fiocco-e-mondoDianova ribadisce il proprio impegno nella prevenzione Aids per mantenere alta l’attenzione.



Oggi, lunedì 1 dicembre, si celebra la Giornata Mondiale di lotta contro l’Aids: un’occasione importante per diffondere informazioni e accrescere la coscienza dell’epidemia mondiale di Aids dovuta alla diffusione del virus HIV. Secondo una ricerca condotta da GfK Eurisko, otto italiani su dieci non si sentono a rischio di contarre il virus, il 90% ritiene che avere rapporti sessuali protetti sia il metodo più efficace per non contrarre l’infezione, mentre una quota residua, circa il 17%, ritiene invece che il modo migliore per prevenire l’infezione sia non avere contatti con le persone sieropositive. Risultati che dimostrano quanto oggi la percezione del malato di HIV sia ancora legata a stereotipi e false credenze dovute probabilmente ad una carenza di informazioni che rischia di penalizzare soprattutto i più giovani. Dianova ribadisce il suo impegno nella prevenzione Aids anche con la propria adesione alla Consulta delle Associazioni per la lotta contro l’Aids del Ministero della Salute per continuare a mantenere alta l’attenzione su questa malattia, sensibilizzare l’opinione pubblica contro la discriminazione nei confronti delle persone colpite e fare il punto sui risultati raggiunti dalla medicina per la cura e l’informazione.

La testimonianza di una persona sieropositiva che da anni lavora in Dianova La mia storia inizia negli anni ‘70: oggi sono un uomo di 50 anni. Convivo con il virus dell’Aids dal 1982. Sono passati 27 anni e, nonostante oggi stia “bene”, la convivenza con la malattia è stata tormentosa; paradossalmente oggi posso dire che fisicamente sto meglio di ieri. Strano, no? Purtroppo ci sono malattie che continuano a lasciare poche speranze di vita alle persone, fortunatamente con la ricerca alcune malattie che un tempo erano mortali oggi sono diventate malattie “croniche” con le quali le persone hanno a che fare per molti anni… Contraggo l’Aids, come molti in quegli anni, perché tossicodipendente. Faccio la mia prima esperienza con la droga a 14 anni: da lì in avanti sarà per molti anni la mia ragione di vita. I primi segnali della malattia arrivano già nel 1982. Stavo svolgendo il servizio militare, quando una mattina mi sveglio con un linfonodo sul collo. Il medico mi dice di non preoccuparmi, “sarà sicuramente dovuto ad una infezione”, e io stesso penso -non essendoci neanche una linea di febbre- che passerà sicuramente da sola, così come è venuta. Da quel momento è in poi è stato un calvario, sono stato ad un passo dalle morte, sino a quando nel 1997, con le terapie antiretrovirali ho iniziato a stare meglio. Negli anni difficili della mia malattia non mi sono mai sentito solo. La paura di morire mi ha accompagnato spesso, ma in quel periodo ho scoperto qualcosa di più profondo e più forte della malattia: l’amore, il sostegno e la solidarietà delle persone che mi circondavano mi ha fatto sentire una persona come le altre e quindi non discriminata. Vedere molte persone intorno a me stare bene e convivere con la malattia sino ad accettarla, anche questo è stata la mia forza. Oggi, dopo aver vinto la sfida della paura di questa malattia, che ritengo di aver affrontato e superato con caparbietà e decisione, e dopo aver trascorso alcuni anni facendo lavori occasionali, da sette anni lavoro di nuovo in Dianova, che mi ha offerto la possibilità di svolgere realmente quello che nella vita credo di saper fare meglio. Mi ritrovo oggi ad affrontare delle giornate intense senza un attimo di tregua ma che mi riempiono l’esistenza e mi gratificano. Ho ritrovato vecchi amici e incontrato persone mai conosciute prima; ognuna di loro apporta all’interno della comunità la propria professionalità e il proprio lato umano. Nella comunità in cui lavoro sono ospiti circa 40 persone: l’Aids fortunatamente non è più quel flagello che ho conosciuto ma è ancora presente e non dobbiamo mai abbassare la guardia. In Dianova cerchiamo di informare e sostenere le persone, di accettare la propria condizione, gli insegniamo a conviverci, a rispettare l’altro e a seguire le cure. Ma soprattutto ad amare se stessi.

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