Cerca
Close this search box.

Le ultime notizie

Cerca
Close this search box.

Tutte le news del mondo Dianova

comunità

Webinar Dianova: “La comunità mista: il dialogo e la relazione come risorsa: il confronto di genere come opportunità”

Un incontro per parlare delle peculiarità e delle criticità delle comunità residenziali miste insieme alle Comunità Dianova di Palombara e di Cozzo e al SerD Casilina D5 Asl Roma 2 Mercoledì 13 marzo oltre 70 esperti del settore delle dipendenze hanno partecipato online al webinar “La comunità mista: il dialogo e la relazione come risorsa. Il confronto di genere come opportunità” dove sono intervenuti la D.ssa Eugenia Luraschi, psicologa – psicoterapeuta e responsabile terapeutica e il Dr. Antonino Denaro, educatore professionale della Comunità Dianova di Cozzo, la D.ssa Monica Mariotti, psicologa – psicoterapeuta e la D.ssa Giorgia Vecchi, psicologa della Comunità Dianova di Palombara Sabina. Dopo gli interventi di Dianova hanno preso la parola alcune componenti dell’equipe del dipartimento UOS Patologie da Dipendenza D5 Asl Roma 2 – SerD Casilina, la D.ssa Valentina Arena, medico, la D.ssa Fabiola Pisciotta, psicologa – psicoterapeuta e la D.ssa Alessia Testa, assistente sociale. Il webinar, che ha presentato anche le testimonianze di alcune donne ospiti delle strutture di Dianova, aveva l’obiettivo di offrire un approfondimento sugli interventi dedicati all’utenza femminile nel contesto della Comunità residenziale mista dove il confronto, il dialogo e la relazione rivestono un ruolo chiave durante il percorso riabilitativo per entrambi i generi. Prima di entrare nel merito dell’intervento terapeutico nelle comunità residenziali miste è necessario dire che, nonostante le strutture terapeutiche nascano storicamente come un luogo dedicato ad entrambi i generi, oggi sono sempre più orientate ad una specializzazione per moduli, che prevede la relativa separazione dell’utenza femminile da quella maschile; infatti, la convivenza tra uomini e donne nelle strutture residenziali può essere un elemento complesso nella sua gestione ma, allo stesso tempo, può diventare una risorsa e un’opportunità per ambedue i generi coinvolti nel percorso. Sono diverse le criticità che possono emergere nel contesto terapeutico-residenziale misto: La comunità mista non presenta solo criticità ma anche opportunità in quanto la presenza di entrambi i sessi permette all’utenza maschile di aprire delle riflessioni diverse e far emergere aspetti che senza la presenza delle donne non verrebbero approfonditi e che possono essere indagati con una diversa prospettiva, tra questi: Per offrire un’analisi del contesto della comunità mista è necessario fare un approfondimento sull’intervento al femminile; ci sono infatti diversi aspetti che bisogna tenere in considerazione quando si parla di donne con problemi di dipendenza, infatti, quasi tutti gli interventi a loro dedicati hanno come obiettivo l’abbattimento dello stigma e dell’autostigma, la crescita dell’autostima e della dignità della persona, il miglioramento delle capacità relazionali, la cura e l’accettazione di sé. Lo stigma in psicologia è considerato un meccanismo nel quale la persona è socialmente svalutata e giudicata per una presunta caratteristica; esso è direttamente correlato all’autostigma, “un processo di autosvalutazione messo in atto dal soggetto che finisce con il far proprio il pensiero che la società ha nei suoi confronti” (Tatjana, P., Dusan, N. & Evite, L. 2016). La donna subisce un doppio stigma e l’esclusione sociale delle donne con problemi di dipendenza è più forte a causa della violazione delle aspettative sociali riguardanti la femminilità soprattutto se è madre, la donna è socialmente vista con un’accezione più negativa rispetto ad un uomo dipendente che è anche padre. Se la società in generale stigmatizza le donne con problemi di dipendenza è necessario affermare che questo accade anche all’interno del contesto terapeutico, non solo per quanto riguarda il gruppo dei pari, ma anche per quanto riguarda l’equipe terapeutica; da una parte infatti la comunità mista offre l’opportunità di poter lavorare con entrambi i sessi per poter superare gli stereotipi negativi (le donne non sono adatte a lavorare nella manutenzione, devono stare in cucina, etc…) permettendo di far riflettere l’uomo sulla percezione distorta che ha della donna e allo stesso tempo aiutare la donna ad autodefinirsi e a proteggersi. Dall’altra parte però si corre il rischio che il professionista che lavora con la donna con problemi di dipendenza metta in atto meccanismi protettivi, giudicanti o riponga eccessive aspettative chiedendo loro più di quanto riescano a portare a termine. In sintesi, prendere in carico una donna comprende per tutta l’Equipe una serie di questioni etiche, morali e personali che partono dai propri pregiudizi e dalle convinzioni spesso frutto della società in cui tuttə noi siamo cresciutə. Parità di genere, differenza di genere sono termini che sentiamo ripetere spesso; al giorno d’oggi costruire una società più paritaria è un obiettivo comune che interessa diversi ambiti, purtroppo però se pensiamo a questi concetti applicati al problema della dipendenza al femminile stigma e pregiudizi sono ancora troppo presenti; infatti i dati ci dicono che le donne con un disturbo da uso di sostanze subiscono anche dai servizi dedicati alle dipendenze una stigmatizzazione sociale più forte rispetto agli uomini; a livello italiano i dati ci indicano che le persone in carico ai servizi sono per l’85,5 % uomini, un dato che rivela anche la tendenza delle politiche sociali a favorire gli uomini piuttosto che le donne. L’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (EMCDDA) nella ricerca Women and drugs: health and social responses evidenzia come il divario di genere si sia ridotto tra la popolazione più giovane e quanto il genere femminile tenda più velocemente verso la dipendenza (fenomeno del “telescoping”); la ricerca fa emergere inoltre le problematiche specifiche basate sul sesso e sul genere che possono influire sul problema della dipendenza: lo stigma (di cui abbiamo già ampiamente parlato), i problemi socio-economici (solitamente le donne con problemi di dipendenza hanno infatti un reddito inferiore rispetto agli uomini), la relazione con i figli (un fattore chiave durante la fase di recupero) e il contesto famigliare (spesso le donne con problemi di dipendenza provengono da famiglie dove è già presente un problema di uso/abuso e è probabile che abbiano partner che a sua volta ha problemi di dipendenza). È importante che tutti i servizi siano più accessibili e tengano presente queste barriere, alle donne deve arrivare il messaggio che esistono, che sono viste e che possono contare su spazi accoglienti e interventi individualizzati che favoriscono lo sviluppo dell’autostima, dell’empowerment, l’apprendimento e

Leggi Tutto »
comunità

Un modulo sperimentale nella Comunità Dianova di Montefiore dell’Aso per persone con Disturbo da Uso di Alcol

È stato avviato nella Comunità di Montefiore dell’Aso (AP) di Dianova il progetto sperimentale “Il bicchiere tutto vuoto” finanziato attraverso i fondi innovazione regionali gestiti a livello dipartimentale dall’Area Vasta 5 sulla quale ha sede la struttura di Montefiore. Il progetto nasce dall’esperienza delle formazioni fatte dalle equipe di Dianova, dall’esperienza del modello di intervento alcol e dalla formazione specifica del responsabile terapeutico nella comunità di cozzo sul modulo alcol; il progetto prevede lo sviluppo di un modulo di intervento per pazienti DUA inserito all’interno della struttura e dei 23 posti accreditati e avrà una durata di due anni. Un modulo che potrà ospitare sino a 10 persone e offrirà un programma di intervento specifico per persone con dipendenza da alcol e si sviluppa attraverso un approccio che prevede una forte sinergia nell’intervento con i servizi pubblici o privati; mette al centro del percorso la persona e lavora in modo circolare con tutti gli strumenti delle diverse aree (educativa, psicologica, sanitaria e sociale), strumenti funzionali alla realizzazione degli obiettivi individuali nel rispetto del raggiungimento del massimo grado di autonomia possibile attraverso anche l’applicazione del set di strumenti ICF- Recovery che aiuta nella visione globale e che viene utilizzato in tutte le comunità di Dianova. I pazienti accedono al modulo sperimentale “Il bicchiere tutto vuoto” direttamente o dopo un programma di disintossicazione presso alcune cliniche del territorio marchigiano; sono infatti attive collaborazioni con Villa san Giuseppe di Ascoli Piceno e Villa Jolanda di Maiolati Spontini. I pazienti inseriti nel modulo alcol beneficiano anche di tutti gli interventi previsti dal programma di Dianova Montefiore per i pazienti con Disturbo da uso di sostanze. Il modulo si suddivide in tre fasi: Durante la prima fase della durata di un mese è prevista l’osservazione e la valutazione del caso e l’implementazione degli strumenti di intervento; nello specifico viene svolto un assessment sanitario, una valutazione psichiatrica e un’anamnesi individuale e famigliare. La persona fin dalla prima settimana viene inserita in diversi gruppi come: Accanto alle attività di gruppo terapeutiche ed educative, le persone vengono inserite nei laboratori di attività relativi alla gestione ordinaria della struttura (cucina, lavanderia, orti e giardini, piccola manutenzione, pulizie), con ruoli progressivamente sempre più responsabilizzanti, e in attività non ordinarie come laboratori ludici ed espressivi. Durante il secondo mese di permanenza viene somministrato il set di strumenti ICF-Recovery che permette una valutazione globale del funzionamento individuale nella quale si evidenziano le aree di criticità ma anche le risorse personali. La seconda fase rappresenta la strutturazione di un progetto terapeutico individualizzato nel quale vengono fissati gli obiettivi che saranno monitorati ogni 3 mesi, in base al raggiungimento degli obiettivi ne vengono poi definiti ulteriori. In questa fase del programma vengono approfonditi i vissuti individuali relativi all’uso della sostanza, la funzione della sostanza nel tempo e si lavora per favorire l’incremento della consapevolezza della problematica e dei rischi ad essa correlati sia a livello individuale che, tramite specifici incontri, a livello familiare. In questa fase vengono inoltre implementati gli strumenti orientati al monitoraggio della relazione con l’esterno alla Comunità e la persona viene inserita in diversi altri gruppi: e, dopo un’attenta valutazione delle condizioni psico-fisiche, la persona viene inserita nelle attività di Montagna-Terapia e Outdoor Education. Nella terza ed ultima fase del progetto “Il bicchiere tutto vuoto” si lavora allo sviluppo della capacità progettuale rispetto al percorso di vita della persona e alla definizione congiunta di un progetto di reinserimento sociale in previsione di una progressiva acquisizione di una nuova identità sociale. Sono utilizzati in maniera preponderante gli strumenti come la sperimentazione sul territorio, l’esposizione protetta e non protetta attraverso uscite mirate in autonomia e verifiche domiciliari, il lavoro con l’ambiente familiare, laddove possibile. Viene consolidato e favorito il collegamento con le realtà territoriali che si occupano delle problematiche di dipendenza e di percorsi di reinserimento. L’obiettivo di questo progetto sperimentale è quello di poter poi accreditare nella Regione Marche dei moduli specialistici per pazienti con Disturbo da Uso di Alcol.

Leggi Tutto »
comunità

Nella comunità Dianova di Cozzo, il workshop di fotografia terapeutica SPEX

Tre giorni intensi e pieni di emozioni per un bellissimo e interessante progetto proposto e realizzato da Cristina Nunez all’interno della Formazione per Facilitatori del workshop SPEX. Si è svolto nella Comunità di Cozzo con la partecipazione di otto facilitatori che stanno realizzando il corso formativo sul metodo SPEX ideato e creato da Cristina Nunez, fotografa di fama internazionale, una formazione di tre giorni di workshop che ha visto coinvolti nove utenti delle Comunità di Dianova Cozzo e Garbagnate. Il metodo SPEX (Self-Portrait Experience) è un dispositivo artistico creato nel 2004 da Cristina Nuñez, che utilizza l’arte autobiografica con la fotografia e il video, per favorire una trasformazione individuale; è basato sull’esperienza con l’autoritratto della fotografa che ha utilizzato questo strumento per superare l’auto-stigma provocato dalla sua dipendenza da eroina in adolescenza. SPEX è un viaggio attraverso tutti gli aspetti della propria vita, e viene realizzato con una serie di esercizi fotografici, suddivisi in tre ambiti: – Io: emozioni, personaggio, corpo, luoghi, radici. – Io e l’Altro: ritratti e autoritratti relazionali – Io e il Mondo: ritratti e autoritratti di gruppo I partecipanti lavorano, sia individualmente che in gruppo, sulle molteplici percezioni delle opere prodotte, attraverso diversi criteri, per scoprire come la percezione di sé stessi sia in costante evoluzione e per stabilire un dialogo continuo con e tra le immagini. Durante questo percorso i partecipanti costruiscono sequenze che danno forma al loro progetto d’autoritratto per dare inizio alla loro autobiografia visiva. In sintesi, gli obiettivi del metodo SPEX che sono stati applicati in diversi ambiti nelle carceri, nei centri di salute mentale, centri di riabilitazione, centri giovanili, scuole, musei, gallerie d’arte e aziende in vari paesi: Italia, Spagna, Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Germania, Stati Uniti, Canada, Corea del Sud, Bangladesh e Australia sono i seguenti: Nella comunità è stato allestito un vero e proprio studio fotografico e le giornate si sono divise in momenti diversi tra attività individuali e di gruppo, dopo una prima giornata di presentazione del progetto e del gruppo dei partecipanti, i nostri ragazzi, accompagnati e supportati dai facilitatori presenti, hanno iniziato il primo giorno con la presentazione del progetto e l’organizzazione delle giornate ma soprattutto hanno lavorato nello studio fotografico sull’espressione delle emozioni attraverso autoscatti sulle percezioni di ciò che le immagini restituivano. Il resto del gruppo ha lavorato su diversi esercizi scritti che hanno avuto sempre come obiettivo la codificazione delle loro emozioni e dei loro bisogni emotivi attraverso le immagini di altri. Il gruppo poi è stato suddiviso in coppie che insieme al proprio facilitatore di riferimento ha esplorato i dintorni della comunità e fatto delle foto sia al proprio compagno che all’ambiente. L’ultimo giorno è avvenuta una restituzione di gruppo dove sono state presentati gli autoscatti di ognuno e ogni partecipante ha potuto esprimere ciò che vedeva dentro quelle immagini; interessante e di rilievo è stata la capacità del gruppo di esimersi da qualsiasi giudizio sull’immagine e di staccarsi dalla conoscenza della persona per interpretare le immagini senza pregiudizi. Alle giornate è stata sempre presente la responsabile terapeutica (psicologa-psicoterapeuta) della comunità di Cozzo, la D.ssa Eugenia Luraschi, che ha osservato e raccolto ulteriori elementi sulle persone coinvolte. Un’esperienza di tre giorni che è stata intensa sia in termini di condivisione ma anche di emozioni e che ha stimolato i nostri ragazzi verso una maggior conoscenza di sé e del proprio potenziale ma anche verso la crescita della propria autostima. Il percorso verrà riproposto nelle altre comunità di Dianova e per i partecipanti di questa esperienza è previsto un proseguimento del progetto con il supporto di alcuni facilitatori per realizzare la propria autobiografia. È così che la fotografia, attraverso il metodo SPEX, si trasforma in uno strumento terapeutico a supporto del percorso individuale di ogni partecipante.

Leggi Tutto »
comunità

Seminario sulle tematiche alcologiche per le equipe delle Comunità di Dianova

Quattro giornate di formazione online e in presenza realizzate nella Comunità Dianova di Garbagnate dalla D.ssa Raffaella Rossin, Psicologa, psicoterapeuta, responsabile NOA Perini, UOC Dipendenze, ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano coaduviata dalla D.ssa Lina Galvagno, Dirigente Medico del NOA Perini. A novembre e dicembre 2022 sono state organizzate delle giornate formative per approfondire gli interventi dedicati alle persone con un problema di dipendenza da alcol alla presenza di oltre 40 collaboratori di Dianova che hanno partecipato sia online che in presenza, una formazione della durata di 12 ore suddivise 4 giornate. Quattro giornate di formazione che affrontavano questi macro argomenti: – “Il contesto comunitario come luogo di cura per i cittadini con DUA (Disturbo da Uso di Alcol) e per i loro famigliari” – L’intervento psicologico e riabilitativo con i pazienti con DUA: quali sono i passaggi fondamentali – Gli obiettivi degli operatori della CT e gli obiettivi dei pazienti: l’importanza del tempo soggettivo, delle paure personali, del bisogno di vincere – L’alcol dal punto di vista medico Dianova da oltre 15 anni adotta nella Comunità di Cozzo un percorso specifico per persone con problemi di dipendenza da alcol: il modulo specialistico per alcol e polidipendenti che può accogliere fino a 14 persone (uomini e donne) come previsto dall’accreditamento della Regione Lombardia. Questo modello di intervento nasce da un percorso formativo condiviso sin dai primi anni del 2000 tra servizi del pubblico e del privato, in particolare con i NOA a cui ha partecipato anche la D.ssa Rossin. Tra gli obiettivi di questo percorso formativo non vi era solo la necessità di scambiare competenze e di continuare a approfondire la tematica della dipendenza da alcol e il suo trattamento ma anche quella di capire quali sono le peculiarità e le specifiche da adottare. Partendo da un contesto storico e culturale della sostanza che ha sempre dato una sorta di “sacralità” alla bevanda alcolica, soprattutto al vino, la dottoressa Rossin è poi entrata nel merito dell’intervento dando un importante focus al contesto famigliare; è infatti impossibile, in fase di trattamento della persona con un disturbo da uso di alcol (DUA), non considerare la famiglia, non solo perché è scientificamente provato che esiste una familiarità alcolica, ma anche perché è necessario coinvolgere la famiglia nel percorso riabilitativo della persona. Un altro elemento fondamentale per poter concretamente aiutare chi ha una dipendenza da alcol è la continua collaborazione tra tutti gli esperti del settore che hanno preso in carico la persona, partendo dal servizio inviante fino ad arrivare alla Comunità Terapeutica: per costruire un modello efficace è necessario condividere sinergicamente tutti gli aspetti della persona in trattamento per poter costruire un progetto individualizzato che possa monitorare concretamente gli sviluppi e le criticità anche nella fase di post dimissione. Le giornate di formazione hanno visto una grande e interessata partecipazione finalizzata, che porterà anche allo sviluppo di un modulo specialistico per alcolisti e polidipendenti nella Comunità Dianova di Montefiore dell’Aso.

Leggi Tutto »
icf-ricovery

Giornata formativa sul Set di strumenti ICF-Recovery ad Ancona

Il 24 gennaio alla presenza di circa 20 professionisti del settore è stato approfondito il set di strumenti ICF-Recovery Diverse le persone presenti alla giornata, Adriano Baldoni Direttore del Dipartimento Dipendenze Area Vasta 2 di Ancona, 20 operatori del settore provenienti dai Sert di Senigallia, Ancona, Jesi, Fabriano, dal servizio di Alcologia di Ancora e del GAP e da diverse strutture del privato sociale del territorio, OIKOS, Polo 9 e Cooss Marche. Per Dianova era presente il Responsabile Terapeutico della Comunità di Montefiore dell’Aso, Michele Maurizi che è stato relatore e formatore sull’utilizzo del set di strumenti ICF-Recovery, insieme all’educatrice Elisa Federici dell’equipe della struttura di Dianova. L’idea di organizzare questa giornata di approfondimento sull’applicazione di questo strumento è stata della D.ssa Falcinelli che, insieme ad altri operatori dei servizi del territorio, aveva seguito un corso formativo su ICF-Recovery realizzato dal Dr. Luciano Pasqualotto, uno degli ideatori di questo strumento. Grazie ad una registrazione del webinar “La continuità terapeutico-riabilitativa tra Comunità e SerD con gli strumenti ICF-Recovery: una case history” realizzato da Dianova il 25 febbraio 2022 i partecipanti alla giornata hanno potuto prendere dimestichezza con lo strumento.Michele Maurizi di Dianova ha fatto un’introduzione sul modello di intervento e il paradigma che accompagnano l’applicazione del set di strumenti ICF-Recovery. Dopo questa breve introduzione è stata presentata la piattaforma ICF con tutti gli strumenti che la compongono; il set di strumenti ICF-Recovery infatti si compone di: – un Protocollo per l’osservazione da parte degli operatori; – di un Questionario per l’autovalutazione del paziente e di due moduli elettronici che generano: – un Profilo di funzionamento – un quadro di Comparazione dei dati a distanza di tempo. Proprio per entrare nel merito di questo set di strumenti è stata simulata la compilazione di ICF-Recovery con una spiegazione di tutti gli item presenti nei vari questionari per ricavare un profilo di funzionamento. Una giornata formativa di grande interesse che ha aperto diverse discussioni sia sul ruolo dell’operatore all’interno dell’intervento terapeutico che proprio grazie all’applicazione del set di strumenti ricopre un ruolo sempre meno protagonistico lasciando spazio alla persona con problemi di dipendenza che passa dall’essere “paziente” ad essere “persona” totalmente coinvolta nel proprio percorso; ma anche sulla necessità di misurare concretamente l’impatto degli interventi riabilitativi proposti e i loro risultati, creando delle vere e proprie sinergie tra il servizio inviante e la Comunità Terapeutica.

Leggi Tutto »
comunità

Schema Therapy nella Comunità di Montefiore

Un protocollo di intervento breve su base Schema Therapy applicato nel contesto riabilitativo-residenziale La Schema Therapy, ideata dallo psicologo americano Jeffrey Young nel 1990, offre un approccio innovativo per il trattamento di pazienti con disturbi d’ansia, depressione, e in particolar modo per i disturbi di personalità e con una grande resistenza al cambiamento. Originariamente la Schema Therapy veniva applicata sui pazienti che non avevano tratto beneficio dalla terapia cognitivo comportamentale standard ed è stata successivamente integrata con altre importanti teorie come quella comportamentalista, quella dell’attaccamento, la teoria della Gestalt e la psicodinamica (Young, Klosko, Weishaar, 2007). Nucleo centrale della Schema Therapy è che ogni essere umano, fin dall’infanzia, ha dei bisogni fondamentali da soddisfare: se nell’ambiente in cui è cresciuto il bambino i bisogni sono stati insoddisfatti in modo continuativo, l’individuo crescerà sviluppando una valutazione negativa non solo dell’altro ma anche di sé. In questo modo nascono degli Schemi Maladattivi Precoci che andranno a permeare le future relazioni dell’individuo; questi schemi infatti possono essere “riattivati” da particolari situazioni che in qualche modo richiamano gli eventi dolorosi del passato e possono essere rivissute in maniera ripetitiva nel corso della vita, portando a condotte disfunzionali. L’obiettivo terapeutico della Schema Therapy è quello di rendere consapevole il paziente dell’esistenza e del funzionamento di questi schemi e di aiutarlo a trovare strategie di coping più efficaci per soddisfare i propri bisogni. Partendo dunque da questo approccio teorico, il Dott. Stefano Mori, psicologo-psicoterapeuta cognitivo comportamentale della Comunità di Montefiore dell’Aso ha implementato un protocollo di intervento breve su base Schema Therapy che propone ed applica alle persone con problemi di dipendenza che svolgono un percorso terapeutico riabilitativo all’interno della struttura. Questo protocollo si sviluppa attraverso 3 fasi fondamentali: Fase 1: Assessment e psico-educazione In questa prima fase la persona viene aiutata nell’identificazione degli Schemi Maladattivi cercandone le origini, permettendo al paziente di famigliarizzare con il modello dei propri schemi e di riconoscere i propri stili di copying maladattivi per capire come essi agiscono nella sua vita. Fase 2: Modifica degli schemi Durante la terapia il paziente ha il compito di mettere in discussione la validità dello schema: si comincia elencando insieme al terapeuta tutte le situazioni della vita che possono costituire una prova a favore della validità dello schema o una contraria ad essa. Quando, però, le prove non sono sufficienti a invalidare lo schema, si può ricorrere a delle strategie per modificare gli aspetti della vita del paziente che non risultano soddisfacenti. In questa fase vengono anche adottate delle tecniche esperienziali per affrontare lo schema dal punto di vista emotivo: con le procedure immaginative, ad esempio, i pazienti possono esprimere la rabbia o la tristezza che provano per ciò che hanno vissuto nell’infanzia. Così facendo possono confrontarsi col genitore (o con gli altri significativi dell’infanzia) e proteggere e confortare il bambino vulnerabile, riuscendo a esprimere quei bisogni che avevano da bambini ma che non sono stati soddisfatti. Attraverso le tecniche immaginative e i role-playing i pazienti si possono esercitare a dialogare con le persone significative della loro vita, controbattendole e interrompendo il circolo vizioso che lo schema crea a livello emotivo.Infine vengono stabiliti alcuni esercizi comportamentali che la persona deve svolgere anche al di fuori delle sedute di Schema Therapy per imparare come sostituire le risposte di copying maladattivi con nuovi pattern comportamentali più funzionali. Fase 3: Restituzione e compendio del lavoro effettuato In questa fase conclusiva terapeuta e paziente riflettono sui passaggi che hanno caratterizzato il lavoro fin qui svolto, dalle fasi psico-educazionali e di esposizione del modello alle fasi di evoluzione del paziente all’interno delle considerazioni cognitive ed emotive, fino alle prove comportamentali. L’applicazione della Schema Therapy nella Comunità di Montefiore diventa quindi un ulteriore strumento rielaborativo a servizio delle persone accolte nella struttura che permette loro di acquisire maggiore consapevolezza di sé e del proprio vissuto; un nuovo approccio che verrà sviluppato successivamente anche nel contesto di gruppo.

Leggi Tutto »
garbagnate

Webinar Dianova: Da un incontro tra “estranei” a una relazione di fiducia

Il modello di intervento di rete, dalla presa in carico al reinserimento, della Comunità Dianova di Garbagnate Milanese Mercoledì 12 ottobre circa 40 esperti del settore delle dipendenze hanno partecipato al webinar di Dianova “Da un incontro tra “estranei” a una relazione di fiducia. Il modello di intervento di rete, dalla presa in carico al reinserimento, della Comunità Dianova di Garbagnate Milanese” realizzato con gli interventi di alcuni professionisti dell’equipe della Comunità di Garbagnate Milanese, la D.ssa Valeria Arrà, psicologa-psicoterapeuta, la D.ssa Annalisa Soresini, psicologa – psicoterapeuta e responsabile del Centro di Ascolto e la D.ssa Alba Grimoldi psicologa e la collaborazione del Dr. Aldo Violino, psicologo – psicoterapeuta dirigente psicologo del SerT di Magenta. Il webinar ha proposto un approfondimento del percorso terapeutico riabilitativo dalla dipendenza patologica da sostanze della Comunità Terapeutica Dianova di Garbagnate partendo dallo strumento della relazione terapeutica e declinandolo all’interno di diversi momenti nella fase precedente all’ingresso, durante il percorso, il reinserimento e le dimissioni. Dopo una breve descrizione della Comunità il webinar si è aperto considerando gli aspetti e le dinamiche relazionali che caratterizzano le persone con problemi di dipendenza patologica, partendo dalle diverse ricerche scientifiche che testimoniano come la persona che sviluppa un comportamento dipendente sia caratterizzata da esperienze precoci di attaccamento disfunzionali, solitamente traumatiche o mancanti, che non permettono di costruire adeguate capacità di regolazione emotiva. L’abuso di sostanze, in molti casi, diventa quindi una forma di “medicamento” al proprio vissuto. Partendo da questa premessa l’equipe della struttura attua una vera e propria presa in carico affettiva per dare alla persona la possibilità di sentirsi accolta nelle sue fragilità e di essere accompagnata a sperimentare nuove modalità di relazione fino a quel momento sconosciute. Infatti, il tema dello sconosciuto, dell’estraneo, proprio come indicato dal titolo del webinar, fa riferimento a ciò che la persona vive quando inizia a confrontarsi con l’ambito comunità: nuove relazioni, nuovi ambienti, nuova quotidianità, in un continuo scambio tra un mondo “interiore ed esteriore”, sia concreto che metaforico. È per questo che sin dal primo contatto con la struttura si gettano le basi per la costruzione di un rapporto di fiducia; infatti è già dal primo colloquio conoscitivo che la persona inizia a sperimentare la relazione con l’estraneo: il responsabile del Centro di Ascolto, diventa un punto di riferimento al quale scegliere se affidarsi o meno. Il momento dell’ingresso in Comunità è una fase delicata del percorso che generalmente avviene in condizioni di grande fragilità esono diversi gli elementi fondamentali che permettono la realizzazione di un legame tra utente e l’equipe come l’ascolto, l’accoglienza e il confronto con i compagni di percorso attraverso cui la persona può sentirsi inclusa in un contesto relazionale in cui condivide sia la propria quotidianità che i propri vissuti. È proprio questo uno dei compiti dell’equipe: agevolare il processo di iniziale conoscenza reciproca degli ospiti e del luogo stesso. L’operatore passa quindi dall’essere oggetto estraneo a oggetto interno costruendo un legame relazionale con la persona che durerà per tutto il percorso comunitario. Un altro momento di particolare importanza all’interno di questa cornice è quello della conclusione del percorso in Comunità che non riguarda esclusivamente l’ospite che lascia la struttura, ma anche il gruppo, l’equipe e la famiglia. I primi due, si trovano a lasciare andare una parte di sé, ormai conosciuta con la quale hanno costruito un legame, una storia, dei significati condivisi mentre la famiglia è chiamata ad accogliere nuovamente la persona. Per quanto riguarda il contesto famigliare è importante, da parte dell’equipe, agevolare nella famiglia dei passaggi di elaborazione delle dinamiche avvenute durante il percorso terapeutico, in modo tale che si metta in atto un processo di cambiamento anche nel contesto familiare esterno, dove la persona rientrerà. L’utente, infine, ha il compito di fare spazio ad un ulteriore “sconosciuto”: la realtà esterna alla comunità, di cui torna a fare parte. In conclusione l’obiettivo è che la Comunità diventi “oggetto interno” della persona, partendo dal presupposto che nell’ambito delle dipendenze patologiche da sostanze spesso c’è l’assenza di una base sicura a cui far riferimento. È importante diventare un punto di riferimento per l’ospite, anche dopo la conclusione del percorso, non solo in termini concreti ma anche in termini di una rappresentazione interna positiva a cui potersi affidare nei momenti di sconforto e difficoltà. Un interessante contributo al webinar è stato dato infine dal Dr. Aldo Violino, psicologo dirigente del SerT di Magenta che da anni collabora con Dianova che ha evidenziato il ruolo fondamentale, in termini relazionali, rivestito dai Servizi per le dipendenze. La sinergia con il servizio inviante è un filo conduttore di tutto il percorso riabilitativo della persona, partendo dall’inizio; è infatti il servizio che per primo “affida” una persona con problemi di dipendenza a una Comunità e, in fase di conclusione, la stessa Comunità si pone come promotrice di un processo di ridefinizione di nuovi obiettivi, riaffidando la persona ai Servizi di riferimento, uno spazio conosciuto per la persona, che è rimasto tale per tutto il percorso. È per questo che è non solo importante, ma essenziale che si creino reti e alleanze che permettano alle persone di ricevere un vero supporto per la costruzione di progetti di vita. Le persone con problemi di dipendenza quando chiedono aiuto si mettono in gioco, si “aprono” alla relazione ed è compito dei professionisti delle dipendenze accompagnarli nel percorso in tutte le sue fasi non solo con le competenze specifiche ma anche con empatia e sensibilità. Al termine degli interventi dei relatori è stata presentata la video-testimonianza di N. un ragazzo che dopo un percorso terapeutico nella Comunità di Garbagnate ha raccontato la sua storia partendo dall’ingresso in struttura fino al reinserimento. Per maggiori informazioni sul webinar o ricevere i materiali e la registrazione dell’evento: [email protected]

Leggi Tutto »
istituzionale

“I trattamenti delle dipendenze: dalla crisi al reinserimento” un intervento di Dianova per la formazione del personale della Coop. La Sorgente di Aosta

Giovedì 26 maggio la dott.ssa Sara Cecchetti, psicologa psicoterapeuta di Dianova ha realizzato un intervento di formazione per gli operatori della Comunità Bourgeon De Vie. La dott.ssa Sara Cecchetti, psicologa psicoterapeuta e referente degli ingressi nelle 5 Comunità Terapeutiche di Dianova, ha tenuto un intervento presso la Comunità Bourgeon De Vie della Coop. La Sorgente di Aosta, riportando la sua esperienza nell’ambito delle dipendenze patologiche e una panoramica degli strumenti evidence-based e del modello bio-psico-sociale adottato da Dianova nei suoi 35 anni di esperienza. Nello specifico è stata trattata l’evoluzione del modello di intervento di Dianova che negli ultimi anni ha fatto emergere la necessità di bilanciare i trattamenti sanitari con altri aspetti come l’autodeterminazione, le relazioni familiari e sociali, l’autosufficienza economica, il lavoro, l’inclusione sociale. Infatti, applicare un modello di intervento che attribuisce importanza a tutte le aree di vita delle persone, per applicare percorsi riabilitativi fortemente individualizzati, si può “raggiungere il più alto livello di funzionamento, di autonomia e partecipazione possibile della persona, in relazione alla volontà della persona e al contesto, in un’ottica di reale empowerment”. In quest’ottica è stato presentato anche il set di strumenti ICF-Recovery, ideato da Luciano Pasqualotto e dal suo team di esperti e applicato in Dianova dal 2018.Applicare il concetto di recovery al contesto riabilitativo residenziale significa offrire alla persona con problemi di dipendenza patologica «la possibilità di riprendere una prospettiva di sviluppo, di esercitare ruoli utili e validi, di scegliere e di dirigere la propria vita», in definitiva di avere «una vita più funzionale e dignitosa» (Paola Carrozza). ICF-Recovery permette infatti di fare: una valutazione valida ed attendibile delle persone con disturbo da dipendenza e doppia diagnosi nel loro funzionamento in diverse attività della vita quotidiana, con evidenza dei bisogni e delle priorità riabilitative; il confronto tra le necessità di sostegno percepite dalla persona in esame e quelle valutate dall’operatore sanitario o sociale, promuovendo consapevolezza e compliance; la valutazione degli esiti dei trattamenti in corso sulla condizione generale dei pazienti e sulla loro inclusione sociale secondo un approccio evidence based; un confronto ed una continuità nei percorsi di recovery tra servizi ambulatoriali, comunità terapeutiche e servizi territoriali. Questi esempi riportati all’incontro di formazione con gli operatori, educatori e psicologi della Comunità Bourgeon De Vie hanno permesso di presentare anche un altro importante concetto: l’importanza di costruire una rete non solo interna ma anche esterna che permetta appunto di indagare gli aspetti della persona con problemi di dipendenza a 360° gradi. Le Comunità di Dianova infatti vogliono essere un ambiente aperto, non più chiuse in sé stesse, ma in costante contatto con l’esterno. Un ringraziamento alla Coop La Sorgente di Aosta per averci permesso di partecipare a questo incontro formativo: realizzare incontri di scambio e confronto sulle buone prassi nell’ambito del trattamento delle dipendenze permette di condividere strumenti, approfondimenti e riflessioni per sviluppare interventi che possano concretamente intervenire sulla qualità della vita delle persone con problemi di dipendenza patologica.

Leggi Tutto »
cozzo

I Gruppi Intensivi nella Comunità Dianova di Cozzo: un importante strumento di cambiamento

Nella Comunità Terapeutica di Cozzo è attivo da alcuni anni uno strumento terapeutico importante: il gruppo intensivo; un gruppo che viene proposto una sola volta e durante la fase centrale del percorso individualizzato al quale partecipano 7-8 utenti. Prima di entrare nel merito del gruppo intensivo è necessario offrire una breve introduzione sul ruolo del gruppo nel percorso residenziale che, agendo da propulsore riveste, come detto, un importante e fondamentale ruolo. Infatti, il gruppo dei pari/compagni di percorso, la loro partecipazione, il clima che si vive, il fatto di condividere lo stesso ambiente e di essere comunemente impegnati a raggiungere analoghi obiettivi, è considerato uno degli aspetti peculiari della residenzialità; il gruppo però non è la semplice somma dei partecipanti, ma assume la forma di contenitore, in grado di assemblare i contenuti che aleggiano nell’atmosfera della Comunità Terapeutica Residenziale; svolge la funzione di attenuare e, a volte, mediare le emozioni dei singoli partecipanti. La matrice del gruppo è complessa poiché il gruppo è inserito nella vita quotidiana della struttura, entra in relazione con le diverse attività educative svolte dall’equipe, con i laboratori espressivi e con gli incontri nel setting individuale. Il “campo non lascia scampo”: non ci si può permettere di stare in Comunità senza mettere in discussione le proprie abitudini, il proprio modo di stare insieme e relazionarsi, sia con il gruppo dei pari che nei confronti dell’Equipe. La dimensione gruppale del trattamento residenziale fornisce anche prezioso materiale da elaborare nelle sedute di psicoterapia individuale, negli incontri educativi o nel dialogo con gli operatori. Nel contesto di gruppo le difese di ciascun utente, inoltre, tendono ad abbassarsi, creando terreno fertile per attuare, da parte degli operatori, anche degli interventi riabilitativi e riflessivi che, al di fuori di quel contesto, non sarebbero attuabili per attivare un vero e proprio processo di cambiamento. È infatti necessario promuovere esperienze che permettono all’individuo di passare da una pensabilità ad un’azione di cambiamento per promuovere il raggiungimento del massimo grado di autonomia e degli obiettivi personali specifici. Da queste premesse nasce anche il gruppo intensivo nella Comunità di Cozzo che viene proposto un’unica volta durante il percorso; è un gruppo co-condotto da un educatore e da uno psicologo psicoterapeuta che in media vede la partecipazione di 7/8 persone e ha come obiettivo la condivisone della storia emotiva della propria famiglia per aiutare l’utente ad unire i comportamenti (ciò che vedo tutti i giorni) con la sua storia personale e agire un cambiamento nelle sue modalità relazionali. La preparazione a questo gruppo viene svolta all’interno della prima fase del percorso svolto all’interno dei cosiddetti “Gruppi fascia” che prevede, tramite l’auto-aiuto tra i pari, la consapevolizzazione dei propri vissuti emotivi, quindi il mondo delle emozioni e dei sentimenti, e l’individualizzazione delle reazioni autodistruttive legate alla vita comunitaria quotidiana nel presente. Il gruppo si sviluppa attraverso diverse fasi, si parte dalla stesura della propria autobiografia con particolare riferimento ai vissuti ed alle reazioni dal passato che verranno confrontate con ciò che è stato osservato nel percorso residenziale attuale. Grazie alla condivisione e all’analisi del proprio vissuto si indagano infatti anche i comportamenti messi in atto nella quotidianità, da dove derivano, per mettere in atto le azioni necessarie di cambiamento; infatti il confronto con gli altri compagni fa emergere alla persona la consapevolezza che nel modo in cui l’utente “agisce e funziona” nel contesto famigliare, agisce e funziona in Comunità. Infatti particolare attenzione viene posta al contesto famigliare: all’interno del Gruppo Intensivo il lavoro si sviluppa verso le figure genitoriali ed i relativi tratti caratteriali che hanno condizionato la propria storia e la vita familiare utilizzando tecniche di varie estrazioni terapeutiche ed esperienziali. Alla fine di quello che potremmo definire più un processo che un gruppo, segue la seconda tappa del percorso comunitario del singolo utente con l’obiettivo di sviluppare ciò che nel gergo comunitario viene denominata “la parte adulta” utilizzando ruoli interni di maggiore responsabilità permettendo gradualmente di affrancarsi dal ruolo di “figlio/bambino” e di rinforzare un ruolo maggiormente responsabile.

Leggi Tutto »
convegni

Webinar Dianova: La continuità terapeutico-riabilitativa tra Comunità e SerD con gli strumenti ICF-Recovery: una case history

Un esempio di continuità terapeutica tra servizio pubblico e strutture residenziali grazie al set di strumenti ICF-Recovery. Venerdì 25 febbraio oltre 170 professionisti dei servizi pubblici e privati d’Italia hanno partecipato al webinar di Dianova “La continuità terapeutico-riabilitativa tra Comunità e SerD con gli strumenti ICF-Recovery: una case history” realizzato con gli interventi di alcuni professionisti di Dianova, la D.ssa Sara Cecchetti – Psicologa/Psicoterapeuta di Dianova Italia e la D.ssa Rita Ferendeles – Psicologa/Psicoterapeuta nella Comunità Dianova di Palombara (Roma) in collaborazione con la D.ssa Lucia de Conteris – Assistente Sociale del Ser.D. di Ciampino e della D.ssa Simonetta Della Scala – Psicologa Psicoterapeuta del SER.D di Ciampino con l’importante contributo del Dr. Luciano Pasqualotto – Team Leader del progetto ICF-Recovery dell’Università di Verona. Il webinar aveva l’obiettivo principale di offrire, attraverso appunto una case history, l’applicazione nella pratica del set di strumenti ICF-Recovery utilizzato nelle Comunità Dianova dal 2016, sia in ambito residenziale che ambulatoriale attraverso l’esperienza di tutti gli attori coinvolti: la persona, la Comunità Terapeutica e il Ser.D. Il webinar ha avuto inizio con l’intervento delle D.sse Rita Ferendeles e Sara Cecchetti che aveva come titolo “La costruzione di un progetto individuale con il supporto degli strumenti ICF-Recovery – un’esemplificazione clinica il caso di P.” ed è proseguito con l’intervento e il prezioso contributo delle D.sse Simonetta Della Scala e Lucia Conteris “La continuità terapeutica e la co-costruzione del progetto di Recovery di P.” intervallati dal contributo video di P. che ha raccontato l’evoluzione del suo percorso sia all’interno della Comunità Dianova di Palombara sia successivamente nel Ser.D. di Ciampino. Attraverso la case history di P. è stata realizzata una dimostrazione concreta dell’applicazione del set di strumenti ICF-Recovery nel quale è stato possibile non solo dare una spiegazione dettagliata dell’importanza della sinergia e della collaborazione con tutti gli esperti del settore delle dipendenze al fine di avere una completa continuità terapeutico-riabilitativa, ma è stata data anche una concreta dimostrazione di cosa significhi mettere al centro i bisogni e le risorse dell’utente: un utente che passa dall’essere “Paziente” ad essere “Persona” proprio grazie alla possibilità di essere parte attiva e protagonista del proprio percorso di cura a cui, di fatto viene realmente riconosciuto un “potere” contrattuale e di scelta. La sinergia con i servizi permette di condividere una reale progettualità e accelerare i tempi per creare un’alleanza vera con chi intraprende un percorso terapeutico e permette di costruire una continuità nel proprio percorso e non una scissione tra i vari servizi permettendoci di intervenire su aspetti specifici e nei quali ogni attore riveste il proprio ruolo; oggi riabilitare è permettere di arrivare al massimo funzionamento/autonomia possibile per garantire la partecipazione alla vita desiderata e l’ambiente è una variabile fondamentale e passibile di intervento diretto, per questo è necessario creare setting anche al di fuori dalle strutture residenziali e/o ambulatoriali, lavorando in rete e negli ambienti di vita delle persone. Ultimo ma sicuramente non per importanza l’intervento del Dr. Luciano Pasqualotto e del suo team, il Dr. Alessio Cazzin e il Dr. Emanuele Perrelli, che hanno presentato ICF-Recovery nella sua ideazione e creazione che è partita tenendo presente la definizione di Paola Carrozza sulla Recovery che permette di offrire alla persona con problemi di dipendenza patologica «la possibilità di riprendere una prospettiva di sviluppo, di esercitare ruoli utili e validi, di scegliere e di dirigere la propria vita», in definitiva di avere «una vita più funzionale e dignitosa»; l’applicazione del set di strumenti ICF oggi è ampiamente sperimentata sia in molti Ser.D. che Comunità Terapeutiche. Per maggiori informazioni sul webinar o ricevere i materiali e la registrazione dell’evento: [email protected]

Leggi Tutto »

Responsabile della protezione dei dati

Informazioni sul contatto

Ruolo: responsabile della protezione dei dati Carrino Giovanni

Indirizzo: viale Forlanini, 121 20024 Garbagnate Milanese Milano

Email:  [email protected]

Telefono:  02 99022033