza da sostanze che è garantita per tutti i cittadini in quanto considerata tra i livelli essenziali dell’assistenza socio-sanitaria (LEA); un sistema che si occupa di prevenzione, diagnosi, trattamento, riduzione del danno e del rischio, reinserimento e riabilitazione e coinvolge diverse realtà: il Sistema Sanitario Nazionale (SerD, NOA, etc…), gli enti del Terzo Settore e il privato sociale. In questi ultimi anni il ruolo dei servizi sia pubblici che privati è cambiato, se prima erano dedicati quasi esclusivamente a persone con problemi di uso di sostanze, soprattutto eroina, oggi si occupano di ogni forma di dipendenza: consumo di sostanze psicoattive, eroina, cocaina, cannabis, nuove sostanze etc, alcol, tabacco, gioco d’azzardo, uso compulsivo di internet, disturbi alimentari, shopping compulsivo, sex-addiction e anche comorbità psichiatrica. Nel 2020 questo sistema articolato e complesso ha subito gli effetti dell’emergenza sanitaria da Covid-19 soprattutto durante la fase iniziale: le restrizioni hanno influito sulle procedure di assistenza delle persone in carico ai SerD, nelle strutture residenziali e nelle carceri. L’intero settore delle dipendenze ha dovuto riorganizzarsi nel rispetto delle norme e delle disposizioni di sicurezza e tuttora in alcuni casi non è ancora ripartito pienamente. Per capire la portata del fenomeno delle dipendenze, possiamo partire dall’impatto del mercato delle sostanze che secondo la Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze nel 2020, ha mosso attività economiche per 16,2 miliardi di euro, di cui circa il 39% attribuibile al consumo dei derivati della cannabis e quasi il 32% all’utilizzo di cocaina; inoltre si ipotizza che come conseguenza della pandemia le organizzazioni criminali si siano adattate al cambiamento potenziando la digitalizzazione dell’offerta e dell’acquisto. Un dato sui consumi generali di sostanze illegali nella popolazione non è riscontrabile e per effettuare questo monitoraggio nel nostro paese ci si affida anche al progetto Acque Reflue: una metodica basata sull’analisi dei residui di sostanze misurati nelle acque reflue che permette di stimare quali e quante sostanze vengono complessivamente consumate da tutta la popolazione afferente al depuratore oggetto di monitoraggio. Emerge che, nel 2020, la prima sostanza utilizzata è la cannabis con una media di 46,76 dosi/1000 abitanti/giorno, seguita dalla cocaina con una media di 9,51 dosi/1000 abitanti/giorno e dall’eroina con 2,25 dosi/1000 abitanti/giorno. Il dato sui consumi dei giovani è monitorato invece attraverso una ricerca, ESPAD, che viene somministrata a diversi istituti superiori in tutta Italia alla popolazione studentesca (15-19 anni); quest’anno a causa dei numerosi limiti da parte delle scuole legati alla situazione di emergenza nazionale i dati emersi dallo studio non possono ritenersi completamente confrontabili con quelli degli anni precedenti; tra i dati della ricerca del 2020, ESPAD#Iorestoacasa, vogliamo però dare evidenza ad alcuni di questi in quanto emerge che il 21% degli studenti utilizzatori ha abitudini di consumo che possono sviluppare dipendenze; carenti poi risultano essere i progetti svolti nelle scuole, circa 58. Parlando invece di dati relativi agli istituti penitenziari, possiamo dire che i detenuti per reati droga-correlati erano 18.697 pari ad 1/3 della popolazione carceraria: di questi il 95% per reati di produzione, traffico e detenzione di sostanze; i detenuti tossicodipendenti, nel 2020, erano 14.148 pari al 26% della popolazione carceraria totale. La proporzione dei soggetti tossicodipendenti rispetto al totale dei detenuti è lievemente aumentata negli ultimi anni (28%) rispetto al 25% rilevato tra il 2009 e il 2017. Per quanto riguarda il panorama dei servizi per le dipendenze in Italia sono attivi 259 servizi a bassa soglia, 762 servizi ambulatoriali, 758 servizi residenziali, semi-residenziali, ospedalieri e specialistici; da evidenziare che il 59% delle strutture socio-riabilitative sono nelle regioni settentrionali e la media di utenti presenti per struttura residenziale è di 16 persone. Prima di entrare nel dettaglio nel riportare i dati emersi sui servizi pubblici, bisogna tener conto del fatto che le restrizioni prodotte dall’emergenza sanitaria hanno inevitabilmente mutato la procedura e il processo ambulatoriale delle persone in carico ai SerD, aumentando le visite domiciliari, i colloqui da remoto, le visite su appuntamento, l’allungamento dei tempi di affidamento della terapia sostitutiva, consegna dei farmaci a domicilio etc… Nel corso del 2020 infatti i 575 SerD hanno assistito complessivamente 125.428 soggetti tossicodipendenti, per il 12% si tratta di nuovi utenti un numero che non coincide però con la reale utenza in carico perché esclude chi è in trattamento per altre dipendenze e per che si rivolge al SerD per accertamenti e/o consulenze: questi dati in generale risultano in calo rispetto agli anni precedenti. Il 62% circa degli utenti trattati usa eroina come sostanza primaria, il 22% cocaina e il 12% cannabinoidi. L’86% degli utenti dei SerD è di genere maschile, con un’età media di 41 anni, mentre gli utenti di genere femminile hanno un’età media di 40 anni. I nuovi utenti sono più giovani (in media di 9 anni) rispetto a quelli già in carico. Le limitazioni causate dalla pandemia di Covid-19 hanno avuto un importante impatto anche sulle modalità di accesso e di permanenza degli utenti nelle strutture terapeutiche residenziali, che, come Dianova ha fatto, hanno adottato strategie al fine di garantire il periodo di isolamento precauzionale preceduto dall’esecuzione di tampone al momento dell’ingresso. Tutto ciò ha evidenziato un prolungamento dei tempi di accesso, anche a fronte della maggiore richiesta di ricoveri e inserimenti in struttura a scopo di contenimento di situazioni di disagio e di sollievo a carico del famigliare; rispetto al 2019 si stima una diminuzione di circa 12% dell’utenza presente nelle strutture. In media, i soggetti presenti in trattamento presso le strutture socio-riabilitative censite nel 2020 (821 pari al 91% del totale) sono stati 13.781 al giorno; il 35% dell’utenza nelle strutture residenziali è in trattamento per uso primario di cocaina/crack e nella stessa percentuale per l’eroina. Dalla relazione al parlamento emerge poi una ricerca, voluta dal Dipartimento Politiche Antidroga e coordinata dall’IFC-CNR che ha coinvolto le Regione e le Province Autonome, realizzata attraverso il Progetto STATUS QUO per acquisire un

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Dianova sulla relazione al parlamento 2020 sulle tossicodipendenze
istituzionale

Dianova sulla Relazione al parlamento 2020 sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia

I dati aggiornati (2019) sulla situazione Italiana sul consumo e l’abuso di sostanze illecite. Si stima che circa 96 milioni delle persone di età compresa tra 15 e 64 anni nell’Unione europea abbiano fatto uso di droghe illecite almeno una volta nella vita; in tutta Europa l’esperienza di consumo di droga è riportata più frequentemente dai maschi (57,8 milioni) rispetto alle femmine (38,4 milioni). Secondo la Relazione al Parlamento 2020 sulle tossicodipendenze, in Italia nel corso del 2019 i SerD hanno assistito complessivamente 136.320 soggetti tossicodipendenti di cui 85,9% degli utenti totali è di genere maschile. Inoltre gli assistiti in trattamento hanno mediamente 40,7 anni; le femmine sono più giovani con un’età media di 39,2 anni in confronto ai 40,9 anni dei maschi. Nel tempo si misura un progressivo e costante invecchiamento della popolazione dei SerD in tutta Italia; vi è un rilevante aumento della percentuale di assistiti con età superiore ai 39 anni passati dal 10,9% del 1999, al 39,9% del 2009 e al 58,3% del 2019; parallelamente si osserva una diminuzione nelle classi di età più giovani; questo dato conferma anche i dati dell’utenza inserita in trattamento nelle comunità terapeutiche di Dianova, infatti l’età media dei 397 utenti inseriti nel 2019 è di 39 anni. Sempre nel 2019 risultano essere stati in trattamento nelle strutture terapeutiche mediamente 15.621 persone al giorno ed il totale dell’utenza in carico in questi servizi durante l’anno è stata di 25.318 persone, per la maggior parte di genere maschile (83,4%) e di oltre 40 anni di età. In Italia, l’età di primo uso della sostanza di abuso per cui gli assistiti sono in trattamento (dato disponibile solo per 43.314 assistiti ovvero il 31,7% dei trattati) è 21,4 anni senza differenze di genere, mentre l’età di primo trattamento è 28,9 anni con una latenza di 7,5 anni tra il primo consumo e il primo trattamento, con una latenza maggiore nei maschi (7,7 anni) rispetto alle femmine (6,3 anni). Sempre in relazione al consumo/abuso tra i più giovani, una ricerca condotta nel 2019 sugli studenti italiani evidenza come il 33,9% degli stessi dichiara di aver utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita; la cannabis resta la sostanza più utilizzata dai giovani. Questi dati emersi dalla Relazione al Parlamento 2020 sulle tossicodipendenze, ci fanno capire che intercettare i target più giovani e soprattutto le giovani donne con problemi di dipendenza è estremamente difficile e risulta quanto mai essenziale ripensare a modelli di aggancio ed intervento soprattutto per questa tipologia di consumatori/abusatori. Per quanto riguarda le sostanze, secondo i dati, risultano aumentate le richieste di trattamento ricevute dai servizi pubblici per le dipendenze per uso primario di cocaina, che nel 2019 si sono riflettute in 27.913 persone trattate. Gli oppiacei sono tra le sostanze meno diffuse in Italia, eppure restano protagoniste in molte aree di indagine, dalla domanda di trattamento alle conseguenze sanitarie. L’eroina rimane, infatti, la sostanza primaria maggiormente diffusa tra le persone in trattamento e in cura presso nei servizi per le Dipendenze. Nei Servizi Pubblici, il 64% risulta in carico per eroina e, secondo i dati del Ministero dell’Interno, un terzo dell’utenza del Privato Sociale è in carico per questa sostanza. Un dato estremamente inquietante è quello relativo ai decessi per overdose: nel corso del 2019 sono stati 373 nel nostro paese (+11% rispetto al 2018), crescono anche le ospedalizzazioni direttamente droga-correlate, che nel 2019 sono state 7.480, in aumento soprattutto tra i giovani e gli adulti under 45 ed è sempre per la cocaina che si rileva l’incremento maggiore. Se il numero di consumatori di sostanze per via iniettiva registrati per aver contratto malattie infettive risulta in costante diminuzione, sono tuttavia in aumento le diagnosi tardive di HIV: nel 30% dei casi si raggiunge infatti lo stadio di AIDS conclamato ignorando la propria sieropositività. Fino al 2005 questa percentuale era del 15% circa. Un dato che desta preoccupazione sulla percezione del rischio da parte degli utilizzatori di sostanze e conferma l’abbassamento generale dell’attenzione sulla prevenzione e le attività di riduzione del danno. Per la prossima relazione al parlamento del 2021 possiamo quindi aspettarci uno scenario più drammatico. Infatti, la stessa relazione mette in evidenza che, le conseguenze sociali ed economiche della pandemia da COVID-19 avranno un impatto di medio e lungo periodo più gravoso sulle popolazioni vulnerabili ed emarginate, che sono anche quelle maggiormente esposte ai rischi dell’uso di sostanze. Noi che lavoriamo in questo ambito da oltre trent’anni sappiamo che anche in base a studi effettuati su periodi di grandi crisi simili a quello che stiamo vivendo, le paure, le angosce, la noia e l’incertezza sul futuro porteranno inevitabilmente ad un aumento esponenziale del consumo e dell’abuso di sostanze, droghe e alcol.

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Il punto di vista di Dianova sulla proposta di un nuovo DDL droga

È di questi giorni la dichiarazione del Ministro Salvini riguardo alla possibile emanazione di un nuovo decreto legge. L’intervento sul concetto di modica quantità e/o detenzione ai fini di uso personale è il punto focale della proposta del nuovo DDL.Una proposta molto simile alla Fini-Giovanardi del 2006 che prevedeva pene da due a sei anni di reclusione per gli spacciatori: una legge che tredici anni dopo non solo non ha risolto il problema del consumo di droghe, ma è anche stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta (nel 2014) e considerata la causa principale del sovraffollamento delle carceri.La dichiarazione mette insieme concetti alquanto obsoleti anche in termini comunicativi: la “lotta alla droga” dichiarata come un fallimento dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla droga (meglio conosciuta come UNGASS 2016) e il “combattere il consumo” in qualsiasi forma.Per riassumere brevemente ci sembra importante riportare la posizione della rete Dianova, alla quale aderiamo, che da oltre trent’anni interviene nell’ambito della dipendenza sui punti focali in esame in questo DDL.Dianova prende atto dei limiti delle politiche internazionali centrate principalmente sul proibizionismo e la repressione: l’ideale di un mondo senza droghe era cosa credibile cinquant’anni fa; oggi, con i dati in nostro possesso, ciò non è più realistico. L’incapacità di fermare l’aumento del traffico, la corruzione e il consumo di sostanze psicoattive, in particolare tra i giovani, dimostra la necessità di rivedere l’approccio.Viceversa sostiene l’evoluzione delle politiche nazionali delle droghe verso la depenalizzazione del consumo di tutte le sostanze psicoattive: centinaia di migliaia di tossicodipendenti sono criminalizzati e marginalizzati nel mondo semplicemente per aver consumato droghe illegali. È favorevole all’attuazione di politiche che si basino sulla salute pubblica e sui diritti umani, ed esige che si ponga fine a questa emarginazione dei tossicodipendenti che risulta inefficiente e preclude l’accesso ai servizi di cui hanno bisogno. Come Dianova consideriamo di fondamentale importanza, invece, il contrasto e la repressione del grande traffico di stupefacenti detenuto dalle organizzazioni criminali presenti da sempre in Italia; perseguire questo obiettivo, tuttavia, non ha nulla a che vedere con la criminalizzazione del consumatore/abusatore di sostanze.L’introduzione della “modica quantità” ha visto gli albori dopo la metà degli anni 70’ e si è evoluta fino alla metà degli anni 90’, rendendosi necessaria perché già in quel periodo nelle carceri italiane ci finivano principalmente i consumatori di sostanze. In quegli anni siamo stati capaci di superare il dogma che identificava la persona dipendente come un delinquente: sarebbe alquanto assurdo ritornare a riproporre questa equazione.Viviamo in una società che ha fatto della dipendenza un modello. Tutti dipendiamo da qualcosa, e questi modelli vengono ovviamente replicati anche dai nostri ragazzi; oggi, però, più che mai dobbiamo capire il perché del ritorno della dipendenza da sostanze, chiederci cosa è cambiato e quali sono i riferimenti educativi ai quali questi giovani possono guardare. È qui che dobbiamo tornare a lavorare: ritornare ad educare e non solo a punire.La dipendenza non è figlia esclusivamente del disagio sociale, ma talvolta è il sintomo di un malessere che molti giovani, attraverso l’uso della sostanza, tentano di curare, e che loro stessi definiscono come una forma di automedicazione per poter vivere.È da queste considerazioni che sarebbe opportuno partire per sviluppare e investire su interventi che abbiano come scopo:–  L’educazione degli adulti (genitori, insegnanti, ecc.);–  Il sostegno allo sviluppo e alla crescita dei giovani;–  l’offerta di interventi differenti sulla base dei bisogni e delle risorse proprie delle persone per arrivare al raggiungimento della massima autonomia attraverso    interventi integrati e multidisciplinari. In conclusione, l’Italia è il Paese che più ha saputo lavorare e proporre strategie ed interventi nell’ambito delle dipendenze, con una lunga tradizione e cultura su questo fenomeno, pioniera in termini legislativi e di integrazione tra servizi pubblici e privati e che è riuscita, nonostante tutto, ad arginare un’epidemia che negli anni 80/90 ha distrutto la vita di tante persone e di tante famiglie. Oggi la fase pionieristica ed empirica ha lasciato spazio a quella scientifica che ha fatto numerosi progressi; possiamo contare su evidenze ed esperienze che ci permettono di analizzare e di affrontare il problema con una maggiore conoscenza e con differenti approcci possibili di intervento.Un ultimo “piccolo” particolare: resta da capire in che termini e con quante e quali risorse lo Stato e la Politica vogliano investire per rispondere a questo malessere che si sta diffondendo sempre di più tra i nostri giovani.

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