laboratorio cinema montefiore riprese esternoAlcuni scritti degli utenti della Comunità Terapeutica di Montefiore dell'Aso impegnati nel laboratorio cinematografico.

"Volevo parlare del mio viaggio ma non riuscivo a scrivere perché tutti intorno a me avevano la bocca chiusa e non riuscivo a descrivere quello che pensavo. Alla fine mi sono bloccato".

Andrea

"Ho seguito ogni passo dei tuoi insegnamenti, univo ogni giorno al giorno precedente. Quando volevi ero sempre presente, anche ai rimproveri, perché non capivo. Le tue assenze per me erano esercitazioni per nuove lezioni. Gli elogi non mancavano ma mancava l’amore nel pronunciarli. Ora che le lezioni sono finite, capisco cosa mi hai insegnato. Mi hai insegnato che un giorno avresti avuto bisogno del mio aiuto".

Stefano

"Sono deluso però che bella la spiaggia color bianco. Tocco la sabbia e già sento il calore del sole su di lei, il mare; non pensavo fosse così. In lontananza un gruppo di ragazzini giocano a palla, sento le loro grida. Mi sento stanco, eppure… Le nostre mani sono unite in una sorta di complicità distruttiva, siamo due stampelle appoggiate l’una all’altra. Il nostro non è amore ma bisogno, dipendenza che ci dice che le nostre vite sono e saranno sempre legate".

Walter

"Il volo, la massima espressione di libertà, di leggerezza, con la sensazione di dominare tutto il di sotto".

Cristian

"Quest’immagine mi fa pensare un po’ a me, seduto a scrivere una lettera a una persona cara, che forse neanche la leggerà. Mi fa pensare a quanto impegno ci ho messo per scriverla, perché in fondo ho qualche problema nel confessare certe emozioni, ma allo stesso tempo penso al fatto che non verrà recepita come io voglio che sia. E allora mi viene da pensare sul perché la sto scrivendo, a cosa serve, qual è il suo scopo".

Valerio

"La salita è dura per me, a volte pare impossibile. Cadere non è stato solo uno sbaglio, è stato un disastro. A volte mi piace pensare: adesso mi rialzo e vado, spacco tutto. Un bisogno di riscatto sento che mi spinge. Penso subito che non sarà facile ma si può fare. Quell’entusiasmo che mi riporta alla mia infanzia, la voglia di fare, di imparare; sì, si può: vado. Il buio. Ecco che appare chiaro il disastro, non basta l’entusiasmo che mi spinge, ma ci vuole la mano di qualcuno perché questa salita da solo per me è impossibile; sono come un invalido sulla sedia a rotelle che da solo vuole scalare le gradinate del campidoglio: impossibile. Questa è la semplicità del mio disastro".

Luigi 

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