L’analisi e l’opinione di Dianova
Ogni anno la Relazione al Parlamento offre una fotografia aggiornata dell’evoluzione dei consumi, dei servizi e delle politiche dedicate alla prevenzione e alla cura. L’edizione 2026, che analizza i dati relativi all’anno 2025, non rappresenta soltanto un aggiornamento statistico ma segna un vero e proprio cambio di prospettiva.
Bisogna innanzitutto citare due fondamentali modifiche: il Dipartimento Politiche Antidroga, che ogni anno si occupa di elaborare questa Relazione, è diventato il “Dipartimento delle politiche contro la droga e altre dipendenze”, di conseguenza, anche la Relazione ha adattato il proprio nome: da Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze è diventata “Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia”.
Un segnale di cambiamento perché per la prima volta non si parla più esclusivamente di tossicodipendenze, ma di dipendenze, riconoscendo che il fenomeno non può più essere interpretato guardando soltanto all’uso di sostanze. Gioco d’azzardo, dipendenze digitali e altri comportamenti problematici entrano stabilmente nell’analisi istituzionale, insieme alle dipendenze da sostanze.
La Relazione evidenzia come il fenomeno stia diventando sempre più articolato: aumentano i modelli di policonsumo, la cocaina continua a rafforzare il proprio ruolo nel panorama nazionale, le sostanze psicoattive legali mantengono una diffusione molto elevata tra gli adolescenti e le dipendenze comportamentali assumono un peso crescente, tanto da trovare per la prima volta uno spazio strutturato all’interno del documento.
Tendenze e consumi: la crescente centralità della cocaina
La cocaina è presente in misura crescente nei principali indicatori relativi al mercato, ai consumi e alle conseguenze sanitarie.
Nel 2025 le Forze dell’Ordine hanno realizzato 10.161 operazioni di contrasto al traffico di cocaina, pari al 49% di tutte le operazioni antidroga. Sono state sequestrate circa 14 tonnellate, corrispondenti al 26% dei quantitativi complessivi di sostanze stupefacenti intercettati in Italia, contro il 19% dell’anno precedente.
Il 94% della cocaina sequestrata nelle aree di frontiera è stato individuato nei porti, in particolare a Gioia Tauro e Livorno.
Le analisi sui campioni sequestrati mostrano inoltre livelli di purezza molto elevati: la cocaina in polvere raggiunge valori medi compresi tra il 73% e il 75%, mentre per il crack la purezza media si attesta tra l’80% e l’85%, con la presenza di campioni che arrivano a concentrazioni prossime al 100%.
La centralità della cocaina emerge anche dalla domanda di cura. Cocaina e crack costituiscono la sostanza primaria per il 48% dei nuovi accessi ai SerD (16.035 persone), una quota che nel 2015 era al 31%. Nell’utenza complessiva dei servizi, il 28% è in trattamento per uso primario di cocaina o crack, mentre gli oppiacei continuano a rappresentare la sostanza primaria prevalente tra le persone già in carico.
Nel 2024, ultima annualità disponibile per le dimissioni ospedaliere, la cocaina è stata direttamente associata al 32% dei ricoveri droga-correlati. Nel 2025 le Forze dell’Ordine hanno attribuito alla cocaina il 33% dei decessi per intossicazione acuta, mentre le analisi tossicologiche forensi l’hanno rilevata nel 46% dei casi di intossicazione acuta letale esaminati.
Cannabis, oppiacei e nuove sostanze psicoattive
La cannabis rimane la sostanza illegale più diffusa tra i giovani, ma nel 2025 il suo consumo mostra una diminuzione. Poco meno di 450.000 studenti tra i 15 e i 19 anni (18%), riferiscono di averla utilizzata nell’ultimo anno, contro il 21% rilevato nel 2024. Circa 56.000 studenti (2,3%) dichiarano un uso frequente di almeno venti occasioni nell’ultimo mese.
Sul mercato illecito, nel corso dell’anno sono state sequestrate quasi 40 tonnellate di marijuana e hashish, corrispondenti al 72% di tutte le sostanze intercettate. I sequestri di hashish sono aumentati dell’11%, quelli di marijuana sono diminuiti del 29%, mentre le piante sequestrate sono state 206.589, il 38% in più rispetto al 2024.
Il mercato appare anche più diversificato: accanto a marijuana e hashish con concentrazioni di THC medio-alte, si diffondono estratti, oli, cere e liquidi per sigarette elettroniche che possono superare l’80-90% di principio attivo.
Per l’eroina e gli altri oppiacei prosegue invece la riduzione delle operazioni di contrasto e delle denunce. Nel 2025 sono stati sequestrati circa 390 chilogrammi (meno dell’1% dei quantitativi complessivamente intercettati). Gli oppiacei rimangono tuttavia la sostanza primaria per il 57% delle persone già in carico ai SerD, mostrando il peso ancora rilevante dei trattamenti di lunga durata.
Continua inoltre il monitoraggio delle Nuove Sostanze Psicoattive. Il Sistema Nazionale di Allerta Rapida NEWS-D ha identificato 92 nuove sostanze circolanti in Italia, appartenenti soprattutto alle categorie dei cannabinoidi sintetici e semisintetici, dei catinoni sintetici, delle arilcicloesilamine, delle fenetilamine e degli oppioidi sintetici.
Le sostanze psicoattive legali: nicotina, alcol e psicofarmaci
La Relazione dedica ampio spazio anche alle sostanze legali, che continuano a coinvolgere una quota molto elevata della popolazione studentesca.
Complessivamente, il 58% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha utilizzato nel 2025 almeno un prodotto contenente nicotina. Le sigarette elettroniche risultano il prodotto più diffuso: un milione di studenti, pari al 41%, dichiara di averle utilizzate nell’ultimo anno. Seguono le sigarette tradizionali, utilizzate dal 20%, e i prodotti senza combustione, che interessano il 16%. Le nicotine pouches sono state utilizzate nell’anno da oltre 150.000 studenti (6,1%).
Anche il consumo di alcol rimane ampiamente diffuso: 2 milioni di studenti (81%), dichiarano di aver bevuto almeno una volta nella vita e oltre 1,8 milioni (75%), nell’ultimo anno. Sono circa 130.000 (5,3%), coloro che hanno consumato alcol almeno venti volte negli ultimi trenta giorni.
Gli episodi di ubriachezza hanno riguardato 980.000 studenti, il 40%, almeno una volta nella vita e 750.000, il 30%, nell’ultimo anno. Quasi 42.000 studenti riferiscono almeno dieci episodi negli ultimi trenta giorni. Il 62% colloca la prima ubriacatura tra i 15 e i 17 anni, mentre circa un terzo prima dei 15 anni.
L’uso di psicofarmaci senza prescrizione medica interessa l’11% degli studenti, con una prevalenza più elevata tra le ragazze: 14%, contro l’8,6% dei ragazzi.
La ricerca ESPAD Italia: i consumi tra gli studenti di 15-19 anni
Una parte rilevante dei dati sui giovani che abbiamo già presentato deriva dallo studio ESPAD Italia, realizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Fisiologia Clinica.
Nel 2025 oltre 950.000 studenti tra i 15 e i 19 anni (39%), dichiarano di aver provato almeno una sostanza illegale nel corso della vita. Sono invece 640.000 (26%), coloro che ne riferiscono l’uso nell’ultimo anno, con una prevalenza maggiore tra i ragazzi, pari al 30%, rispetto al 22% delle ragazze. Dopo la flessione osservata tra il 2022 e il 2024, il dato torna quindi a crescere, soprattutto per le sostanze diverse dalla cannabis.
Tra gli studenti, circa 46.000 (1,9%), riferiscono di aver utilizzato cocaina nel corso dell’anno. Circa 23.000, dichiarano un consumo abituale di almeno dieci volte al mese, dato in aumento rispetto al 2024.
L’uso di stimolanti nell’ultimo anno riguarda circa 67.000 studenti (2,7%), mentre quasi 29.000 (1,2%), dichiarano un consumo frequente.
Le Nuove Sostanze Psicoattive sono state utilizzate almeno una volta nella vita da oltre 250.000 studenti e nell’ultimo anno da circa 140.000. Le più diffuse risultano i cannabinoidi sintetici, utilizzati dal 3,6%, gli oppioidi sintetici, dall’1,6%, e la ketamina, dall’1,2%.
La ricerca evidenzia anche la relazione tra policonsumo e altri comportamenti a rischio. Tra coloro che utilizzano più sostanze risultano più frequenti gli episodi di consumo eccessivo di alcol, l’uso di psicofarmaci senza prescrizione, i problemi con le Forze dell’Ordine e i comportamenti violenti o vandalici.
Allo stesso tempo, il documento sottolinea il valore dei fattori protettivi familiari e relazionali: dialogo, fiducia, sostegno e presenza educativa dei genitori risultano associati a livelli inferiori di consumo, in particolare rispetto al policonsumo.
Nuove dipendenze e comportamenti a rischio
La ricerca ESPAD Italia prende in considerazione anche alcuni comportamenti problematici legati all’utilizzo del digitale, al gaming e al gioco d’azzardo.
Nel 2025 circa 380.000 studenti (15%), presentano un profilo di utilizzo dei videogiochi considerato a rischio, in diminuzione rispetto al 17% del 2024. Il fenomeno riguarda soprattutto i ragazzi: 23%, contro il 7% delle ragazze.
Il gioco d’azzardo raggiunge i valori più elevati registrati dalla ricerca: 1,6 milioni di studenti, il 64%, hanno giocato almeno una volta nella vita e quasi 1,5 milioni, il 60%, nell’ultimo anno. Le modalità più diffuse sono Gratta e Vinci, scommesse calcistiche, poker, roulette e dadi, oltre agli apparecchi AWP e VLT.
Generazione Z 2.0: il focus sulle dipendenze comportamentali
La Relazione presenta inoltre i risultati del progetto Generazione Z 2.0, realizzato dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze.
Lo studio ha coinvolto complessivamente oltre 18.000 studenti tra gli 11 e i 17 anni. Le analisi sulla social media addiction, sull’internet gaming disorder e sul gioco d’azzardo problematico si concentrano in particolare sulla fascia 11-13 anni.
Tra gli 11-13enni, circa 15.000 studenti (1%), presentano comportamenti riconducibili alla social media addiction, contro il 2,2% rilevato nel 2022. Il fenomeno continua a coinvolgere maggiormente le ragazze: 1,5%, rispetto allo 0,4% dei ragazzi.
Il rischio di internet gaming disorder interessa circa 111.000 studenti, il 7%, in diminuzione rispetto all’11% del 2022.
L’11% degli studenti dichiara di aver giocato d’azzardo negli ultimi dodici mesi. Tra questi, il 63% ha giocato esclusivamente in presenza, il 17% esclusivamente online e il 20% in entrambe le modalità. Il 2,3% presenta un profilo di gioco problematico e un ulteriore 3,1% un profilo a rischio: complessivamente, sono oltre 87.000 gli studenti di 11-13 anni coinvolti in comportamenti di gioco a rischio o problematici.
La rete dei servizi in Italia
La Relazione descrive il sistema italiano delle dipendenze come una rete integrata articolata su quattro livelli, dall’accesso a bassa soglia fino ai percorsi ambulatoriali, residenziali e specialistici.
Vi operano servizi pubblici, Terzo Settore, enti locali e associazioni di volontariato.
I servizi di primo livello: nel 2025 sono 200 servizi a bassa soglia: 125 unità mobili, 49 drop-in e 26 servizi di prima accoglienza. Il Terzo Settore ne gestisce una quota rilevante, pari al 55% delle unità mobili, al 67% dei drop-in e all’81% dei servizi di prima accoglienza.
Nel corso dell’anno questi servizi hanno raggiunto circa 110.000 persone, oltre la metà delle quali non era mai stata intercettata in precedenza. La distribuzione sul territorio resta però disomogenea, con una presenza più limitata nel Mezzogiorno e nelle Isole.
Il secondo livello comprende i Servizi pubblici per le Dipendenze, i Servizi Multidisciplinari Integrati privati e, in alcuni territori, i servizi presenti negli istituti penitenziari.
Nel 2025 la rete conta 587 SerD, articolati in 636 sedi operative, di cui 606 specificamente dedicate alle dipendenze da sostanze. Considerando anche le équipe specialistiche per alcol, gioco d’azzardo e assistenza in carcere, il sistema raggiunge complessivamente 1.102 strutture ed équipe attive.
I SerD hanno seguito 131.328 persone per problematiche legate alle sostanze illegali e psicotrope, il 3,5% in più rispetto al 2024. Il 12% era costituito da nuovi utenti: nell’utenza complessiva, gli oppiacei rappresentavano la sostanza primaria nel 57% dei casi, la cocaina o il crack nel 28% e la cannabis nel 13%.Nel corso dell’anno sono state erogate18.600.867 prestazioni: il 79% farmacologiche, il 10% sanitarie, il 6% psicosociali e il restante 5% relativo, tra l’altro, alla definizione dei programmi terapeutici, alle relazioni sui casi e alle certificazioni.
Il terzo livello comprende le strutture residenziali e semiresidenziali: nel 2025 risultano attive 913 strutture terapeutiche, con una disponibilità complessiva di 13.929 posti. Più del 60% dell’offerta era concentrato nelle regioni settentrionali.
La rete comprende 466 comunità residenziali pedagogiche o terapeutico-riabilitative, 298 strutture residenziali specialistiche, 135 servizi diurni o semiresidenziali e 14 strutture ospedaliere per la disintossicazione.
Il Terzo Settore gestisce 853 strutture, pari al 93% dell’intera offerta residenziale e semiresidenziale. Oltre il 75% delle strutture residenziali garantisce interventi di case management, counselling, trattamenti psicosociali, screening psichiatrico e trattamenti farmacologici sostitutivi.
Nel corso del 2025, i servizi del Terzo Settore che hanno risposto al flusso del Ministero dell’Interno hanno trattato 23.970 persone, per l’84% uomini.
Il quarto livello comprende 320 strutture specialistiche, già incluse nel totale delle 913 strutture. Di queste, 14 sono dedicate ai minori, 31 accolgono genitori con dipendenza insieme ai figli, 135 sono rivolte a persone con comorbilità psichiatrica e 140 offrono altri interventi specialistici, tra cui alta intensità assistenziale, supporto abitativo e percorsi riabilitativi di lungo periodo.
Anche in questo ambito, il 93% delle strutture è gestito dal Terzo Settore.
L’assistenza negli istituti penitenziari
La Relazione dedica un focus specifico alle dipendenze in carcere, segnalando però che i dati disponibili non sono ancora pienamente integrati tra Ministero della Salute e Ministero della Giustizia.
Nel 2025 sono attivi 36 SerD nelle carceri, presenti in dieci regioni, affiancati da 152 équipe multiprofessionali. Nel corso dell’anno 32.823 persone detenute, circa il 32% della popolazione carceraria transitata negli istituti, hanno ricevuto almeno una prestazione per problematiche legate all’uso di sostanze. Il 97% dell’utenza era costituito da uomini, il 45% da nuovi utenti e il 34% da persone di nazionalità straniera.
I trattamenti censiti sono stati 41.770: nel 68% dei casi si è trattato di interventi integrati, farmacologici e psicosociali; seguono i trattamenti esclusivamente psicosociali (18%), farmacologici (9%) e educativi (2%).
Il 3% ha riguardato l’inserimento in comunità terapeutiche nell’ambito di misure alternative.
Al 31 dicembre 2025, 4.337 persone erano affidate in prova per specifiche problematiche alcol e droga-correlate, l’8,9% del totale degli affidamenti gestiti dagli UEPE e il 2,8% in più rispetto al 2024. Nell’intero anno, considerando sia i nuovi ingressi sia i percorsi già attivi, le persone seguite dagli UEPE per misure alternative sono state 6.861.
Assistenza ospedaliera
Nel 2025 i Pronto Soccorso italiani hanno registrato 9.641 accessi direttamente droga-correlati, con un incremento del 15% rispetto al 2024.
Nel 2024, ultima annualità disponibile per i ricoveri, le ospedalizzazioni con diagnosi principale direttamente attribuibile alle sostanze sono state 7.043, in diminuzione del 4,6%. La cocaina rappresenta il 32% dei ricoveri direttamente droga-correlati, gli oppiacei il 13% e i cannabinoidi il 6,9%.
Un sistema chiamato a rispondere a bisogni sempre più complessi
La Relazione al Parlamento 2026 restituisce l’immagine di un sistema che sta attraversando una profonda trasformazione. Cambiano le sostanze, aumentano il policonsumo e le dipendenze comportamentali, si modificano i profili delle persone che chiedono aiuto e cresce la complessità dei bisogni sanitari, psicologici e sociali. A questo scenario si aggiungono nuove sfide, come il rischio legato alla diffusione degli oppioidi sintetici come il Fentanyl, l’evoluzione delle dipendenze digitali e la necessità di intercettare precocemente situazioni di fragilità anche nella popolazione adulta.
Di fronte a questo cambiamento, la VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze ha rilanciato alcuni temi strategici: rafforzare la governance del sistema, consolidare l’integrazione tra servizi pubblici e Terzo Settore, investire nella formazione degli operatori, sviluppare modelli di presa in carico più flessibili e garantire una maggiore omogeneità dell’offerta tra le diverse regioni italiane. Il rischio, oggi, è che la qualità e le opportunità di accesso ai servizi continuino a dipendere dal territorio di residenza più che dai bisogni delle persone.
In questo contesto assumono particolare rilievo gli oltre 160 milioni di euro stanziati nel 2025 per il sistema delle dipendenze, destinati al rafforzamento dei servizi, al Fondo per le Dipendenze Patologiche, alle dipendenze comportamentali, alla libertà di cura interregionale e ai progetti di prevenzione, recupero e reinserimento sociale e lavorativo. Si tratta di un investimento significativo che rappresenta un’importante opportunità di sviluppo. Affinché queste risorse producano un impatto reale, tuttavia, è fondamentale che siano accompagnate da una programmazione condivisa, orientata ai bisogni emergenti, capace di ridurre le disuguaglianze territoriali, sostenere i servizi che dimostrano efficacia e promuovere l’innovazione, evitando una distribuzione uniforme delle risorse non correlata alle reali necessità dei territori.
I dati della Relazione confermano inoltre il ruolo decisivo del Terzo Settore, che gestisce la maggioranza dei servizi di prossimità e il 93% delle strutture residenziali e semiresidenziali. Pubblico e privato sociale rappresentano quindi componenti complementari di un’unica rete che dovrà essere sempre più integrata, capace di investire nella prevenzione lungo tutto l’arco della vita, di leggere tempestivamente i nuovi fenomeni e di costruire risposte innovative, flessibili e basate sulle evidenze. Perché la sfida dei prossimi anni non sarà soltanto curare le dipendenze, ma anticiparne l’evoluzione e accompagnare il cambiamento della società con politiche, servizi e investimenti realmente orientati alle persone.
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