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Un importante incontro con i Servizi pubblici e privati di tutta Italia

Il webinar organizzato da Dianova: “Le Comunità di Dianova: la sinergia con i servizi pubblici e privati per una nuova prospettiva orientata alla recovery”

Mercoledì 9 giugno alle ore 14.00 Dianova ha organizzato un webinar dedicato ai servizi pubblici e privati del settore delle dipendenze patologiche al quale hanno partecipato 42 operatori, educatori, psicologi dei Ser.T/Ser.D/SMI/NOA da tutta Italia grazie alla piattaforma online Zoom che ci ha permesso di creare un tavolo di confronto con esperti da tutta Italia.

Un momento di incontro durato 1 ora e mezza dove, in conclusione, è stato lasciato ampio spazio al dibattito per permettere una diretta interazione tra i relatori di Dianova e i partecipanti, che hanno posto domande e portato alla luce diverse riflessioni sulla situazione attuale nell’ambito delle dipendenze. L’obiettivo del webinar infatti era dare spazio al confronto tra esperti del settore delle dipendenze patologiche per implementare reti e sinergie efficaci per garantire percorsi sempre più individualizzati che possano «far raggiungere alle Persone il più alto livello di funzionamento/autonomia e partecipazione possibile, in relazione alla volontà della persona stessa e al contesto, nell’ottica di un reale empowerment».

L’evento, moderato da Ombretta Garavaglia, responsabile del dipartimento comunicazione di Dianova, è stato così articolato:

Dopo una breve presentazione iniziale della giornata con informazioni tecniche e organizzative sulla gestione del webinar la parola è passata alla Dott.ssa Sara Cecchetti, psicologa psicoterapeuta responsabile degli ingressi per il centro e il sud Italia, che ha presentato le cinque Comunità Terapeutiche di Dianova entrando nel merito di ognuna evidenziandone le peculiarità, le caratteristiche, i progetti e le attività svolte e tutt’ora in corso, offrendo a tutti i partecipanti un’esaustiva panoramica delle nostre strutture residenziali.

Successivamente la Dott.ssa Rita Ferendeles, psicologa psicoterapeuta responsabile terapeutica della struttura Dianova di Palombara Sabina, ha ripercorso l’evoluzione del modello di intervento di Dianova dagli albori fino ad oggi dal titolo “L’evoluzione del modello di intervento di Dianova: verso una nuova prospettiva di recovery”.

L’obiettivo dell’intervento della Dott.ssa Ferendeles era quello di tratteggiare la “mutazione genetica” di Dianova avvenuta in oltre 35 anni di attività, partendo dal modello pionieristico adottato negli anni ’80 dove la Comunità consisteva in una “comunità di vita” che aveva come fulcro centrale dell’intervento un modello di vita di gruppo e il processo di auto-aiuto; il riferimento era un modello medico/accuditivo che si caratterizzava sostanzialmente sulla cessazione immediata dell’uso di sostanze stupefacenti, sull’inserimento nella vita di gruppo e sulla sorveglianza medico-legale durante il periodo di disintossicazione. Un approccio decisamente riduttivo perché orientato unicamente alla remissione dei “sintomi”, alla cessazione della condotta tossicomane e al ripristino di condizioni sanitarie accettabili.

Successivamente Dianova ha adottato e implementato dei programmi maggiormente standardizzati che, dopo una prima fase di accoglienza finalizzata alla disintossicazione o stabilizzazione della persona e al consolidamento della motivazione funzionale (tra gli strumenti maggiormente utilizzati per lungo tempo vi è stato il MAC, Motivazione Al Cambiamento), dava accesso ad una fase centrale del percorso terapeutico dove l’obiettivo era aumentare il processo di responsabilizzazione e di autonomia attraverso anche una graduale sperimentazione esterna per “testare” la capacità della persona in trattamento di consolidare la distanza effettiva dalla sostanza in contesti non protetti. L’ultima parte del percorso, in questa fase storica del modello applicato da Dianova, era poi correlata alla fase di reinserimento socio lavorativo che potesse portare verso quella che veniva considerata un’autonomia completa.

Successivamente la Dott.ssa Ferendeles ha posto l’accento sul modello applicato negli ultimi anni in Dianova: interventi che hanno origine da una prospettiva improntata su un approccio olistico che dà particolare attenzione alla centralità della persona nella sua globalità di funzionamento, attribuendo importanza a tutte le aree della sua vita, al fine di implementare percorsi riabilitativi fortemente individualizzati che permettano alla persona di raggiungere il più alto livello di funzionamento e autonomia possibile.

Un cambio di paradigma dal quale emerge la necessità di bilanciare i trattamenti sanitari con altri aspetti fondamentali come l’autodeterminazione, le relazioni famigliari e sociali, l’autosufficienza economica, il lavoro, l’inclusione sociale.
È su questo terreno che è stato introdotto lo strumento ICF-Recovery (precedentemente noto come ICF-Dipendenze), adottato in Dianova dal 2018 per conciliare programmi riabilitativi che tengano conto dell’unicità della persona e del suo contesto, con approcci e protocolli basati su evidenze scientifiche che possono offrire anche l’opportunità di valutare e misurare i risultati nel corso del tempo.

In conclusione del suo intervento la Dott.ssa Ferendeles ha voluto evidenziare quanto il nuovo modello applicato in Dianova abbia un’importante valenza anche sul concetto dello stigma in quanto consente alle persone una più precoce inclusione sociale: i percorsi terapeutici tradizionali spesso rafforzano e alimentano nella persona con problemi di dipendenza la percezione di non essere “come tutti gli altri” anche in termini di ruolo nella società, nella quale spesso resta traccia di questo passato/presente che la etichetta come “tossico o ex tossico”.
Quindi adottare strumenti come l’ICF-Recovery che non hanno come riferimento esclusivamente la psicopatologia ma anche la “normalità” permette di superare un approccio di tipo stigmatizzante, consentendo anche agli operatori del settore di far cadere quei filtri che vedono prima l’aspetto patologico piuttosto che la persona nella sua globalità, considerandone i desideri, gli obiettivi e senza legarla alla sua condizione di fragilità legata alla tossicodipendenza.

Infine l’ultimo intervento del webinar è stato “Il nuovo modello di Comunità e il valore della sinergia con i servizi” esposto dalla Dott.ssa Eugenia Luraschi, psicologa psicoterapeuta responsabile terapeutica della struttura di Cozzo.

Durante il suo intervento la Dott.ssa Luraschi è entrata più approfonditamente nel merito dello strumento ICF-Recovery spiegando dettagliatamente il nuovo modello applicato da Dianova e sottolineando l’importanza della rete sinergica con i servizi pubblici e privati.
Per raggiungere Il massimo grado di funzionamento/autonomia possibile è necessario che venga adottato un pensiero flessibile che non preveda per tutti necessariamente una completa disintossicazione e che veda la comunità non come un unicum ma come una parte del percorso della persona con problemi di dipendenza che inizia, appunto, con il supporto del servizio pubblico e/o privato. L’applicazione dei nuovi modelli permette inoltre il passaggio da “paziente” a “persona” ma per far sì che questo venga davvero interiorizzato è necessario che l’alleanza terapeutica con i servizi preveda un progetto co-costruito fin dall’inizio con la persona per porla al centro della sua riabilitazione.

La sinergia con i servizi per cui risulta fondamentale per diversi aspetti:
una conoscenza più approfondita della storia della persona in trattamento effettuata fin dalla prima presa in carico del Servizio consente agli operatori della Comunità di intervenire subito su quegli aspetti sui quali il contesto comunitario è più efficace rispetto a quello ambulatoriale, un migliore utilizzo delle risorse economiche e un rafforzamento maggiore dell’alleanza terapeutica.
Infatti la conoscenza della persona all’interno del Servizio permette anche alle Comunità residenziali di accelerare i tempi di intervento e di costruire una rete territoriale più efficace e sinergica: il lavoro di rete consente di confrontarsi e condividere permettendo anche di creare un’alleanza più solida con la persona in trattamento.

La Dott.ssa Eugenia Luraschi ha voluto anche evidenziare l’importanza della rete territoriale e dell’individuazione di risorse specifiche: è auspicabile che la Comunità non venga vista come un luogo “per allontanare le persone dal proprio contesto sociale” nella speranza che la distanza dalla realtà esterna possa consentire alla persona di uscire dalla dimensione di dipendenza.
Le Comunità di Dianova proprio per questo non sono più da considerarsi come “un contenitore, un luogo chiuso” che si limita a ridimensionarsi a un luogo protetto dove la persona può considerarsi “al sicuro” ma deve essere un luogo di passaggio che aiuti la persona ad apportare un effettivo cambiamento calibrato sulle proprie potenzialità e capacità.
In conclusione, la Comunità Terapeutica vuole essere appunto “un’ambiente aperto” che permette alle persone di sperimentarsi anche all’esterno e di assimilare concreti strumenti che possano dare loro “la possibilità di riprendere una prospettiva di sviluppo, di esercitare ruoli utili e validi, di scegliere e di dirigere la propria vita” in definitiva di avere “una vita più funzionale e dignitosa possibile”.

Al termine delle esposizioni delle 3 relatrici di Dianova è stato lasciato spazio al confronto e al dibattito con i 42 partecipanti.

Questo webinar, che darà il via ad altri incontri tematici, ha voluto offrire un primo momento di confronto sul cambio di paradigma di Dianova e sui nuovi modelli applicati; strumenti che permetteranno di lavorare effettivamente sulla persona in un’ottica di reale empowerment.

Un ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato e Dianova che con passione e impegno da oltre 35 anni cerca continuamente di migliorarsi ed evolvere per aiutare centinaia di persone che vivono un problema di dipendenza e vogliono riscrivere la propria storia.

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