L’Unione Sarda - febbraio 2006
Ortacesus. Sergio Pusceddu, 37 anni, ospite della comunità di recupero Dianova

“COCAINA ED ECSTASY, LA MIA ROVINA”
La storia di un uomo che sta lottando per uscire dalla droga

“La droga si trova in 5 minuti. Non c’è la volontà politica di bloccare il traffico. Io voglio riavere la mia libertà”.
Dall’inviato Paolo Carta
Ortacesus. In Trexenta per disintossicarsi ma della droga sa tutto: traffici, costi, i misteri di un

flagello che non risparmia la provincia.
La prima volta? “Non mi ha fatto niente”. Forse in quella striscia di cocaina ce n’era pochissima. “Un altro giorno un amico me ne ha offerto di quella buona: ho provato una sensazione di grande benessere. Bellissima. Tutte le percezioni al massimo.”
Quando Sergio Pusceddu, 37 anni, cagliaritano di Castello, oggi ospite nel centro di recupero di Ortacesus, è diventato un tossicodipendente di cocaina e ecstasy, ha capito che il prezzo da pagare era troppo alto. Una fregatura. La peggiore. “La droga ti toglie la libertà, e non solo perché per acquistarla servono tanti soldi e non bastano neppure se lavori e quindi si è costretti a rubare e si finisce in galera. Ti toglie la libertà perché per la droga tradisci tutto e tutti, ti circondi di amicizie interessate, vivi solo per la cocaina e l’ecstasy e non ti importa di niente. Neanche della tua vita. Per questo adesso voglio uscirne. Senza fretta. La mia vita è come un libro che voglio ricominciare a scrivere daccapo”.
Perché ha cominciato?
“Potrei dire che mia madre quando sono nato era minorenne e sono stato in affidamento a due persone che non mi capivano. Per il loro figlio c’era la stanza da solo, i giochi e i vestiti migliori. Per me un divano letto nel salotto e gli scarti. Ma alla fine è stata solo una mia scelta. Non finirò mai di pentirmene.”
Quando spendeva al giorno?
“Cento euro. Forse anche di più”.
Come si trova la droga?
“In cinque minuti, dappertutto, anche al Polo Nord. Noi tossici, perché io mi sento ancora un tossico, abbiamo un sesto senso per capire chi è come te e chi può procurartene. E la gente non deve farsi ingannare dalle apparenze. Il drogato è quello sballato che barcolla per strada e chiede una monetina, ma anche l’avvocato in cravatta”.
Dove si trova la droga?
“Locali, discoteche, strada. Dappertutto.”
Come arriva in Sardegna?
“La questione non è come arriva in Sardegna. Ho vissuto a Londra, in Francia e in Messico e il discorso è sempre lo stesso. Potrei dire chi in provincia il traffico passa da marocchini o senegalesi, manovalanza della criminalità. Oppure che emigrati sardi hanno all’estero un’attività regolare ma approfittano dei loro viaggi per portare in Sardegna la droga. O anche che certi imprenditori la trasportano nei camion o nei container. Tutto vero, ma è un discorso banale”.
Perché?
“Perché in realtà non esiste la volontà politica da parte dello Stato di troncare il traffico di stupefacenti. Ormai fa parte dell’economia. I grossi fili li tirano chissà dove e chissà in quali palazzi, ne sono sicuro”.
E’ stato in carcere?
“Si, in Sardegna e anche in Messico”.
In tv le inchieste verità hanno provato che gira droga anche dietro le sbarre.
“Io non ne ho mai visto né a Buoncammino né nelle colonie penali sarde”.
In Messico?
“Sono finito in una camera di sicurezza per una infrazione al codice della strada, non ho conosciuto il vero carcere”.
A Londra?
“Ero scappato da Cagliari sperando di chiudere con la droga. Ma in realtà non si può scappare da se stessi. In una metropoli o in Sardegna gli ambienti sono sempre gli stessi. Cambia l’offerta: da noi solo eroina, cocaina, fumo ed ecstasy, a Londra di tutto dal crac sino agli anestetici per gli elefanti”.
In Sudamerica?
“ Ero andato con mio fratello sempre per cambiare vita, non ci sono riuscito. In Sudamerica la droga ha anche una valenza politica: si coltiva coca per fare soldi, la vendono a tre dollari al chilo per combattere gli statunitensi che spadroneggiano. E lo dico io che sono di destra”.
La vita nella comunità di recupero?
“Questa a Ortacesus con l’associazione Dianova è la mia quarta esperienza. Più positiva perché non c’è nessuna regola dura, nessuna punizione severa, è tutto improntato sul dialogo”.
Cosa farà dopo?
“Spero un lavoro, sogno una famiglia. Sono determinato a uscirne, voglio stare bene con me stesso e cercare di recuperare i rapporti affettivi con i miei cari che si sono rovinati per colpa della cocaina. Non voglio tornare da certa gente che mi ha rovinato, anche se le colpe sono soprattutto mie perché avevo una donna, un lavoro, eppure per me la vita era solo la cocaina”.
L’indulto è stato positivo?
“Una buona cosa per chi riesce a non ricadere, a reinserirsi, a trovare un lavoro”.
A favore o contro la liberalizzazione?
“La droga è già liberalizzata, la può trovare chiunque e dovunque. E chi c’è dietro sono sempre i soliti che gestiscono soldi e potere”.
Quando uscirà?
“Non mi sono prefissato il tempo. Uno, due anni, non lo so. Quando ne sarò uscito definitivamente. Ora ho capito che la droga più bella è la libertà e che l’indipendenza è un valore superiore alla dipendenza. Devo metterlo in pratica. Non voglio più ricascarci. Voglio vivere”.

 

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